figlioletto binario
maggio 28, 2010 § 1 commento
ho preso alla berio questo librogame di peterpan per niccolò che è felice se lo porta a letto per leggerlo e io gli dico ok ma alle nove e mezzo si spegne, vado a fare le mie cose e poi torno e vedo che sta ancora leggendo e ridacchia e io gli chiedo tutto bene? e lui si gira verso di me, si accorge che ci sono e mi dice sì, papà mi piace molto il libro, sono riuscito anche e fare per il dado.
“‘uh? che dado?”
“ogni tanto bisogna tirare un dado, ma io non avevo il dado”
“ah, allora come fai”
e lui sorride e mi fa vedere una moneta.
“ah, quindi fai solo testa o croce e scegli così?”
“no papà, non hai capito” e mi fa vedere che di monete nel letto ne ha altre. ne ha sei.
“io le lancio tutte e sei e poi conto quelle che hanno fatto croce: se è croce è uno se è testa è zero, e poi sommo”
Lo guardo, lui mi guarda, io lo riguardo, lui mi riguarda. “sai niccolò quando mi hai detto che non capivi come facesse un computer a funzionare usando solo lo zero e l’uno?”
“sì”
“ecco, lo hai appena fatto, hai creato un dado da sei usando solo zero e uno”
lui mi guarda senza capire, poi distoglie lo sguardo e si illumina, nel silenzio della stanzetta e dice eh eh, non molto di più e poi dice che ha capito, il mio figlioletto binario.
bug
maggio 23, 2010 § Lascia un commento
cammino con i miei figli siamo quasi in cima alla collina, il piccolo si lamenta che ha male alle gambe da quando abbiamo fatto il primo passo in salita, il grande non parla sembra che pensi.
spero che stia sognando o fantasticando e invece ad un certo punto mi dice papà ma come faccio a fare per rallentare il computer.
“A rallentare?”
“Sì, voglio che ci sia un rallentamento” e mi spiega che deve controllare un “inkey dollaro”, che ha fatto una variabile che va a scalare per fargli fare un ciclo a vuoto ma il computer è troppo veloce.
Il piccolo ci manda sguardi carichi di odio perché capisce che stiamo parlando di programmazione e lui non ci capisce niente. Inizia a lamentarsi più forte del male di gambe.
“Beh, aumenta il valore massimo della variabile”
“Già fatto, mi dà errore di numero troppo grosso”
“Capisco. Beh, fai un incremento decimale”
“Niente da fare mi dà errore”
“Eh” faccio io e intanto cammino e sono in debito d’ossigeno per la salita e penso che è meglio troncare la discussione con qualcosa di forte e aggiungo eh beh, dovresti nidificare.
Silenzio.
“Sai cosa vuol dire nidificare” faccio io e intanto guardo gli uccelli volare nel cielo carico di luce. Mi sto già preparando a fare lo spiegone quando niccolò scrolla le spalle e dice che certo che sa cosa vuol dire che stava pensando dove spostare l’inkey dollaro.
Tossisco. “Chicco tu sai *davvero* cosa vuol dire nidificare?”
Figlio numero uno non mi risponde nemmeno, figlio numero due guarda me e niccolò, è incerto.
“Sì papa” risponde chicco e lo dice con quel tono un po’ rassegnato che può avere solo chi sa davvero cosa vuol dire nidificare.
“Ok” faccio io e sto zitto.
Il piccolo resta a guardarci e poi approfitta del silenzio per dire che il suo coso, il suo ombelico, se lo tira fuori dalla pancia, il dentro dell’ombelico, ecco, quello puzza.
“Interessante” faccio io annuendo meccanicamente. Poi mi chiedono perché preferisco il primogenito.
Niccolò comunque scuote la testa e mi dice che il nonno però lo fa arrabbiare.
“Parli di mio padre? È normale”
Niccolò inspira e dice, vedi il nonno è bravo a fare i giochi. “Ha fatto questo gioco che tu ti muovi e raccogli dei cuori”
“Romantico”
“Più cuori raccogli più punti fai e alla fine fa anche le statistiche”
“Forte”
“Ecco solo che questi cuori cadono e ogni tanto cadono nella riga venticinque”
“Eh”
“E tu ti puoi muovere solo fino alla riga ventiquattro”
“Acci”
“È un bug”
“Eh sì, è un bug”
“Io l’ho detto al nonno”
“Hai fatto bene”
“E lui ha detto ‘vabbé’”
“Vabbé”
“Esatto, vabbé. Solo che così non va bene è un bug”
“Mio padre ha detto vabbé. Avrei voluto esserci”
“Allora io mi sono detto, beh lo correggo io”
“Torvalds ha cominciato così”
“Cosa?”
