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time pilot

luglio 5, 2010

time pilot
Il venticinque aprile, c’erano scritte un po’ dappertutto, a sant’olcese si festeggiava sempre il venticinque aprile perché era la festa della resistenza. Apparivano questi manifestini con i colori della bandiera dell’Italia e sopra la scritta W IL 25 APRILE, erano degli strani manifestini bassi e larghi, molto rettangolari, che avevo visto da quando ero bambino e che avrei visto per sempre. I manifestini apparivano di notte, non li ho mai visti attaccare, sembrava quasi che fiorissero da soli sui muri.
Io li ho conosciuti i fascisti. I fascisti mi hanno sempre fatto paura, perché avevano tutti la faccia da stronzi. Avevano dei giubbotti neri, pantaloni di jeans molti attillati, cranio rasato, erano tutti abbastanza grossi e -appunto- avevano la faccia da stronzi.
I fascisti a sant’olcese apparivano sempre in piccoli gruppi, non ho mai visto un fascista passeggiare da solo, magari mangiando un gelato. Quando apparivano erano sempre in gruppo e avevano l’aria di chi è già un po’ incazzato.
La seconda cosa che ricordo dei fascisti è l’uso intenso dei pennarelli neri. Le panchine e i cessi pubblici erano il posto in cui il fascismo trovava voce. Erano i posti del manifesto. Scrivevano tutti in un stampatello un po’ stilizzato a imitare i font di epoca fascista. Scrivevano DUX. I pennarelli neri dei fascisti dovevano essere speciali perché le loro scritte duravano tempi lunghissimi, non si sbiadivano mai. DUX MEA LUX.
A noi ragazzini di sant’olcese del venticinque aprile non fregava di meno. Ma proprio niente. Noi pensavamo alla fica, pensavamo al pac-man, pensavamo a supercar gattigher. Pensavamo agli alieni, alla masturbazione, a uccidere i gatti a sassate.
La seconda guerra mondiale era qualcosa di lontanissimo per noi che riviveva solo grazie all’originale TIME PILOT, uno dei grandi lavori della KONAMI che per molti mesi aveva stazionato nella sala dell’ACLI di sant’olcese. TIME PILOT era un videogioco cupo, tu guidavi un aereo da combattimento che stava sempre nel centro dello schermo, potevi dirigerlo in tutte le direzioni, ma era il fondo del cielo con le nuvole che scrollava sotto, dando l’idea del movimento. Tutto iniziava nella prima guerra mondiale, appariva l’aereo e sotto la scritta A.D. 1910, e subito da ogni parte apparivano biplani che iniziavano a spararti, e tu che avevi invece un aereo più moderno dovevi difenderti e ucciderli tutti e uccidere anche le mongolfiere che di tanto in tanto apparivano. Il programmatore di TIME PILOT era giapponese e quindi era poco ferrato sulla prima guerra mondiale, o forse in giappone è successo qualcosa nel 1910 che noi europei ignoriamo, in ogni caso se si superava il primo livello il nostro aereo era illuminato da una luce bianchissima e poi eravamo ricatapultati in un altro cielo e questa volta gli aerei erano quelli della seconda guerra mondiale e c’era scritto A.D. 1940. Questa i giapponesi la ricordavano meglio. Se si superava anche questo schema si finiva nel 1970, e allora si combatteva contro gli elicotteri, poi si andava nel 1982 e si combatteva contro i JET e infine si andava nel 2001 dove si combatteva direttamente contro gli ufo.
