I fatti separati dalle opinioni (per semplificare la raccolta differenziata)
giugno 20, 2012 § Lascia un commento
Vorrei spendere alcune parole sulla mia partecipazione a questo blog collettivo e su come questo abbia arricchito la mia esperienza, sia come uomo che come scritt… Cristo non ce la faccio. Io ho un problema, ragazzi. Un problema serio. Non riesco più ad avere un’opinione che una. C’è stato un tempo, un tempo bellissimo, in cui io la pensavo chiaramente in un certo modo, che era quel modo, non c’erano dubbi in proposito. E tutti quelli che la pensavano nell’altro modo io li combattevo. Mi alleavo con quelli che la pensavano nel mio modo, se serviva. Era facile individuarli. Ce l’avevano scritto in faccia che la pensavano nel mio stesso modo. Così come era facile individuare quelli che la pensavano nell’altro modo. Anche loro ce l’avevano scritto in faccia. Era il tempo del bianco e del nero ed era un tempo facile e bellissimo. Era il tempo dei giusti e degli sbagliati. E io ovviamente facevo parte dei giusti. Now those days are gone.
Per un certo periodo ho provato a pensarla nell’altro modo. Mi sono detto: può pure capitare che uno si sbagli, che uno pensi che le cose giuste siano qui quando invece magari stanno là. Magari per tutto questo tempo mi sono sbagliato. Non c’è niente di male. Può capitare, no? Niente, mi veniva la nausea. A pensarla nell’altro modo mi veniva la nausea. Anzi, mi veniva quella rabbia solletichina all’ombelico e dovevo subito smettere. Allora tornavo a pensarla nel mio vecchio modo, in quel caro solito vecchio modo. E lì sono cominciati i casini. Perché la nausea non se ne andava, restava lì, tutta rabbiosa e solletichina al centro dell’ombelico. E a quel punto scattava la mia risata.
Ora devo descrivere la risata. Non era una risata serena o divertita, né tampoco una risata meramente isterica. Era la risata disperata e disperante di chi sa di essere spacciato e tuttavia non riesce a non vedere il lato umoristico di tutta la faccenda. Come di uno che si trovi intrappolato in qualche pastoia burocratica; la libertà è lì a portata di mano ma un gendarme ottuso che non parla la tua lingua ti impedisce di raggiungerla perché tu non hai il timbro sul lasciapassare. Ecco, una risata così.
Parlavo (ho sempre parlato molto, con gente di ogni tipo) e inevitabilmente si cadeva su un tema rispetto al quale ci si aspetta che la gente abbia una qualche opinione. Scegliete voi il tema, non ha importanza quale: articolo 18, matrimoni gay, meritocrazia, TAV. Per me ormai è tutta la stessa fuffa priva di senso. Uno degli interlocutori diceva: ah io la penso così! Ed ecco che mi partiva la rabbia solletichina. Un altro controbatteva: ah no, caro lei! Io la penso cosà! Ed ecco di nuovo la rabbia solletichina. Il primo rincalzava: ah, io sono categoricamente pro (e io dentro di me pensavo: ma come si può essere così idioti da essere pro?). L’altro contrattaccava: ah, io invece sono categoricamente contro (e io dentro di me pensavo: ma come si può essere così idioti da essere contro?). E lì realizzavo che non ero né pro né contro, il che converrete con me è impossibile.
Anni buttati. Un’adolescenza passata a formarmi una coscienza, un sistema etico di opinioni. Per anni ho pensato che fosse importante avere delle opinioni. Oggi so invece che è importare avere un impianto hi-fi. L’impianto hi-fi è l’unica cosa che riesce a sedarmi. L’unica cosa che manda via la rabbia solletichina è la musica che esce dal mio impianto hi-fi. Io ormai ascolto musica e basta. Scrivo, è vero, ma quello è un vizio, non ti puoi mica vantare. Un fumatore non è che contempla il secondo pacchetto di sigarette della giornata e dice tra sé: via, anche oggi il mio dovere l’ho fatto. Leggere ormai non leggo più. Dico in giro che leggo dei libri per darmi un tono e perché uno scrittore che non legge è poco credibile. Così ogni tanto prendo dei codici isbn a caso, li carico su anobii e poi metto delle date di inizio e fine lettura, qualche stellina di valutazione. Così sono in regola nel caso qualcuno vada a curiosare nella mia libreria. Film, teatro, mostre, non se ne parla. Non c’ho nessuna voglia. La musica è l’ultima cosa che mi è rimasta. L’esperienza del suono. Puro suono. Nessuna opinione. Suono.
Io ho bisogno di paroxetina. Ecco quello che volevo dire all’inizio. Se siete arrivati fin qui mi conforta, perché sto solo cercando un modo per procurarmi la paroxetina senza prescrizione medica. Grazie a tutti.