“Niente, finisci il racconto”
“Solo che il nonno ha detto che non vuole che io gli cambio il suo programma”
“Ah”
“Così io ho aperto il suo programma, che si chiama teamg…”
“Teamg”
“Sì, teamg”
“E cosa vuole dire?”
“Team galattico”
“Ah certo, scusa. Potevo arrivarci da solo”
“Comunque l’ho aperto e l’ho salvato con il nome teamr”
“Teamr. E teamr cosa vuol dire?”
“Niente, papà, ho solo cambiato una lettera per salvarlo diverso”
“Capisco”
“E adesso lo sto cambiando per togliere il bug” conclude e poi mi guarda con uno sguardo felice ma proprio felice e intanto simone dice che noi abbiamo un tubo che dalla bocca passa dentro al cuore e arriva fino al pisello e al sedere.
“Certo” dico a simone prendendomelo addosso e rigirandolo come un animaletto urlante che mi entra fino a dentro la testa.
E lui ride e siamo in cima alla collina.
il coccodrillo
maggio 19, 2010 § Lascia un commento

Ieri è morto Sanguineti e mi hanno chiesto di fare il coccodrillo di Sanguineti per un sito, io ero seduto che mi guardavo le mani pensavo, come deve essere fatto il coccodrillo di Sanguineti, e mi sono detto avrà delle squame, tutti i coccodrilli hanno le squame, o qualcosa che sembrano squame, praticando un taglio longitudinale nell’addome fino all’ultraosso si potranno estrarre dal corpo del coccodrillo delle penne di rapace che se opportunamente trattate potranno servire per offendere. Le penne di rapace feriscono le mani di chi colpisce e di chi subisce il colpo.
Il corpo del coccodrillo sarà nel mezzo di una palude prosciugata, con la terra seccata dal sole e spaccata a creare fessure nere come un reticolo. Scavando nel terreno si potranno trovare altre ossa.
Ieri mattina stavo cercando di parlare con qualcuno, con Sanguineti, cercavo in rete il suo numero di telefono, volevo parlargli. Erano settimane che lo dicevo, cercavo il numero, sapevo dove abitava.
Il coccodrillo di Sanguineti sarebbe aperto, con già i segni per dissezionarlo. Chiuse con un filo le ghiandole lacrimali, dalla nascita. Il coccodrillo respirerebbe comunque, con o senza acqua, perché non crederebbe alla morte o alla vita.
Avrebbe, questo coccodrillo, centinaia di squame pericolose e fragili, che sono nate in quarant’anni di sfregaure del coccodrillo contro le cose, i sassi, o i rovi della palude.
In ultimo, il coccodrillo non farebbe nessun rumore, nessun suono aspro che non sia quello che si può immaginare guardandolo muoversi in un televisore senza volume.
Roma
maggio 15, 2010 § 3 commenti

Non so perché gli ho detto di sì, forse per farmi salire la nausea fino al massimo, come la farsi la grande dose per smettere, forse perché voglio andare lì per urlare, per andare a cercare i miei editori, tutti quelli che mi hanno pubblicato e tutti quelli che non lo hanno mai fatto e dirgli che ho smesso di scrivere, ad alta voce, ha capito?, con lo sguardo alterato, dire che cazzo io non scrivo più, ha capito?, non scrivo più ho smesso, e perdere un po’ di bava ai lati della bocca e balbettare senza vergogna, forse per questo, perché ho bisogno di urlare, di balbettare, di gridare a tutti che è finita, una grande fase della mia vita è finita, o forse perché gli voglio bene a marco, e adesso siamo a grosseto sotto una pioggia infernale con la macchina che balla sotto i colpi di un vento invernale e scuro che sembra volerci spingere fuori di strada o accompagnare decisamente verso uno svincolo qualsiasi che ci riporti a genova, alla vecchia e cara genova, dove tutto è così immobile e provinciale da decenni, dove ci sono ancora le acciaierie e dove puoi vivere bene a meno che tu non decida che nella tua vita vuoi fare qualcosa, qualsiasi cosa, in tal caso devi lasciare genova perché a genova non si fa niente, bisogna andarsene, sentire il telefono squillare e poi sentire la voce di marco che dice oh venerandi mi accompagni? e chiedere, beh certo marco ma dove, e sentirsi dire, a roma cazzo venerandi a roma, e chiedere, bene marco, ma a roma e fare cosa? e sentirsi dire, beh amico alla fiera della media e piccola editoria, sai di cosa sto parlando, la fiera della media e piccola editoria, a roma, la capitale, il colosseo, l’eur, e dire, ah marco ma io ho smesso, io non scrivo più, cosa ci vengo a fare alla fiera della media e piccola editoria e sentire marco che ride e dice a soffrire, fabbrì, a soffrire.
