Sulla superficie igroscopica (pt. 2 di boh)

gennaio 27, 2010

Lo scarabocchio si situa tra l’errore e l’arte. Così il mio maestro, nel mio primo giorno di lezione.

Quando mi recai da lui avevo portato con me uno sketchbook di forma quadrata, rilegato con anelli smaltati di un verde appena più brillante di quello della copertina in cartoncino plastificato. «Innanzitutto – mi disse – questo taccuino così elegante in nessun modo può favorire la nascita del vero scarabocchio». Poi sfogliò lo sketchbook e annuì gravemente, confermando a se stesso la giustezza delle sue parole. «Guarda – disse – guarda con quanta cura hai tessuto queste trame in chiaroscuro, guarda l’espressione di questo volto, o il volume di questo avambraccio. Questi sono bozzetti per una striscia a fumetti. Questi non sono scarabocchi, questa è arte».

Inconsciamente dovevo aver previsto questa sua obiezione, perché avevo portato con me, oltre allo sketchbook, anche una rismetta di fogli di varia dimensione e provenienza eterogenea (biglietti del trambus, triangoli strappati dai bloc-notes dell’ufficio, cartoline postali). Una serie di superfici sulle quali avevo preso appunti poi lasciati morire senza seguito, pieni di cancellature, righi che risalivano i margini, frasi lasciate a metà da un inchiostro consumato precocemente.

«Il supporto ora è giusto – disse il mio maestro – ma è il contenuto che non va. Intanto c’è troppa scrittura. Anche la scrittura può essere scarabocchio, ma non bisogna indulgere. Guarda qui, hai sicuramente tracciato questi segni mentre eri a bordo di un treno o di un altro mezzo in movimento. La punta della penna sfera conserva la memoria del tuo tremare indotto. Non eri tu a voler creare questi sgorbi in modo così incerto, sono il prodotto di circostanze esterne. Questi non sono scarabocchi, questi sono errori».

«Come l’errore, lo scarabocchio nasce da un abbandono della mente – così il mio maestro – ma tende all’arte. Non deve mai raggiungerla però, e al tempo stesso non deve restare invischiato nell’errore. Ora procurati del materiale su cui lasciare il segno ed esercitati. Tornerò a farti visita tra un mese».

E così detto, mi lasciò nella radura dove avevo montato la mia tenda da campo.

(2 – continua)

Una Risposta to “Sulla superficie igroscopica (pt. 2 di boh)”

  1. mazzetti Dice:

    Meraviglioso. Continua, ti prego.


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