Questa cosa che nel 2001 si combatteva contro gli ufo a me metteva una certa angoscia anche perché, mentre nel 1910 il cielo era bello azzurro, man mano che passavano gli anni, il cielo era sempre più scuro e inquinato, fino a diventare nero nel 2001. Se ci sono gli ufo, pensavo, vuol dire che i terrestri sono stati sconfitti, che non c’è più nessuno e che sto combattendo in un cielo straniero. Pensavo questo e mi sembrava che fosse una battaglia inutile, una specie di ultimo urlo per la sopravvivenza della razza umana. La seconda cosa che a me metteva angoscia di TIME PILOT è che non esisteva la terra. Per quanto io iniziassi le mie partite dirigendo l’aereo verso il basso e tenessi il basso per tutta la partita evitando biplani e proiettili vaganti, il mio aereo restava per sempre in questo cielo infinito, senza nessun bordo da nessuna parte. Un cielo eterno in ogni direzione abitato solo da aerei nemici e che per sempre sarebbe stato abitato solo da aerei ed elicotteri da combattimento. I suoni di TIME PILOT li ho sentiti centinaia di volte, migliaia. Mi sono entrati dentro fanno parte di me, della mia identità. Quando penso, io penso anche con le luci che ho visto, i colori del cielo digitale, i suoni senza senso che si sono ripetuti per ore e ore nella saletta vuota del bar ACLI. Quei suoni erano suoni moderni, erano i suoni di una forza nuova, erano i suoni di una guerra che c’era in quel momento, che c’era stata e che ci sarebbe stata ancora. Ho combattuto il venticinque aprile grazie alla KONAMI. Grazie ai programmatori nippo.
I fascisti che ho conosciuto quando andavo a Genova erano tutti al liceo classico che frequentavo. Erano come quelli di sant’olcese ma avevano più soldi. Vestivano giubbotti che costavano un sacco di soldi. Il fascista che ho conosciuto meglio si chiamava faina ed era il mio compagno di banco. Era un paninaro. Era molto più grosso di me e non era un fascista con la faccia da incazzato, ma mi prendeva spesso a cazzotti. Non diceva apertamente di essere fascista, non era uno che volesse convincere gli altri ad essere fascisti, ma era fascista. Stava con altri ragazzi che erano fascisti.
Non giocava a TIME PILOT, non credo che giocasse ai videogiochi, sembrava più grande di me. Era un fico, vestiva con questi vestiti da paninaro, faceva piani sui vestiti che si doveva comprare, mi spiegava quali erano i vestiti giusti da comprare per essere paninaro, era il giubbotto moncler, la cintura el charro, i pantaloni armani, le scarpe timberland, e gli occhiali scuri rayban. Lui si vestiva così, ogni giorno, e andava in palestra, era in formissima e sembrava sempre abbronzato. Mi diceva che addosso aveva un sacco di soldi.
Lui era fascista perché era paninaro, in quanto i paninari che frequentava erano fascisti. Disegnava sul banco il logo di forza nuova. Ma lui non era veramente abbronzato, non sempre. Durante le ore di lezione tirava fuori una scatola di crema e poi andava in bagno e in bagno si spalmava questa crema sulla faccia e sul collo, con questa crema sembrava sempre abbronzato. Quando tornava poi mi si avvicinava e mi chiedeva sottovoce se si vedeva il passaggio o se l’aveva spalmata bene.
Io ero onesto, gli dicevo quando si vedeva che era crema e lui poteva spalmarla meglio e sembrare abbronzato sempre. Non dimenticherò mai quella crema, la sua faccia coperta dalla crema. E i suoi sogni, lui sognava una moto, il teneré azzurro. Passava le ore della lezione con le riviste di moto e mi faceva vedere il teneré azzurro, lo baciava.
Faina mi somigliava in questo, che era della mia generazione. A lui dei fascisti non fregava un cazzo. Lui pensava alla fica, lui pensava al teneré azzurro. Andava in palestra, andava in discoteca a sentire i duran duran, erano queste le cose che lo facevano svegliare alla mattina, erano queste le cose che sperava. Anche per lui il venticinque aprile non era niente, era qualcosa di fuori dal tempo. Se riuscivi a battere anche gli ufo, TIME PILOT tornava nel 1910 ma questa volta i biplani erano stronzissimi sparavano velocissimo.