Il problema delle fiere, dei saloni, dei meeting della media, piccola, grande editoria è che te scrittore ci sei attirato come una mosca è attirata dalla roba che marcisce e si contorce, e tu ci vai e pensi di essere al tuo posto, tu scrivi libri e lì si vendono libri, si vendono le cose che tu hai fatto, credi di essere al posto giusto, e invece tutte le volte che ci sono andato ho avuto a che fare con persone come posso dire, spiacevoli, cioè gente a posto, ma con la quali si costruivano situazioni spiacevoli, dialoghi imbarazzanti, rapporti malsani e per un certo periodo ho pensato che fosse colpa mia, che non ero adeguato, poi invece ho capito, è il posto che è sbagliato, è una fiera di venditori, di gente che è lì per vendere della roba, che pensa di venderne ancora di più che ragiona con altra gente su come vendere quel prodotto low-cost che si chiama ‘libro’ e che è ammantato di una nobiltà sempre più grottesca man mano che passa il tempo.
Ci dovrebbe essere una fiera anche per chi scrive, una fiera degli scrittori dove tu entri e ci sono tutti gli stand degli scrittori dove gli scrittori sono seduti dietro al loro stand e parlano di quello che fanno, di scrittura, di cosa scrivere, insomma una vera fiera destinata a chi scrive, ogni scrittore il suo stand con i suoi libri e potrebbero andare a vederlo i suoi lettori e lui parlerebbe con i suoi lettori, tranne quelli che sono a loro volta scrittori, perché quelli sarebbero già seduti al loro stand ad aspettare i loro lettori e ci vorrebbe un posto molto grosso per contenere tutti gli scrittori con il loro stand personale, un posto enorme, e penso che se mai qualcuno facesse davvero la fiera degli scrittori sarebbe una cosa fantastica perché uno entrandoci dentro capirebbe immediatamente cosa è l’inferno. L’inferno è quello, scrittori ognuno con il proprio metro quadro, sepolti dietro ai loro libri, tutti convinti di fare letteratura e tutti pronti ad azzannarsi al collo a parole. Gli scrittori sono gente orrenda, gente che non è capace, oh non so se posso continuare. Gente che non è capace di leggere tre righe di seguito di qualcosa ma capace di scrivere centinaia di pagine, di parlare, di pontificare, state a tavola con uno scrittore e non arriverete alla frutta, ecco cosa mi dice marco gesticolando pericolosamente mentre sorpassa un furgonato croato.
Tutto è grigio intorno, il cielo sembra un grosso telone cerato che butta la sua ombra sulle colline bagnate, le auto scure.
“Capisco” dico e fisso con tristezza l’autoradio spenta. “Ma io che c’entro?” chiedo.
Marco non mi guarda, non direttamente, si passa una mano sotto la maglietta alla pelle e poi dice che questa cosa che ho smesso di scrivere gli scazza. “Mi scazza” ribadisce. « Leggi il seguito di questo articolo »
maggio 12, 2010 § 1 commento
Ciao !!!!!
Mi chiamo Vera, ho 26 anni, io sono dalla citta di Samara.
Vorrei incontrare un uomo buono,
la cui eta 25-60 anni,
per la creazione di buone relazioni ed e possibile creare una famiglia.
Sono una ragazza solitaria che non e quando non era sposato e non ho figli.
Mi piacerebbe tanto per costruire un rapporto forte e buono con un uomo,
e se fosse possibile sarei stato in grado di andare a vivere con lui.
Io lavoro per un manager in una grande impresa, io lavoro nel reparto vendite.
Io vivo in strada: Lenina 123-12. Viviamo in dvoem con mamma, papa, sono morta tanti anni fa.
Non ho piu nessuno, e peggio di tutto, non ho i miei uomini preferiti.
Devo posta e arrivata una lettera dalla agenzia “risale all ‘estero” che se li pagano i soldi e dare un breve questionario e la tua foto,
avrei scritto un uomo che mi interessa. Mi piacerebbe davvero trovare un uomo.
Ti mando la mia foto e se ti piace allora vi chiedo di scrivermi in e-mail: malishka.kiska@yahoo.co.uk
Non appena ricevo una lettera da voi, allora scrivero su di me e molti di inviare le loro foto.
Kisssss Vera
Lamerotanti risponde.
“È un mondo crudele, Vera”.
quintadicopertina, un nuovo modo di leggere digitale
maggio 5, 2010 § Lascia un commento
antonio koch, editoria digitale, fabrizio venerandi, enrico colombini, locuste, david crane ucciso, harry potter e i suoi occhi, cose, viaggi, mauro mazzetti, iLiad, iPhone, Cybook, iPad, amore infinito, letteratura componibile, interactive fiction, librogame, sperimentazione letteraria, barcamp, jukebooks: questo e molto altro ancora nella nuova fiammante casa editrice digitale quintadicopertina. cliccate con forza.