vedo il video e clicco su condividi e lo faccio vedere anche ai miei amici, la foto, la canzone, il testo: condivido ogni cosa e quella cosa sono anche io perché l’ho scelta. la moltiplico.
in questa moltiplicazione digitale viene meno il mio racconto. la cosa entra ed esce senza che io possa prenderla davvero dentro di me e cercare in quella cosa i punti del mio racconto.
manca la mia versione dei fatti. copio e incollo e quest’atto mi rende simile a un ripetitore, non mi dà la possibilità di mentire e -mentendo- di trovare la verità nascosta nella cosa.
la cosa poi esiste solo se c’è, se è riproducibile. la rete diventa un mare dopo un naufragio: a galla i resti di cose, oggetti, persone. quello che non c’è forse non c’è mai stato. o forse è colato a picco.
se qualcosa avviene e non lascia nessuna traccia in rete del suo esserci stato, se non produce qualcosa di condivisibile, ci si può solo affidare al mio racconto.
il mio racconto è questo: sono entrato in questa pasticceria per prendere delle paste, bisogna salire una grande rampa di scale e poi suonare un campanello. quando entri vedi due o tre pasticcieri che ridono, tengono in mano grossi vassoi, aprono armadi da cui esce una nube gelata e poi altri da cui esce un calore secco.
quando sono entrato ridevano, si prendevano per il culo e poi mi hanno chiesto cosa volevo e allora hanno iniziato a prendere per il culo anche me, si vedeva che erano felici.
ne avevano voglia, e io ho detto cosa volevo e un tipo mi ha detto di seguirlo e mi ha portato fino a un tavolo dove c’erano due grossi pacchetti, chiusi, con un fiocco.
“è per i dolci?” mi ha chiesto e io gli ho detto di sì e in quel momento avrei addentato tutto, la sua gola, il gelo ai denti, l’odore zuccheroso dell’aria, la vaniglia salata che avevo sulla pelle.



gennaio 15, 2010 a 12:46 pm
Condivido la tua idea un recipiente del nulla speri che qualcuno condivida “MI PIACE” o un commento. Cos’è per deire che ci siamo anche noi nel mondo dell’etere?