questo scambio tipo osmosi tra poeta e pubblico della poesia

agosto 2, 2011 § 2 commenti

Il semiologo si gira verso di me, mi squadra e fa un sorrisino amichevole, io sorrido di rimando, pare che mostrarsi i denti abbia un significato ambiguo e qui dentro bisogna stare attenti. È un tipo magro, con il volto che sembra parzialmente scavato dalla fame e parzialmente da qualcos’altro che non sai cosa sia, e preferisci non saperlo. Gli occhietti vitrei sono nascosti dietro ad un paio di occhiali finto trasandato ed indossa una giacchetta di lana verde, che dà l’idea di essere di terza mano, ma a guardarla bene capisci che è *nata* per sembrare una giacca di terza mano. Insomma, per farla breve è uno che sembra aver dormito sotto la cuccia del cane però puzza di soldi.
Sul palco intanto è salito un ragazzo smunto, con i capelli neri che gli cascano sopra sulla fronte, ha preso in mano dei fogli, si è messo a ridere parlando con i ragazzi delle prime file e poi ha detto al microfono: “No, io non uso il microfono!” e lo ha allontanato da sé.
Poi si è schiarito la voce e ha fatto questa cosa, nel senso che interpretava le cose che diceva, ad esempio urlava “Io sono!” e poi si rannicchiava per terra e faceva la vocina il falsetto e urlava “piccolo!” e poi si alzava e diceva che dentro a lui c’era però un grande, e si alzava sulla sedia e urlava con tutta la voce che aveva in corpo ” BOATO!” e poi scendeva ed è andato avanti così per parecchi minuti leggendo queste poesie in cui si parla di sé, oppure delle vittime della guerra e tutti non capiscono un cazzo di quello che dice ma ridono per questa cosa dell’interpretazione perché è una cosa che fa davvero ridere vederlo.
A quel punto il semiologo si è girato verso Koch e gli ha chiesto quanti anni ha quello sul palco e Koch gli ha detto boh, trentacinque.
“L’età giusta per smettere” dice allora il semiologo e si alza dicendo che lui esce a prendere dell’aria poi va in una galleria d’arte che di sera c’era la presentazione di un suo libro e forse passava anche Sanguineti e lo doveva salutare. Mi guarda, mi fa lo stesso sorrisino di prima, distratto, ed esce di scena, per ora.
Intanto il poeta ha finito, i suoi amici gli fanno l’applauso e il poeta riprende il microfono e dice che tra il pubblico c’è il suo maestro, indica un tavolino dove un tipo alto con lo sguardo teso alza un braccio e resta serio, non dice niente, e vicino a lui c’è una tipa vestita da fica, ma con la faccia brutta.
E, insomma, questo maestro si alza, fa tre passi con le sue gambe ossute, si piazza vicino all’allievo che si va a sedere tra il pubblico, c’è sempre questo scambio tipo osmosi tra poeta e pubblico della poesia, sembra quasi un gruppo di psicanalisi di gruppo, adesso tocca a te fare il pubblico ora è il mio turno fare il poeta, eccetera, insomma il maestro prende il microfono, si stira la camicia grigia sui jeans blù, e inizia a dare dei colpi di tacco con questa specie di evoluzione dei camperos che porta ai piedi, sono degli stivaletti di cuoio che gli arrivano a metà tibia, tira questi colpi di tacco sul palchetto di legno e tutti restano zitti a guardarlo fare ‘sti colpi e allora lui si avvicina al microfono e inizia pure a darsi dei pugni sul petto e declama -a memoria- dei versi, tipo vado per il mondo / con la terra dentro agli occhi, e mentre declama la terra dentro agli occhi si dà questi colpi sul petto in modo che diano ritmo alle cose che sta dicendo e anche con il piede, con i camperos.
“Uh” dico tra me e me e mi giro verso Koch che mi guarda e lo indica con un dito e poi mi si avvicina all’orecchio e mi dice ‘peso!’, e io mi allontano da Koch e mi passo una mano sulla faccia.
Intanto l’amichetto di Koch, che finora se ne era stato acciambellato vicino ad Antonio, mi si avvicina con la faccia e mi dice che quello è una merda, ma è meglio tenerselo buono.
“Mena?” chiedo intimidito dall’aspetto cupo del suo volto poetico, ma soprattutto dai grossi camperos a punta metallica.
“No” mi sorride nell’orecchio l’amichetto di Koch, ma -mi spiega- è uno che conta perché ha fatto il Festival Globale della Poesia, e ha trovato quel valore aggiunto che trasforma la poesia da semplice passatempo per ex-laureati, in vera poesia con la v maiuscola e la p pure.
“L’ispirazione?” chiedo io un po’ ingenuamente.
“No, i soldi” fa il mio confidente, e racconta che [...]

(tratto da “L’ultima avventura del signor Buonaventura“, 2010 quasi 2011, editrice zona)

About these ads

§ 2 risposte a questo scambio tipo osmosi tra poeta e pubblico della poesia

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo questo scambio tipo osmosi tra poeta e pubblico della poesia su lamerotanti.

meta

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 27 follower

%d bloggers like this: