2 anitre + 1
ottobre 16th, 2009 § Lascia un commento
Di fronte alle piscine c’è un fiume, quasi sempre in secca, dove vivono d’estate dei grossi ratti, intere grandi famiglie di ratti e in primavera, quando c’è qualche rivolo d’acqua arrivano le anatre, non si sa bene da dove, sembrano turisti stranieri in vacanza. Queste anatre hanno l’aspetto di anatre di legno. Stanno nel fiume, galleggiano sulle poche acqua torbide del Bisagno e sono lontanissime, in basso.
Quando Davide passa vicino al fiume vede quest’uomo con la barbetta con la testa piegata verso il basso. Il letto del fiume è cinque o sei metri al di sotto del livello della strada.
C’è questo uomo immobile, le mani raccolte dietro alla schiena e guarda sotto, ha un sorriso sulle labbra. Davide cammina, va verso la Lidl.
La Lidl sono i tedeschi, si trovano cose da supermercato che costano meno che negli altri supermercati. Costano molto meno che negli altri supermercati, ma non rendono felice Davide. Quando Davide è nella Lidl vede un sacco di cose che non vorrebbe comprare, ma dopo un po’ le compra perché ci sono solo quelle. Non che non ci sia scelta alla Lidl, ma non c’è quello che vorrebbe Davide.
La gente che compra alla Lidl non piace a Davide. E’ gente brutta, che urla, oppure gente solitaria con la faccia malata, coppie di grassi che muovono carrelli enormi pieni di merda e che gridano ai figli di stare fermi di non fare qualcosa, sembra quasi che provino piacere a farsi sentire e vedere alla Lidl. Litigano, si urlano di tutto, i corridoi della Lidl sono pieni di queste persone orrende.
Davide odia le persone grasse, visceralmente. Pensa che le persone grasse siano persone pigre, persone che potrebbero non essere grasse e invece per la loro ignoranza o per l’ignoranza dei loro genitori, sono grassi che urlano ai figli grassi di non fare qualcosa. Una volta era finito in un vagone di treno con un mamma grassa con un figlio e questa madre grassa urlava al figlio di non dare fastidio e il figlio invece saltava addosso alle persone, urlava, rompeva, e la madre continuava a dargli delle sberle sulla testa e poi dopo un secondo lo baciava o gli sorrideva e questo bambino si prendeva i ceffoni ridendo e faceva quello che cazzo voleva. Mangiava patatine. Le patatine sono un altro dei grandi simboli negativi di Davide.
Un bambino grasso che mangia patatine è il massimo del disprezzo per Davide.
Il tipo che guarda le anatre sorridendo è magro invece, ha un vestito indecifrabile.
Fare la spesa potrebbe essere un momento di grande gioia e soddisfazione, in pratica si consuma e si spendono soldi, è il secondo grande momento. Il primo grande momento è quello in cui si guadagna e si lavora, il secondo è quello in cui si spende quello che si è guadagnato. Si possono comprare molte cose in un supermercato.
Ma comprare le cose in un supermercato da poveracci è una doppia tristezza, perché consumi ma non sei un vero consumatore, non godi. Sei un poveraccio e sei costretto a consumare della roba da grassi che mangiano le patatine. È come scopare e non venire mai, scopare male, scopare con una che non ne hai voglia, scopare e pensare mentre stai scopando che non vedi l’ora che sia finita e questo pensiero ti fa anche allungare la cosa perché non la fai venire e la cosa si trascina malissimo e alla fine smettete per la foga, eh allora, amore oggi cosa succede?
“Cosa succede” dice tra sé e sé Davide infilando l’euro nel sganciacarrelli della Lidl. Lo sganciacarrelli è un modo per farti capire che il grande supermercato non si fida di te. Già prima di entrare nel supermercato cerca di farti capire che di te non si fida. Che pensa che vorresti fottergli il carrello. Ti chiede un euro come pegno, che per un carrello non sarebbe manco un cattivo prezzo, se uno potesse farsene qualcosa di un carrello della spesa. Ogni tanto vorrebbe chiederlo alla Lidl, ma cosa pensate che possa farmene di un carrello della spesa se me lo portassi a casa? Pensate che potrebbe servirmi a qualcosa un enorme carrello della spesa con scritto Lidl? Non mi entra nemmeno nell’ascensore.