i videogiochi sono usciti dal mio corpo

giugno 21, 2010

citizen kabuto

la cosa è questa io sono di fronte a questo carcere, siamo su un fottuto pianeta esterno e io devo liberare questo bambino idiota chiuso nel carcere e abbiamo anche una gran bomba che ci permetterà di sfondare le porte del carcere, abbiamo delle armi, abbiamo dei jet-pack, abbiamo dei nemici, cecchini, spezzatori, vermi alati, abbiamo tutto quello che ci serve e ogni volta ci ammazzano, il cuore rosso diventa nero, rendiamo l’anima al signore e simone dice ci proviamo di nuovo e io dico occhei e ci riproviamo e mi rendo conto, nella prima volta nella mia vita, che i videogiochi non mi piacciono più.
io capisco che per liberare il bambino nella prigione devo lavorarci ore, devo riuscire ad ammazzare i cecchini e i vermi volanti, senza scendere nella valle dove c’è la prigione, ma restando in alto e poi scendere e fare piazza pulita e solo alla fine, dannazione solo alla fine, scendere con la bomba che fa esplodere le porte del carcere, perché se prendo subito la dannata bomba il jet-pack non riesce a sollevarmi, sono troppo pesante, io questa cosa l’ho capita quasi subito e mi sono anche reso conto che con qualche ora sarei abbastanza skilled da fare questo piano e passare al punto dopo e –dicevo– per la prima volta nella mia vita mi sento che non ne ho voglia, dirò di più, non ne ho la benché minima intenzione, che stare due ore al computer a fare lavoro muscolare, puro lavoro muscolare, alla fine mi renderà solo svuotato, intontito, instupidito; che se passassi la sera, dico tre ore a diventare skilled e poi passare il dannato livello e fare esplodere le porte del carcere io sarei felice, per qualche attimo, perché avrei passato il punto, avrei finito un capitolo della mia vita.
ma quel percorso, quelle tre ore passate a diventare skilled, sarebbero tre ore terribili, sarebbero l’anticamera dell’inferno, perché io sarei lì con il mio corpo a fare puro lavoro muscolare, ma dentro di me mi chiederei, cosa cazzo sto facendo, perché sono qua a fare questa cosa, perché sto usando questo prodotto per l’intrattenimento: da cosa mi deve intrattenere: per non pensare a cosa: per non pensare alla morte.
e mi vedo automaticamente, non posso non farlo, mi vedo automaticamente nella sala della mia casa a sant’olcese, davanti allo schermo fosfori ambra dell’apple ][ che faccio la parte finale di pitfall II, che voleva dire salire scale e non farsi uccidere da uccelli volanti, per infiniti piani, e io salivo con il cuore in gola, per ore e ore e oggi penso dio mio ma cosa cazzo ci stavo a fare lì seduto a muovere harry pitfall per ore e giorni su per quelle scale in salita, solo scale e uccelli, e il mio movimento muscolare che pensava che dovevo salire ancora un piano, ancora solo uno e poi sarebbe finito tutto e poi invece scrollava e c’era ancora un piano e così per sempre.
e dico a simone facciamo basta e lui dice no, ancora e io dico magari cambiamo gioco e lui dice va bene e ne metto un altro ed è ancora peggio, ora sono una palla di grasso che salta in una serie di sotterranei con cavità piene di lava infuocata e io mi butto indietro e vedo la palla di grasso che cade nel foro e muore, chiude gli occhi e tutto lo schermo diventa rosso sangue.
e capisco che niente, è finita, i videogiochi sono usciti dal mio corpo, hanno cambiato la loro forma o il mio corpo si è modificato, come succede a certo organismi, i miei muscoli si sono rigenerati in maniera inversa, si sono contratti e rilasciati, sono diventati avvelenati e ora ogni cosa che arrivi da fuori cambia forma e gusto, c’era questa vecchia a cui facevo assistenza anni fa, e mi diceva di prepararle dei piatti e io li cucinavo e lei li mangiava, in questa cucina di nervi e lei assaggiava il piatto e poi batteva il pugno sul tavolo e poi si picchiava la fronte e diceva, aveva la voce triste, rassegnata, diceva che gli era cambiata la bocca, che i piatti che le piacevano prima, adesso sentiva il gusto cambiato e non riusciva a mangiarli, non le dicevano niente, prima pensavo che fosse colpa mia, poi ho visto che anche quando venivano altri a cucinarli la scena era la stessa, gli era cambiata la bocca.
la prigione è rosso fuoco, come l’aria, e penso alle cose che posso fare e sento un senso di libertà e di pesantezza, guardo simone e sento una forza che mi schiaccia contro la terra, i suoi fori, la lava infernale e simone alza la voce e chiede se può giocare lui, adesso.

