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gennaio 9, 2012 § Lascia un commento
Mi infilo nel letto di mio figlio, è mattina prestissimo, lo abbraccio è un ranuncolo ispido e dal buio mi dice papà perché sei nel mio letto? Aggiunge: ero tranquillo, perché sei nel mio letto? E io gli dico non ti fa piacere che sto un po’ con te nel letto? E lui dice no, papà, hai le mani fredde e io ero tranquillo. E io gli dico vuoi che me ne vada, e lo abbraccio e lui dice, sì voglio che tu te ne vada e io, come un lenzuolo, svolazzo via, scompaio dalla camera pensando bella merda i figli, proprio una bella merda manco mi posso scaldare, con ‘sto freddo: e scivolo al piano di sotto dove c’è l’altro di figlio. È seduto a tavola che guarda nel vuoto. Mi vede.
Mi dice, papà, perché un oggetto non può andare più veloce di duecentonovantanove milioni di metri al secondo? Mi fermo. Sai, Einstein, aggiunge. Hai presente, chiede. Penso a una qualunque risposta che possa pararmi il culo, non la trovo, mi sono appena svegliato e gli dico, nicco, non ne ho la più pallida idea. Lui mi guarda, alza un sopracciglio. Non ne ho la più pallida idea, ripeto e lui dice, ma papà, è importante! Mi siedo.
Lo so, dico, per questo ti ho generato. Non potendo pensare io a tutto ho generato te così puoi occuparti di queste cose relative alla fisica dei corpi. Lui sorride, scuote la testa e poi dice, per otto anni.
Per otto anni, ripeto.
Per otto anni, dice lui.
E dopo otto anni che succede, chiedo. E lui mi fissa negli occhi e dice dopo otto anni sono maggiorenne e me ne vado di casa. Ah faccio io. Eh, fa lui. Ma, chiedo, continuerai a tenermi informato sulle cose della fisica, chiedo, e lui risponde non credo. E io capisco che è vero.