Il carrello che prende Davide ha una ruota che si è incastrata, a volte succede. Sterza a sinistra, ci vuole una grande fatica per fargli tenere il centro.
Davide entra nella Lidl e subito vorrebbe uscire. Si sente male, fisicamente, dà dei colpi al carrello perché non tiri troppo a sinistra e va in giro e vede dolci, grossi pezzi di formaggio, carne brunastra, roba precongelata e tutto quello che vede gli sembra privo di amore. E’ già dentro da un po’ e non ha comprato niente, sa che nel momento che metterà una cosa nel carrello poi ne seguiranno altre e altre ancora, mentre finché il carrello è vuoto ha ancora la possibilità di salvarsi. In questo caso salvarsi significa uscire dal supermercato senza aver comprato niente.
[qui manca la scena]
Quando esce il tipo è ancora lì sul ponte. Nello stesso punto di prima, continua a guardare sotto. Davide si avvicina e il tipo si gira per un attimo e poi torna a fissare di sotto. Ha le mani in tasca e una specie di sorriso sulla faccia, un sorriso leggero e sporco, gli ricorda suo padre, suo padre aveva lo stesso tipo di sorriso.
Ora c’è una luna bianca nel cielo. Il sole è appena sceso, il cielo è ancora azzurro ma la luna è già lì, piena e bianca, sembra più grossa del solito. Ogni tanto la luna è diversa da solito. Sembra un satellite, un pianeta con quelle macchie grigie e quel bianco così pieno. Davide osserva la luna, bianca come un neon, su quel fondo azzurro, su internet c’è una foto in cui si vedono le impronte del primo uomo che c’era stato, hanno fatto una foto da un satellite e si vedono ancora le impronte della sua passeggiata, dopo decenni sono ancora lì, non c’è nessun vento che possa cancellare, Davide cammina sull’asfalto spaccato della periferia genovese, i suoi passi non lasciano niente.
Alla fine si ferma, distoglie lo sguardo dalla luna e vede l’uomo con la barbetta, è sempre lì che fissa il fiume. Sta venendo buio, lentamente, e quello è sempre lì con le mani in tasca che guarda il letto del Bisagno.
Allora anche Davide guarda sotto, nel fiume, lo fa con noncuranza, riprendendo a camminare, per capire cosa è che quell’uomo sta fissando da quasi un ora, e sotto vede il greto del fiume, secco. Ci sono solo sassi e sterpaglie e gli uccelli, le anitre.
Poi le vede, sono due anitre che sono addosso a quella che all’inizio sembra a Davide un’anitra morta, è schiacciata sotto le prime due e Davide pensa che le due anitre verdi stiano mangiando la carogna di questa anitra grigiastra e invece poi vede che non è morta, è viva, e le altre due non la stanno mangiando con quei colpi di becco, se la stanno scopando. Davide si ferma.
Sono due anitre che stanno scopando con violenza una terza anatra sotto di loro.
Allora Davide alza la testa verso il tipo in impermeabile, con quel sorriso sulle labbra e capisce che quell’uomo è mezz’ora che sta guardando le anitre che scopano. Torna a fissarle anche lui, e la scena gli prende lo stomaco, la testa, si sente caldo in faccia e sente che gli è venuto duro. Quelle tre anitre così vicine, nel freddo della sera, quei pezzi di carne così caldi che fottono con rabbia, danno dei colpi di becco a quella sotto che sembra quasi sparita sotto di loro, è ferma immobile come un cadavere. E’ una violenza animale così vicina al greto del fiume, ai topi che ogni tanto sbucano dalle sterpaglie. Così lontana dalla luna che adesso sembra salire verso la parte più alta e buia del cielo e poi -con un botto- salta la luce e adesso è tutto nero, notte fonda, e la luna è schiacciata dal freddo, adesso è gialla e piccola, sembra un lampione.