come ho cominciato a scrivere videogiochi per mio figlio 1/X
ottobre 27th, 2009 § 3 commenti
In pratica è successa questa cosa che negli anni ottanta io ero impallato con i computer, leggevo le riviste tipo futura, mc microcomputer, bit, home computer, videogiochi, paper soft, e ovviamente giocavo al computer, ci giocavo dannatamente tanto e una cosa a cui giocavo erano le text adventures per apple II, giochi tipo adventure in town, o conan il sanguinario, o avventura nel castello, o mystery house, o escape from rungistan, stavo ore davanti al computer a giocare alle avventure testuali, facevo le mappe, scrivevo appunti e poi ho iniziato a scrivere anche io queste avventure testuali, a fare mappe e poi mettermi lì in applesoft basic a scrivere avventure a cui poi non giocava nessuno ma a me non importava per me era importante farla, la mia avventura più grossa era mens, si intitolava mens e parlava di questo guerriero che si chiama mens e vive in una capanna con la sua donna che si chiama ariana e a un certo punto gli emissari di axum vengono lì e rapiscono ariana e lui allora va alla ricerca di ariana, erano circa cinquecento locazioni, una cosa enorme divisa in livelli, tutta scritta in maiuscolo, una roba.
comunque, alla fine degli anni ottanta conosco questo ragazzo che mi introduce ai mud, la cosa era magica in pratica, cerco di farla semplice, da casa sua lui collega il suo computer a un aggeggio, una cosa che si chiama MODEM, è una cosa che si è costruito da solo seguendo le istruzioni di non so quale rivista di elettronica e in pratica è un coso nero con un interruttore ON OFF e la cosa funziona così, lui fa partire un programma sul computer, poi con il telefono fa un numero telefonico, i telefoni grigi degli anni ottanta, avete presente, quelli che giri la rotella e poi si sente tlatlatlatlak, lui fa il numero e appena rispondono lui butta giù il telefono e fa scattare l’interruttore ON OFF del MODEM.
A questo punto si ferma tutto, sul computer appaiono dei simboli e poi, lentamente appaiono delle scritte, riga per riga, come se ci fosse qualcuno che sta scrivendo dall’altra parte e queste scritte significa che siamo connessi alla rete, che non è internet è itapac.
Allora mettiamo dei numeri che ci hanno dato e ci connettiamo ad AMP, che è un piccolo mud inglese e in pratica è una text adventures, solo che qua ci sono altre persone che giocano mentre giochi tu, si esplora assieme, si combatte, ci sono livelli, si può parlare con gli altri, tutto con comandi testuali eh, niente grafica. E noi ci esaltiamo, gli altri sono degli sconosciuti che scrivono dalle loro postazioni d’avanguardia, magari sono inglesi, ogni tanto c’è qualche italiano, è una cosa impensabile, stiamo giocando ad una text adventures con gente di tutto il mondo, da genova. Gli anni ottanta avevano in seme tutto quello che sarebbe stato e, come spesso succede con il profumo delle torte, era meglio l’odore del risultato, ma ancora non lo sapevamo. in pochi secondi eravamo usciti da genova, eravamo nella strada che portava al digitale, al futuro. ed era stretta e dolce, era emozionante. ho pena per chi non c’era.
comunque questo amico che si chiama alessandro mi propone di scriverlo assieme a lui un mud, il primo mud italiano e di farlo in maniera originale e migliore di quello inglese che era piccolo e pieno di difetti e mi dice che ha visto la mia avventura testuale di mens ed ariana e -niente- si vede che ho fantasia, si potrebbe fare e poi vendere. c’è un fornitore di informazioni di genova che sta aprendo delle bbs, uno che ha diversi negozi di videogiochi, e si potrebbe vendere a lui come servizio via modem. (continua)
Secondo me i telefoni che descrivi tu erano più anni 70 che 80. Già nella prima metà degli 80 c’era quello sip con i tasti ma ancora a impulsi.
Ciao
M
qui sono stati un must fino ai pieni anni novanta
Veramente io ci giocavo, anzi fecavano delle vere avventure su fogli di carta con i vari comandi che si potevano utilizzare.
Quanta volte abbiamo giocato a lo Hobbit su quel vecchio ZX SPECTRUM, gia con qualche piccola schermata e pansavamo “cavolo un’avventura grafica!”