Non puoi scrivere di nuovo queste cose su di un blog vol.6

marzo 11th, 2010 § Lascia un commento


Dovevo dire alcune cose sulla mia kwoon, quando vado nella mia kwoon io entro, mi tolgo le scarpe e cammino fino alla segreteria dove c’è sempre qualcuno che parla e un grosso dobbermann nero che mi guarda come se non ci fossi, mi tolgo la fede, il portafoglio, spengo il cellulare e metto tutto in un cassettino con la chiave numerata.
Mi metto la chiave numerata in tasca e torno indietro, mi rimetto le scarpe ed esco, salgo per le scale esterne e entro in una nuova stanza, la stanza dell’altare, mi ritolgo le scarpe, e vado fino negli spogliatoi. Lì mi spoglio, mi metto il mio shan nero, la cintura arancione, le scarpette bianche ed esco nella sala dello specchio. In giro ci sono gli altri praticanti di kung fu che provano le forme, si allenano, parlano.
Io mi metto in un angolo e provo le mie forme, e cerco di ripassare le tecniche di braccia o le difese. Pochi parlano, di solito c’è un certo silenzio.
Ad un certo punto arriva un ragazzo che batte le mani e ci dice che c’è ginnastica, chi la vuole fare. Allora cala il silenzio e tutti lo seguiamo nella sala del ring.
Durante la ginnastica non si può parlare. Il ragazzo si mette di fronte a noi e inizia a fare delle cose, a saltellare, o a sciogliere il corpo e noi dobbiamo guardarlo e fare la stessa cosa. Alcuni spiegano quello che dobbiamo fare, altri no, lo fanno e basta e noi dobbiamo sempre osservarli con la coda dell’occhio per capire quello che dobbiamo fare, o capire quando l’esercizio sta cambiando.
Se qualcuno arriva in ritardo si deve fermare sul bordo della sala e mettere il pugno destro contro il palmo della mano sinistra e aspettare che con un cenno il ragazzo gli dica che può entrare nella sala. Se il ragazzo non si è accorto del ritardatario, allora questi può battere il pugno contro il palmo della mano, così il ragazzo si accorge di lui e gli fa cenno di entrare nella sala. In ogni caso non può parlare o entrare nella sala senza il permesso.
La ginnastica avviene sempre nel silenzio più assoluto. Gli esercizi sono sempre molto faticosi. Si fanno molte flessioni e molti tipi di flessione: sulle mani, sulle tre nocche, sulle due nocche, sulle cinque dita, sulle quattro dita, sulle tre dita, eccetera. La cosa è molto scenografica ma in realtà è una cosa abbastanza normale. Anche quando ci fanno fare gli addominali, ci fanno contrarre gli addominali sdraiati a terra e poi un compagno deve salire sopra i nostri addominali, in piedi. A raccontarlo sembra una cosa terribile, invece è normale. Una volta che le fai certe cose ti accorgi che sono abbastanza normali, meno di quanto avresti pensato a sentirle raccontare.
Dopo circa un ora il ragazzo ci dice che la ginnastica è finita e di prepararci per il saluto.
Allora, sempre in silenzio, adiamo tutti nella sala dell’altare.
Nella sala dell’altare c’è uno degli insegnanti più anziani di fronte all’altare, in silenzio. Tutti si posizionano dietro a lui. Nessuno parla si sente solo il rumore veloce di passi e dei vestiti. L’insegnante non si volta mai verso di noi, resta a fissare l’altare. Quando tutti sono entrati nella sala c’è il silenzio assoluto nella palestra. La cosa può durare anche molto.
Alla fine l’insegnante dice una cosa e comincia a fare il saluto all’altare e allora anche noi dietro lo facciamo.
Alla fine del saluto, l’insegnante si volta verso di noi e dice bene, e ci divide per stagioni, ogni stagione va in una stanza diversa della palestra, con un insegnante diverso e da lì in poi si fa kung fu.
Una volta un insegnante ci ha detto che noi ci carichiamo durante la giornata di energie negative, sul lavoro, in casa, per strada, e poi le rilasciamo nella kwoon, e quando ce ne andiamo la kwoon è piena della nostra energia negativa, ma noi siamo liberi.
Quando questo succede io mi rendo conto di essere ancora vivo, lo vedo come uno stato di grazia. Di nuovo con la mia giacca e la borsa piena dei vestiti sudati scendo gli scalini della kwoon andando verso casa e penso che il fatto che io sia vivo è uno stato di grazia.
Al momento sono cintura arancione, e in qualche modo ne sono felice e fiero.

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