un abbozzo di nulla

dicembre 7, 2009 § 1 commento

francis bacon + william burroughs, london 1989, ph. john minihan




Il vetro, ci ho messo un po’ a capire che era vetro. Lascia passare la luce ma non i suoni. Molta luce, sempre. Suoni comunque, non credo che ce ne siano rimasti. A parte qualche ticchettio. A dire il vero non credo che ce ne siano rimasti, di suoni. Neanche il più debole ticchettio. Mi piace immaginare tuttavia qualche volta di udire un debole ticchettio. Ci ero affezionato, al vecchio ticchettio. Ma suoni veri, non credo proprio ne siano rimasti. Io di sicuro no, non ne produco. Neppure il più debole ticchettio. Il vetro non lo lascerebbe passare. Il vetro non lascerebbe passare neppure le urla. La voglia di produrre urla perciò me la sono lasciata alle spalle. Varie cose me le sono lasciate alle spalle. Cose liquide soprattutto, ma anche cose riflettenti, cose lisce e cose cangianti. Tutto alle spalle, tutte cose abbandonate da tempo. Perché c’è molta luce qui, sempre. Il vetro la lascia passare tutta e anzi ne aggiunge altra. E cose liquide, cose riflettenti, cose lisce e cose cangianti ne aggiungerebbero altra ancora. Luce rifratta scoppiata, intendo, quel tipo di luce. Luce esplosa in rifrazione, intendo. Quella luce che quando sta davanti a delle cose grigie te le fa vedere azzurre. Quella luce che si mischia alla polvere e tu non sai più qual è la polvere e quale la luce. Non che ci sia polvere, qui. Il vetro non la lascerebbe passare. Tutto è perciò molto pulito e asciutto e scoppiato nella luce. Le superfici di vetro sono cinque, mi permettono di stare in piedi e formano col pavimento un parallelepipedo, il pavimento e il soffitto sono quadrati. Non che ne abbia la certezza. Il pavimento è bianco. Da sopra la luce a volte mi viene giù nella testa, entra dalla cima della testa e mi passa nel cuore e mi esce dal culo e finisce nel pavimento ed entra nella terra. Quando succede ciò, mi addormento. Altre volte la luce sale da sotto e sale fino al cuore illuminandolo e sale fino alla testa ed esce da sopra la testa e sparisce in alto in quello che presumo essere il cielo. Quando succede ciò, mi sveglio.

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