bug

maggio 23rd, 2010 § Lascia un commento

cammino con i miei figli siamo quasi in cima alla collina, il piccolo si lamenta che ha male alle gambe da quando abbiamo fatto il primo passo in salita, il grande non parla sembra che pensi.
spero che stia sognando o fantasticando e invece ad un certo punto mi dice papà ma come faccio a fare per rallentare il computer.
“A rallentare?”
“Sì, voglio che ci sia un rallentamento” e mi spiega che deve controllare un “inkey dollaro”, che ha fatto una variabile che va a scalare per fargli fare un ciclo a vuoto ma il computer è troppo veloce.
Il piccolo ci manda sguardi carichi di odio perché capisce che stiamo parlando di programmazione e lui non ci capisce niente. Inizia a lamentarsi più forte del male di gambe.
“Beh, aumenta il valore massimo della variabile”
“Già fatto, mi dà errore di numero troppo grosso”
“Capisco. Beh, fai un incremento decimale”
“Niente da fare mi dà errore”
“Eh” faccio io e intanto cammino e sono in debito d’ossigeno per la salita e penso che è meglio troncare la discussione con qualcosa di forte e aggiungo eh beh, dovresti nidificare.
Silenzio.
“Sai cosa vuol dire nidificare” faccio io e intanto guardo gli uccelli volare nel cielo carico di luce. Mi sto già preparando a fare lo spiegone quando niccolò scrolla le spalle e dice che certo che sa cosa vuol dire che stava pensando dove spostare l’inkey dollaro.
Tossisco. “Chicco tu sai *davvero* cosa vuol dire nidificare?”
Figlio numero uno non mi risponde nemmeno, figlio numero due guarda me e niccolò, è incerto.
“Sì papa” risponde chicco e lo dice con quel tono un po’ rassegnato che può avere solo chi sa davvero cosa vuol dire nidificare.
“Ok” faccio io e sto zitto.
Il piccolo resta a guardarci e poi approfitta del silenzio per dire che il suo coso, il suo ombelico, se lo tira fuori dalla pancia, il dentro dell’ombelico, ecco, quello puzza.
“Interessante” faccio io annuendo meccanicamente. Poi mi chiedono perché preferisco il primogenito.
Niccolò comunque scuote la testa e mi dice che il nonno però lo fa arrabbiare.
“Parli di mio padre? È normale”
Niccolò inspira e dice, vedi il nonno è bravo a fare i giochi. “Ha fatto questo gioco che tu ti muovi e raccogli dei cuori”
“Romantico”
“Più cuori raccogli più punti fai e alla fine fa anche le statistiche”
“Forte”
“Ecco solo che questi cuori cadono e ogni tanto cadono nella riga venticinque”
“Eh”
“E tu ti puoi muovere solo fino alla riga ventiquattro”
“Acci”
“È un bug”
“Eh sì, è un bug”
“Io l’ho detto al nonno”
“Hai fatto bene”
“E lui ha detto ‘vabbé’”
“Vabbé”
“Esatto, vabbé. Solo che così non va bene è un bug”
“Mio padre ha detto vabbé. Avrei voluto esserci”
“Allora io mi sono detto, beh lo correggo io”
“Torvalds ha cominciato così”
“Cosa?”
“Niente, finisci il racconto”
“Solo che il nonno ha detto che non vuole che io gli cambio il suo programma”
“Ah”
“Così io ho aperto il suo programma, che si chiama teamg…”
“Teamg”
“Sì, teamg”
“E cosa vuole dire?”
“Team galattico”
“Ah certo, scusa. Potevo arrivarci da solo”
“Comunque l’ho aperto e l’ho salvato con il nome teamr”
“Teamr. E teamr cosa vuol dire?”
“Niente, papà, ho solo cambiato una lettera per salvarlo diverso”
“Capisco”
“E adesso lo sto cambiando per togliere il bug” conclude e poi mi guarda con uno sguardo felice ma proprio felice e intanto simone dice che noi abbiamo un tubo che dalla bocca passa dentro al cuore e arriva fino al pisello e al sedere.
“Certo” dico a simone prendendomelo addosso e rigirandolo come un animaletto urlante che mi entra fino a dentro la testa.
E lui ride e siamo in cima alla collina.

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