Itami no rekishi

marzo 15, 2010

L’altro giorno, improvvisamente, ho sentito un fischio incredibile nell’orecchio sinistro. Allora mi sono subito connesso a internet.

Questo vorrei lasciar detto ai posteri per spiegare l’era che stiamo vivendo. Quindici anni fa, non dico tanto, quindici anni fa, se l’orecchio sinistro avesse iniziato a sibilarmi come una teiera inglese io avrei esclamato “Oh?! Ma che è?!” oppure mi sarei cacciato l’indice nel condotto uditivo e avrei scosso la mano nel tentativo vano di far cessare il rumore. Invece no. Questa è un’epoca in cui se ti fischia un orecchio la prima cosa che fai è connetterti alla rete.

Così mi sono connesso, sono andato su wikipedia e ho cercato “Acufene” perché qualche tempo prima ero venuto a sapere di una persona che soffriva di acufene, di questo terribile fischio costante che ti rovina la vita. Lo ero venuto a sapere via internet, ovviamente. E in effetti wikipedia ha confermato. Non il caso del tizio, ma la devastante sciagura dell’acufene, cioè di questo fischio che non ti abbandona mai se non per brevissimi intervalli arrivando a creare – così wikipedia – un vero e proprio stato invalidante, coinvolgendo l’assetto psicologico ed emozionale del malato, la sua vita di relazione, il ritmo sonno-veglia, le attitudini lavorative, il livello di attenzione e concentrazione, inducendo o potenziando stati ansioso-depressivi, interferendo pertanto sulla qualità della vita.

Non esistono cure per l’acufene – così wikipedia – i numerosissimi soggetti colpiti da questo disturbo attendono da tempo che la scienza riesca a dare loro nuove e concrete speranze e che la fatidica ed angosciante frase “mi dispiace non c’è niente da fare, si rassegni a convivere con questo disturbo”, ancora troppo spesso pronunciata dallo specialista alla fine della visita, venga superata da proposizioni terapeutiche efficaci.

Al che, mi sono rassegnato. Non esistono cure per l’acufene, lo dice wikipedia, non c’è speranza. La mia vita di relazione ne risentirà, il mio ritmo sonno-veglia (che già fatico a immaginare più compromesso di così) ne risentirà, e così le attitudini lavorative, il livello di attenzione e la concentrazione, che già oggi su posizionerei nel quadrante dei valori negativi di un grafico cartesiano.

Poi il fischio è cessato.

(1 – continua)

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