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aprile 19th, 2010 § Lascia un commento
Lascio mio figlio all’asilo e gli chiedo se vuole che lo accompagni fino in cima alle scale e lui dice di sì e io lo accompagno e in cima lui va a prendere il suo contrassegno e mi dice ‘ciao’ e questo ciao lo dice con una voce così diversa dalla sua che capisco che non lo sta dicendo veramente a me, ma lo sta dicendo perché tutti gli altri, la maestra le bidelle eccetera, capiscano che mi sta salutando, sta salutando proprio me, che sono suo padre che l’ho portato fino a lì e che lo riverrò a prendere, e per fare questa sua cosa sociale, questo suo franco atto sociale usa un ‘ciao’ detto con una voce che non gli conosco.
In palestra siamo tutti sudati, in uniforme, dopo la ginnastica arrivano tutti i ragazzi e le ragazze, tutti con le cinture colorate a seconda del grado e ci mettiamo tutti di fronte all’altare e facciamo il saluto, in silenzio, portiamo le mani verso il cielo e poi le uniamo, poi facciamo un inchino, un passo indietro e un secondo inchino, ed è il mio modo di dire che anche io appartengo a qualcosa, a cosa? a questa cosa che sono qua adesso, con voi, e che sono vivo.