Pensare forte agire forte. Tipo lui è scomparso di nuovo. Pensare alla grande. Hanno fatto dei segni sul mio monitor, sono come delle righe bianche. Lo hanno fatto di nuovo. Lo rifaranno. Ero a tavola ieri, ero con mio figlio. Nessuno parlava eravamo soli, stavamo mangiando. Se piangevo; mio figlio ecco che mi riempie il bicchiere di vino.
Mio figlio è molto cortese. O forse mi vuole ammazzare con calma; a tempo debito.
Gli dico, mi giro verso di lui. Gli chiedo figlio & amore mio, lui si gira. Gli dico siamo tutti amici & fratelli, lui guarda il mio bicchiere; non è vuoto. Lo riempie lo stesso, il vino cade sulla tovaglia.
Gli dico ma è meglio farsi capire o fare i soldi, più o meno così, poi piango & mio figlio guarda il bicchiere. Ha la bottiglia in mano non sa cosa fare. Nella bottiglia galleggiano; cosa; galleggiano cadaveri piccoli di vespa.
Mio figlio posa la bottiglia e mi fissa e poi alza le spalle & a questo punto sparisce di nuovo. Scende dalla sedia & dice vado là. Sento la porta che si chiude & io guardo il muro: dietro al muro c’è la strada che adesso mio figlio sta andandoci sopra. Io vedo solo il muro. Mi viene da piangere di nuovo. Piango. Ma farlo da solo mi sento male.
Guardo la bottiglia & penso chissà come sono. Mi alzo e lo cerco. Nelle posate: non c’è. Nei piatti: non c’è. Pentole? Non c’è. Alla fine è nello scolapiatti, lo prendo & penso come potrei fare. Prendo una pentola. Una pentola non è mai una cattiva idea. Prendo la pentola & torno al tavolo.
Al tavolo.
Sul tavolo c’è dei piatti & della carne, forchette (due), un bicchiere (pieno) & una bottiglia. La bottiglia contiene piccoli pezzi di vespa. Chissà come sono. Prendo la bottiglia & la metto sul lavandino, poi prendo quella cosa & la metto tra la bottiglia & la pentola & poi rovescio il vino nella pentola & in quella cosa rimangono i pezzi di vespa, i cadaverini.
Finisco. Poso la bottiglia. Prendo quella cosa che avevo cercato & dentro ci sono i cadaverini. Penso ancora chissà come sono.
Prendo la forchetta & ne infilzo uno, si sfalda. Posa la forchetta. Prendi il cucchiaio.
Fatto.
Prendo il cucchiaio & gratto per prendere il cadavere sfaldato di vespa, mi chiedo chissà come è & me lo infilo in bocca. Sembra annodato, sa di vino & di marcio. Non è un cattivo gusto tutto sommato. Mi sono tolto la cosa. Ho voglia di piangere ancora.
Poso il cucchiaio, mi siedo, guardo il bicchiere. Prendo il bicchiere (pieno) & bevo, tutto mi cade attorno & poi poso il bicchiere (vuoto).
Mi giro verso mio figlio & non c’è, sento che mi manca. Piango. Guardo il bicchiere, è restato vuoto. Piango più forte.
Batto un pugno contro il tavolo. Aspetto. Non è successo niente.





