time pilot
luglio 5th, 2010 § Lascia un commento

Il venticinque aprile, c’erano scritte un po’ dappertutto, a sant’olcese si festeggiava sempre il venticinque aprile perché era la festa della resistenza. Apparivano questi manifestini con i colori della bandiera dell’Italia e sopra la scritta W IL 25 APRILE, erano degli strani manifestini bassi e larghi, molto rettangolari, che avevo visto da quando ero bambino e che avrei visto per sempre. I manifestini apparivano di notte, non li ho mai visti attaccare, sembrava quasi che fiorissero da soli sui muri.
Io li ho conosciuti i fascisti. I fascisti mi hanno sempre fatto paura, perché avevano tutti la faccia da stronzi. Avevano dei giubbotti neri, pantaloni di jeans molti attillati, cranio rasato, erano tutti abbastanza grossi e -appunto- avevano la faccia da stronzi.
I fascisti a sant’olcese apparivano sempre in piccoli gruppi, non ho mai visto un fascista passeggiare da solo, magari mangiando un gelato. Quando apparivano erano sempre in gruppo e avevano l’aria di chi è già un po’ incazzato.
La seconda cosa che ricordo dei fascisti è l’uso intenso dei pennarelli neri. Le panchine e i cessi pubblici erano il posto in cui il fascismo trovava voce. Erano i posti del manifesto. Scrivevano tutti in un stampatello un po’ stilizzato a imitare i font di epoca fascista. Scrivevano DUX. I pennarelli neri dei fascisti dovevano essere speciali perché le loro scritte duravano tempi lunghissimi, non si sbiadivano mai. DUX MEA LUX.
A noi ragazzini di sant’olcese del venticinque aprile non fregava di meno. Ma proprio niente. Noi pensavamo alla fica, pensavamo al pac-man, pensavamo a supercar gattigher. Pensavamo agli alieni, alla masturbazione, a uccidere i gatti a sassate.
La seconda guerra mondiale era qualcosa di lontanissimo per noi che riviveva solo grazie all’originale TIME PILOT, uno dei grandi lavori della KONAMI che per molti mesi aveva stazionato nella sala dell’ACLI di sant’olcese. TIME PILOT era un videogioco cupo, tu guidavi un aereo da combattimento che stava sempre nel centro dello schermo, potevi dirigerlo in tutte le direzioni, ma era il fondo del cielo con le nuvole che scrollava sotto, dando l’idea del movimento. Tutto iniziava nella prima guerra mondiale, appariva l’aereo e sotto la scritta A.D. 1910, e subito da ogni parte apparivano biplani che iniziavano a spararti, e tu che avevi invece un aereo più moderno dovevi difenderti e ucciderli tutti e uccidere anche le mongolfiere che di tanto in tanto apparivano. Il programmatore di TIME PILOT era giapponese e quindi era poco ferrato sulla prima guerra mondiale, o forse in giappone è successo qualcosa nel 1910 che noi europei ignoriamo, in ogni caso se si superava il primo livello il nostro aereo era illuminato da una luce bianchissima e poi eravamo ricatapultati in un altro cielo e questa volta gli aerei erano quelli della seconda guerra mondiale e c’era scritto A.D. 1940. Questa i giapponesi la ricordavano meglio. Se si superava anche questo schema si finiva nel 1970, e allora si combatteva contro gli elicotteri, poi si andava nel 1982 e si combatteva contro i JET e infine si andava nel 2001 dove si combatteva direttamente contro gli ufo.
