Io e giovanni lindo ferretti al supermercato

settembre 15, 2011 § Lascia un commento

Sono lì al supermercato che sto cercando la maionese, inciso: deve esistere una qualche legge per cui alcuni prodotti come i funghi secchi, la maionese, lo zafferano, lo zucchero, non abbiano una collocazione precisa e possano essere in qualunque luogo del supermercato, dalle casse fino ai cessi, vale tutto: fine inciso, sto cercando la maionese dicevo e a un certo punto vedo una figura nota vicino al bancone dei prodotti in “sconto al 70%”, perché stanno per andare a male. Guardo meglio. Lo conosco.
È Giovanni Lindo Ferretti.
Lascio il carrello, mi avvicino piano piano e quando gli sono dietro gli do una pacca sulla spalla e gli dico forte, ciao ferretti! e lui si volta lentissimamente verso di me, pezzo di viso dopo pezzo di viso, rughetta incazzosa dopo rughetta incazzosa, quando ha finito il giro della testa mi fissa con le sue occhiaie e dice “ah ciao venerandi” e poi si volta a cercare un punto di fuga, ma questa volta siamo in un corridoio chiuso dal reparto pelati in scatola non ha scampo.
Deglutisce, il pomo d’adamo è facile da vedere in Ferretti.
“È un sacco che non ci vediamo” gli dico e faccio un sorriso amichevole, come quello di Spongebob, tanto per capirci.
“Eh” fa lui e indica i prodotti in offerta speciale.
Abbasso la testa e vedo tutta quella roba che sta per marcire e gli dico, beh Ferretti attento che è tutta roba che ti fa male, è roba che sta per marcire, fa le muffette, poi ti senti male e Ferretti alza la spalle e dice non è per lui, è per i maiali.
“Maiali?”
Ferretti annuisce cercando di spostare il carrello su cui mi sono appoggiato.
Ferretti vede che il carrello non si muove, lo molla. Mi guarda, fa un sospiro strano e mi spiega che adesso oltre ai cavalli tiene anche i maiali. “Tu non sai che soddisfazione, vederli così, la mattina sentire il loro suono. Sono grossi, vivono nella terra e sono bestie pulitissime. Sono le bestie più simili all’uomo. Lo sapevi che per alcuni organi interni il maiale è la bestia più simile all’uomo, dico per i trapianti?”
“Lo ignoravo” ammetto e intanto penso, vedi il Ferretti che cultura, ecco cosa distingue uno stronzo come il sottoscritto da uno come Ferretti, questo sa tutto e poi ridacchio e dico, sai Ferretti, non pensavo proprio che tu facessi la spesa in un supermercato.
“Ah” fa lui.
“Mi sembravi più un tipo da mercato all’aperto, o tipo andare dai pastori a prendere direttamente da loro i beni primari, tipo latte, formaggio. Patatine”
Ferretti mi prende sotto il braccio e mi indica il carrello. “Vedi qua dentro hanno un sacco di prodotti bio”
“Bio”
Ferretti annuisce. “Un sacco di roba bio. Ottima. Meglio di quella che trovi da certi contadini, che poi, non sono certo contadini. Usano macchinari”
“Uh”
La voce di ferretti è diventata un bisbiglio, come quando parla basso al microfono. “Fertilizzanti. Trattori”. Fa un sorriso strano e poi mi molla il braccio. “Invece questa roba bio è buonissima. La fanno nel cuore dell’Africa”
“Uh. Capisco. Ma…” sto per dire ma lui mi interrompe riprendendomi il braccio.
“E poi -continua- io faccio la raccolta del punti coop”
“Tu…”
Ferretti abbassa ancora di più la voce. Sembra davvero uno degli ultimi cd, quando parlotta invece di cantare. “Venerandi, mia sorella fa la raccolta punti coop da anni. Anni”. Sospira. “Abbiamo anche la tessera risparmio. E oramai è un vizio di famiglia, abbiamo…”
“Ferretti” lo interrompo.
“Lo so, lo so” fa lui senza ascoltarmi. “Le coop sono rosse –continua– e io ormai ho chiuso con il vinile rosso”. Sorride. “Ma mia sorella…”
“Ferretti” lo interrompo di nuovo, stringendogli più forte il braccio.
“Eh”
“Questa non è la coop”
“Come non…”
“Siamo alla Basko. Non la coop. È proprio un’altra catena di supermercati. Antagonista. Non credo che i punti coop…”
“Cazzo”
“Eh”
“La Basko, ma…”
“Vedi, c’è anche il logo sui carrelli”
“Cazzo”
Ferretti si ferma. Guarda ora me, ora il carrello, ora il logo Basko su fondo verde che rimbalza di prodotto in prodotto. Cazzo, cazzo ripete, si sente circondato, e poi fissa il carrello pieno di prodotti bio e di roba marciscente avvolta nel domopack e con la stampigliatura dell’offerta speciale. “E ora -dice con la sua voce adesso squillante- cosa me ne faccio di tutta questa roba?” e come se si fosse sganciato dal mondo come noi lo conosciamo, abbandona il carrello e precipita in orizzontale, verso l’uscita luminosa di colori nuovi e indicibili.

