Anni fa avevo trovato in un remainder un libro “Il re ne comanda una”, un antico adelphi anni settanta e lo avevo preso incuriosito dal titolo, e poi lo avevo letto e avevo trovato un libro eccezionale. Una favola allucinata ma nello stesso tempo reale e concreta, un sogno lucido carico di sensualità e frustrazione. L’autore era Stelio Mattioni e mi ero detto prima o poi devo leggere dell’altro, ma avevo sempre ritardato la ricerca di altri suoi romanzi, per paura di rimanerne deluso. Sabato scorso al libraccio ecco affiorare di nuovo due antichi adelphi, tra cui ‘Vita col mare’ che mi sono letto furiosamente in due giorni.
Vita col mare lavora su personaggi sfuocati, facilmente riconoscibili e da cui puoi aspettarti di tutto. Una donna impossibile e debole, erotica e verginale, quasi la vestale di un tempio in rovina. Uno scimmiotto antropomorfo, che vive con un doppio notturno che si muove eccitato nella casa della donna. Un marinaio intrappolato nella fantasia della donna, fino alla morte.
Un ambiente quotidiano e contemporaneo, in questo caso una città di mare del triestino, fotografata con una luce talmente sfasata e accecante da farlo sembrare una di quelle piazze d’Italia metafisiche della prima metà del novecento.
E la voglia di raccontare storie, di scavare nel passato di personaggi (come il capitano Lecocque) ha il risultato paradossale che più si scava, più si viene confusi da quello che viene fuori dal profondo. Un romanzo che si vuole fare leggere facilmente, che inchioda nella prima parte, e che dipana poi le sue vicende fino ad un finale fotografato in un lentissimo piano a inseguire un mondo che ormai è tutto interiore al marinaio protagonista.
L’impressione che avevo leggendo la struttura del libro, era quella di un mondo ordinato da una logica ferrea, ma non la logica nostra, di questa nostra contemporaneità che ha spinto fuori dalla porta tutto ciò che può metterla in difficoltà. Una logica che accetta il sogno, l’indeterminatezza, il simbolo, i desideri assoluti, e ne svolge le trame fino alle ultime conseguenze.
La parte migliore del libro è certamente la prima, quella dello scimmiotto. L’incontro e la passione roccambolesca tra il marinaio e la donna è carica di un erotismo bestiale e schietto, di un gioco delle parti goffo e comico. L’impossibilità di comprendere il desiderio della donna, di vedere cosa si nasconda dietro i suoi rifiuti e le sue voglie rendono Angelina un essere misterioso e profumato.
Credo che il libro sia fuori catalogo. Il realismo magico oggi non è di moda, è stato colpito duro dagli idioletti, dalle neoavanguardie, dal parlato, dal realismo televisivo del noir. Il suo senso del fantastico è stato illanguidito e banalizzato in un tripudio di maghi, maghette e elfetti.
Eppure per me entrare nel mondo di Mattioni ha come il senso di un bagno benefico, che mi toglie di dosso un po’ di scorie della non-letterarietà a tutti i costi, e che mi fa entrare nei dubbi e nelle incomprensioni di quello che non si riesce a raccontare del tutto, perché non tutto si può raccontare “come è”. Perché alcune cose non sono del tutto.




dicembre 2, 2009 a 7:24 pm
uno scimmiotto, eh? mmmh…
dicembre 3, 2009 a 8:40 am
Il libro è diviso in tre parti. Nella prima parte un marinaio, secondo di una possente nave mercantile guidata dall’eccentrico e misterioso Lecoque, scende a terra a Muggia, vicino a Trieste per riposarsi. Lì vede una una donna per strada e la segue. La donna, Angelina, non gli dà corda e lui la segue fino a casa chiedendo ospitalità, inutilmente. L’uomo se ne va scornato e riparte per un viaggio in mare, ma ritorna alla casa della donna all’approdo successivo per chiedere ancora ospitalità. Qua la donna lo fa entrare malvolentieri raccontando di avere come ospite uno scimmiotto, un uomo dalle fattezze di scimmia, molto cortese di giorno, ma che di notte batte contro la porta della stanza della donna facendo profferte oscene. La donna non riesce a cacciarlo. Il marinaio prova ad allontanare l’uomo/scimmia, ma viene ferito: lo scimmiotto ha un coltello. Il marinaio promette di liberare la donna dallo scimmiotto ma poi si allontana dalla casa e viene preso dal desiderio di tornare in mare, sulla terra si sente legato. Si ubricaca, e poi torna dalla donna, con uno strampalato piano per cacciare lo scimmiotto. Nella notte il marinaio e la donna si ritrovano nello stesso letto e mentre lottano arriva lo scimmiotto. Segue collutazione tra uomo e scimmiotto nel mezzo della quale la donna dice allo scimmiotto di andarsene, che appena se ne sarà andato lei andrà a letto con il marinaio. Lo scimmiotto si mozza un dito con il coltello e se ne va per sempre. La donna il giorno dopo seppellisce il dito nel giardino. Il marinaio riprende la via del mare, ma ogni volta che ritorna a terra va da Angelina con cui ha un rapporto fortemente sensuale e fisico. La seconda parte vede Lecoque ammalato, trasportato a terra moribondo chiede di essere portato da Angelina. La donna prima cerca di cacciarlo, poi lo cura in cambio di pezzi della nave, ogni piatto cucinato il vecchio capitano le dona un pezzo della nave. Angelina teme di essere truffata ma cura il capitano fino alla morte. Alla morte del capitano c’è una ricerca del suo tesoro, che l’uomo aveva seppellito proprio nel punto in cui Angelina anni prima aveva sepolto il dito dello scimmiotto. Intanto il marinaio si ammala durante un viaggio, viene bloccato in quarantena e quando torna non è più lo stesso. Sa che la nave adesso è di Angelina e soffre nello stare a terra. Chiede ad Angelina di sposarlo e Angelina dice che lo sposerà e che venderà la nave. Nella terza parte il marinaio, la notte prima del matrimonio, abbandona Angelina per andare alla ricerca della nave, trasportata nel frattempo a Trieste. Tenta di salire sulla nave abbandonata ma viene scacciato dallo scimmiotto.
Il finale è da leggere.