Questa cosa che nel 2001 si combatteva contro gli ufo a me metteva una certa angoscia anche perché, mentre nel 1910 il cielo era bello azzurro, man mano che passavano gli anni, il cielo era sempre più scuro e inquinato, fino a diventare nero nel 2001. Se ci sono gli ufo, pensavo, vuol dire che i terrestri sono stati sconfitti, che non c’è più nessuno e che sto combattendo in un cielo straniero. Pensavo questo e mi sembrava che fosse una battaglia inutile, una specie di ultimo urlo per la sopravvivenza della razza umana. La seconda cosa che a me metteva angoscia di TIME PILOT è che non esisteva la terra. Per quanto io iniziassi le mie partite dirigendo l’aereo verso il basso e tenessi il basso per tutta la partita evitando biplani e proiettili vaganti, il mio aereo restava per sempre in questo cielo infinito, senza nessun bordo da nessuna parte. Un cielo eterno in ogni direzione abitato solo da aerei nemici e che per sempre sarebbe stato abitato solo da aerei ed elicotteri da combattimento. I suoni di TIME PILOT li ho sentiti centinaia di volte, migliaia. Mi sono entrati dentro fanno parte di me, della mia identità. Quando penso, io penso anche con le luci che ho visto, i colori del cielo digitale, i suoni senza senso che si sono ripetuti per ore e ore nella saletta vuota del bar ACLI. Quei suoni erano suoni moderni, erano i suoni di una forza nuova, erano i suoni di una guerra che c’era in quel momento, che c’era stata e che ci sarebbe stata ancora. Ho combattuto il venticinque aprile grazie alla KONAMI. Grazie ai programmatori nippo.
I fascisti che ho conosciuto quando andavo a Genova erano tutti al liceo classico che frequentavo. Erano come quelli di sant’olcese ma avevano più soldi. Vestivano giubbotti che costavano un sacco di soldi. Il fascista che ho conosciuto meglio si chiamava faina ed era il mio compagno di banco. Era un paninaro. Era molto più grosso di me e non era un fascista con la faccia da incazzato, ma mi prendeva spesso a cazzotti. Non diceva apertamente di essere fascista, non era uno che volesse convincere gli altri ad essere fascisti, ma era fascista. Stava con altri ragazzi che erano fascisti.
Non giocava a TIME PILOT, non credo che giocasse ai videogiochi, sembrava più grande di me. Era un fico, vestiva con questi vestiti da paninaro, faceva piani sui vestiti che si doveva comprare, mi spiegava quali erano i vestiti giusti da comprare per essere paninaro, era il giubbotto moncler, la cintura el charro, i pantaloni armani, le scarpe timberland, e gli occhiali scuri rayban. Lui si vestiva così, ogni giorno, e andava in palestra, era in formissima e sembrava sempre abbronzato. Mi diceva che addosso aveva un sacco di soldi.
Lui era fascista perché era paninaro, in quanto i paninari che frequentava erano fascisti. Disegnava sul banco il logo di forza nuova. Ma lui non era veramente abbronzato, non sempre. Durante le ore di lezione tirava fuori una scatola di crema e poi andava in bagno e in bagno si spalmava questa crema sulla faccia e sul collo, con questa crema sembrava sempre abbronzato. Quando tornava poi mi si avvicinava e mi chiedeva sottovoce se si vedeva il passaggio o se l’aveva spalmata bene.
Io ero onesto, gli dicevo quando si vedeva che era crema e lui poteva spalmarla meglio e sembrare abbronzato sempre. Non dimenticherò mai quella crema, la sua faccia coperta dalla crema. E i suoi sogni, lui sognava una moto, il teneré azzurro. Passava le ore della lezione con le riviste di moto e mi faceva vedere il teneré azzurro, lo baciava.
Faina mi somigliava in questo, che era della mia generazione. A lui dei fascisti non fregava un cazzo. Lui pensava alla fica, lui pensava al teneré azzurro. Andava in palestra, andava in discoteca a sentire i duran duran, erano queste le cose che lo facevano svegliare alla mattina, erano queste le cose che sperava. Anche per lui il venticinque aprile non era niente, era qualcosa di fuori dal tempo. Se riuscivi a battere anche gli ufo, TIME PILOT tornava nel 1910 ma questa volta i biplani erano stronzissimi sparavano velocissimo.