Nel centro del posto dove vivo c’è un pozzo fatto di carne.

settembre 12, 2011 § Lascia un commento

In questa storia io sono dentro di lui e gli parlo e lui sbuffa e corre. Corre per il bosco e urla, spacca i rami io sono dentro e non vedo niente, ogni tanto gli chiedo se è notte. “È notte!” risponde lui, “è sempre notte in questo bosco!” urla, io sono dentro di lui è tutto soffice anche se bagnato.
Quando sento che inizia a mancare l’aria gli parlo e lui sbuffa, si mette ad urlare, così entra altra aria, non riesce a controllarsi.
In fondo non si sta male qua dentro, basta farci l’abitudine. Quando lui mangia entra dentro un sacco di roba, un po’ la mangio io, un po’ la faccio cadere nel pozzo.
Nel centro del posto dove vivo c’è un pozzo fatto di carne.
Quando smette di correre lui si ferma e ansima per un sacco di tempo, allora io dormo. Se si addormenta anche lui con la bocca aperta ogni tanto si sente l’odore della luna e del bosco notturno.
Poi si risveglia e urla, torna a correre e spezzare i rami nel bosco e io mi siedo e ogni tanto mi metto a cantare. Se canto lui continua a correre ma non spezza più i rami e non urla più niente. Ma non posso cantare per sempre.
In fondo io lo amo, quello là fuori, mi sono abituata al suo sapore, al rumore della sua voce e al suono dei rami spezzati.
Quando fa freddo freddo, alzo sulla testa il mio cappuccio rosso e mi stringo tutta mentre fuori quello ulula, corre e spacca tutto quello che incontra.

“No, compagno, davvero, i tuoi figli vivranno da dio”

settembre 9, 2011 § Lascia un commento

il migliore dei mondi

settembre 7, 2011 § Lascia un commento

Io penso che vorrei vivere bene, non dico bene, dico proprio nel migliore dei mondi possibili, non perché io *davvero* voglia vivere nel migliore dei mondi possibili, ma perché preferisco pensare che possa esistere un mondo migliore di questo, e preferisco pensare che il mondo migliore di questo, non sia questo.
Perché se il mondo migliore possibile, per me, fosse questo, non sarebbe un mondo nel quale io vorrei vivere: potessi scegliere, in questo mondo in cui vivo, non ci vorrei vivere, ma ci vorrei sopravvivere. Che è poi quello che faccio.
Ci sopravvivo pensando che intanto in questo mondo, che non è il migliore mondo possibile e quindi non è il mio mondo per viverci, intanto in questo mondo io non ci sto davvero vivendo, ma ci sto solo sopravvivendo, così, per un po’. Ci sopravvivo dentro per un po’, desiderando prima o poi di andare nel migliore dei mondi possibili finché un giorno io muoio.
Su tante cose posso avere dei dubbi, ma su questa no, io so che un giorno, mentre sopravvivo in questo mondo che non ho scelto e che non ho vissuto, un bel giorno io muoio.
E il giorno della mia morte sarà una bella merda, lasciatemelo dire, perché non sarà niente di epico, ci ho pensato, ho anche guardato altri che conosco che sono morti, non sarà niente di epico, sarà una cosa un po’ paradossale. Io muoio e il mondo continua a sopravvivere senza di me, la gente che adesso vedo otto nove dieci ore al giorno continua a sopravvivere senza di me, e io no. Una gran bella merda, vista in prospettiva.
E quello che succederà dopo la morte, qualunque cosa essa sia, non sarà il migliore dei mondi possibili, di questo sono sicuro, i lemmings lo sanno. Qualunque cosa accada ai miei neurorecettori dopo la mia morte, qualunque cosa la santificazione voglia fare del mio stato animale, qualunque essa sia, non avrà niente a che vedere con il migliore dei mondi possibili.
Se esiste il migliore dei mondi possibili è qua, è a mia disposizione e alla mia portata.
Il primo grosso problema, è che nel migliore dei mondi possibili che io immagino, io non mi assomiglio o non ci sono proprio, ancora non ho capito. Una persona come me oggi, come sono io oggi mentre sopravvivo nella vita di tutti i giorni, non ci starebbe bene nel migliore dei mondi possibili, lo dico con una certa franchezza. Io non la vorrei una persona così.
Vorrei una persona più clamorosa, vorrei che ci venisse la parte della luna che è sempre all’ombra, lo sapevate che esiste una parte della luna che è sempre all’ombra? Che dalla notte dei tempi non è mai stata toccata dal sole? Lo sapevate?
Beh, non è vero, il sole non è così cordiale, quello illumina tutte le parti della luna, non ha nessun pudore; ma questa è anche una piccola speranza, il fatto – voglio dire – che perfino la parte clamorosa di me, quella tranquilla, quella che può schiodarsi e smettere di sopravvivere, ecco, anche quella riceve la sua dose di sole, e quindi se c’è qualcosa di vivo su quella parte, può seccare, morire, ficcarsi sotto la terra e schiattare fino a fare uscire una cazzo di radice prensile che inizia a muoversi come le zampe di un ragno e mi porta via da questa terra piena di roba che rotola sempre dove sto andando io per impedirmi di fare anche un solo passo via da qua.

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settembre 7, 2011 § Lascia un commento

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