Non puoi scrivere di nuovo queste cose su di un blog vol.5

marzo 8, 2010

Il problema della narrativa è che non sono cose vere, dico romanzi, racconti, anche quando parlano di cose che sembrano vere tu sai che non sono vere che è gente che ti sta raccontando quella dell’uva e allora ti chiedi perché dovresti leggere delle balle, in fondo si tratta di balle scritte con cura, la grande narrativa è gente che si inventa delle storie e tu ti chiedi perché dovresti partecipare a questa specie di gioco di ruolo collettivo mettendoti a leggere per giorni e settimane delle cose, delle balle. Io credo che la cosa vada avanti perché la gente è debole, andiamo avanti perché non siamo solidi, il nostro sistema nervoso, sto parlando in generale del sistema nervoso umano, è una merda, una roba piena di elettricità statica che si scarica a terra a cazzo senza nessun preavviso, il nostro sistema nervoso non è nato per resistere alla realtà, non per così tanto tempo di seguito, ad un certo punto collassa, manda le sue scariche e ha bisogno di essere ammansito, cicatrizzato, anestetizzato. La narrativa serve a questo, a mettere il nostro cervello tra due cuscini e impedirgli di farsi troppo male con le cose vere.
Le cose vere sono il bicchiere mezzo vuoto, perché il bicchiere è mezzo vuoto, lo è sempre stato, nella caraffa c’era acqua per mezzo bicchiere, non era possibile riempirlo di più. Nel bicchiere c’era la morte, la corruzione, la putrefazione in genere. L’isolamento. Isolarsi significa capire che gli altri sono alieni, anche quando dicono che provano dei sentimenti simili ai tuoi stanno parlando di sentimenti alieni simili ai tuoi, ma non propriamente dei tuoi. I tuoi sentimenti li hai solo tu, a volte somigliano a quelli di qualche alieno e allora io piango. Non voglio generalizzare, quando leggo qualche libro in cui si vedono dei sentimenti identici ai miei io piango, mi viene automatico. Piango perché capisco che anche gli alieni soffrono.
La narrativa, la poesia e le cose del genere servono per farci piangere, per tirare avanti fino a quel punto in cui si muore, così. Per attutire il colpo.
Chi legge non è più intelligente di chi non legge, ma rompe meno i coglioni, perché leggere richiede una certa attenzione. Leggendo poi si fantastica di quello che si ha letto, quindi ci si estranea ancora di più dal reale e questo permette di rompere ancora meno i coglioni. Tendenzialmente io sto bene con la gente che legge perché è gente che sta zitta e legge, e quando ha finito di leggere non ti mette in crisi con le cose incomprensibili della realtà, ma si mette a comporre nella sua testa le cose che ha appena letto, le mette in ordine, le banalizza, le riduce a quello che può capire. Leggere significa fare una pulizia delle cose accuminate e irrisolvibili del reale e fare spazio a una realtà arricchita di siepi e infiniti spazi. Significa mettersi i guantoni da cucina a forma di coccodrillo per prendere in mano una pentola dai fornelli, senza bruciarsi. E questo ci permette di non accorgersi che la pentola è gelida, lo è sempre stata. Il fuoco non la scalfisce. La narrativa ci protegge anche da questo.
Se la religione è l’oppio dei popoli, la lettura è un po’ una canna. Una canna lucida, come quella di un fucile.

Una Risposta to “Non puoi scrivere di nuovo queste cose su di un blog vol.5”

  1. misel11 Dice:

    il rovescio della medaglia è la gente che legge e comincia a parlare di quello che ha letto. allora tutte le banalizzazioni-per-rendere-comprensibili-le-cose vengono fuori e non resta che guardarsi attorno un po’ spaesati e poi guardarsi negli occhi e dire: “se lo dici tu…”

    misel11
    http://mauromarin.wordpress.com/


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