stanotte ho sognato

ottobre 11th, 2009 § 1 commento

stanotte ho sognato che ero invitato a pranzo dall’anto con altra gente. poi quando arrivavo dall’anto non c’era nessuno tranne io l’anto e una ragazza bionda che non conoscevo. e la casa dell’anto non era come la vera casa dell’anto bensì era una struttura molto grande, sul mare, adibita a ristorante, con annesso un enorme magazzino semiabbandonato pieno di varie cose, libri attrezzi, materiale per carpenteria, ed era domenica. e l’anto diceva che lei doveva andare, che aveva un impegno, però aveva preparato tutto per il pranzo e ci lasciava lì nella sua casa, io e questa ragazza bionda, a pranzare soli io e lei. e l’anto disponeva alcuni piatti su un tavolino piccolo, da due, e io e la ragazza bionda eravamo molto imbarazzati e facevamo varie prove per dove mettere il tavolino, io volevo metterlo accanto alle vetrate, c’erano ampie vetrate vista mare che era molto bello, poi però la ragazza bionda non era convinta, si sentiva troppo esposta, e allora spostava il tavolino più al centro nella stanza, poi però io non ero convinto, non mi sono mai piaciuti i tavolini isolati al centro delle stanze, e così spostavo il tavolino più indietro, verso un angolo della stanza, in ombra, poi però né io né la ragazza bionda eravamo convinti, nel frattempo le cose preparate dall’anto si raffreddavano e l’anto si preparava per uscire, raccoglieva oggetti e li ficcava in una borsa dicendo fate voi ragazzi, io esco che devo andare, fate come se foste a casa vostra. era mezzogiorno ma il sole tramontava là in fondo sul mare. e io e la ragazza bionda restavamo soli ed eravamo molto imbarazzati, la casa dell’anto era vuota e molto grande e piena di silenzio. poi cominciava ad arrivare della gente che voleva mangiare nel ristorante perché era domenica e la casa dell’anto era adibita a ristorante sul mare, molto in alto sul mare. la ragazza bionda allora era sollevata e si alzava dicendo che arrivava gente e che doveva lavorare. e c’erano una decina di tavoli nel salotto dell’anto che era lungo e largo e affacciato sul mare, molto in alto sul mare. cioè il mare era molto in basso e il sole tramontava anche se era mezzogiorno. e i tavoli si riempivano di gente che voleva mangiare, la ragazza bionda era sparita da qualche parte a cambiarsi, a mettersi la divisa da lavoro, e io camminavo in mezzo ai tavoli e la gente si spazientiva, diceva che voleva ordinare, siamo pronti dicevano, mi chiedevano di ordinare e io dicevo mi dispiace gente, io non lavoro qui, ed ero molto contento di non lavorare lì e di non avere nessun obbligo verso quella gente. poi ero fuori, ero in ritardo per andare da qualche parte e partivo sul mio scooter dalla casa dell’anto per andare chissà dove, ripensando alla ragazza bionda. e lungo la costa a partire dalla casa dell’anto avevano costruito un nuovo quartiere di villeggiatura fatto di case molto alte, rettangolari, numerate con grossi numeri bianchi su fondo blu. il vento spingeva la sabbia contro le facciate di queste case e i residenti stavano in piedi o seduti nelle verande, a bere cocktail o a leggere giornali illustrati schermandosi gli occhi con le mani per non farsi andare la sabbia negli occhi. e ogni tot case c’era una costruzione più alta e con del vetro che erano uffici, e gente con cravatte e valigette entrava e usciva da questi uffici che davano direttamente sulla spiaggia e gli entrava la sabbia nei mocassini e nelle calze e loro imprecavano, avrebbero dovuto costruire dei camminamenti, delle passerelle. e io filavo sul mio scooter sulla battigia, dove c’era la sabbia più dura, e non vedevo l’ora che finisse quel posto, quelle case, e guardavo se per caso c’era un passaggio tra le case, una strada, un’apertura per andar via dalla spiaggia, ma non c’erano passaggi né aperture e le case sembravano infinite e io pensavo ok, allora adesso torno indietro prima di andare troppo avanti, magari vado avanti un altro po’ che ci deve pur essere una strada, un’apertura per andar via dalla spiaggia. ma non c’erano passaggi né aperture e le case sembravano infinite, il mare era molto calmo e io pensavo ok, allora adesso torno indietro prima di andare troppo avanti. magari vado avanti un altro po’, non riuscivo a rassegnarmi a questo fatto che le case sembravano infinite e non c’erano passaggi né aperture. e il mare era molto calmo e il sole non tramontava mai.

§ Una Risposta a stanotte ho sognato

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