Hot summer

giugno 9, 2010

-Venerandi puoi tu sentire me
- Chi…
- Io sono Prince. Io chiamo te da america. Minneapolis.
- Prince.
- Yeah
- Il tuo italiano è migliorato molto dall’ultima volta che ci siamo sentiti
- Io avuto rapporti sessuali
- Capisco
- Con ragazza italiana
- Capisco. Senti Prince, non che non voglia fare conversazione…
- Io fatto nuovo singolo!
- Ah
- New track, e io pensato fare te sentire
- Beh cazzo prince, grazie questo cambia tutto
- Adesso io fare sentire te, avvicina orecchio a cornetta. Puoi tu sentire?
- Sì
- Senti batteria?
- Prince
- Eh
- Questa batteria è quella di Cinnamon Girl
- Ah. Dici tu?
- Prince, è identica.
- Forse io campionata, ma poi cambia, senti adesso tastiere?
- …
- Venerandi?
- Prince cazzo, sono le stesse tastiere di Cream!
- Ah. Dici tu?
- Cazzo Prince, sono le stesse!
- Forse io usato tastiere simili. Ma ora canto, puoi tu sentire mia voce?
- …
- Puoi tu sentire mia voc…
- Prince cazzo stai zitto un attimo che sento.
- Ok
- … prince
- Eh
- Siamo a metà canzone e non è successo ancora un cazzo
- E cosa dovrebbe succedere! E’ solo una canzone. Io canto!
- Prince, io ascoltavo la tua musica perché nelle tue canzoni succedevano delle cose
- Eh
- Qua non sta succedendo niente
- Venerandi…
- Sembra una canzone di Bennato dopo Kaiwanna
- Io non conoscere. Ma se tu ora ascolti miei testi…
- Prince cosa cazzo vuoi che ascolto tuoi testi, canti in americano!
- Eh
- Non ci capisco un cazzo di quello che canti!
- Eh testo molto bello parla di estate calda
- Estate calda
- Sì, estate calda e amore
- Prince hai 52 anni
- Tu non sapere di preciso
- 52
- Forse io meno
- Prince 52 circa, ok? Alla tua età Frank Zappa faceva Civilization Phase III
- Io non conoscere
- Prince cancella sta roba
- Cancella io? Io vendere! Io fare un sacco di soldi in radio!
- Prince, te lo dico con il cuore, cancella
- Venerandi tu ingrato… moffo…
- Sei tu che mi hai svegliato nel cuore della notte…
- Notte? Qui sole!
- In america sole! Qua europa, hai presente?
- Europa
- Europa, qua notte, io dormivo
- Io conosco europa, io stato spesso in europa
- No, prince tu sei stato in aereo, poi in auto, poi in un albergo
- Eh
- Non hai manco messo un piede per terra in europa
- Tu venerandi, io non ti chiamo più
- Ti sei mai messo della terra in bocca, prince?
- Io non conosco
- Parlo di pezzi di terra europea, l’hai mai fatto?
- Io pensavo di fare te piacere con mia canzone su estate calda e tu…
- Prince
- Eh
- Io il disco te lo compro lo stesso
- Ah, grande venerandi! Altra copia venduta!
- … però vaffanculo. Di cuore, eh.
- Amico bravo. Bravo venerandi. Bravo amico italiano.
- click -
- venerandi? venerandi?

figlioletto binario

maggio 28, 2010

ho preso alla berio questo librogame di peterpan per niccolò che è felice se lo porta a letto per leggerlo e io gli dico ok ma alle nove e mezzo si spegne, vado a fare le mie cose e poi torno e vedo che sta ancora leggendo e ridacchia e io gli chiedo tutto bene? e lui si gira verso di me, si accorge che ci sono e mi dice sì, papà mi piace molto il libro, sono riuscito anche e fare per il dado.
“‘uh? che dado?”
“ogni tanto bisogna tirare un dado, ma io non avevo il dado”
“ah, allora come fai”
e lui sorride e mi fa vedere una moneta.
“ah, quindi fai solo testa o croce e scegli così?”
“no papà, non hai capito” e mi fa vedere che di monete nel letto ne ha altre. ne ha sei.
“io le lancio tutte e sei e poi conto quelle che hanno fatto croce: se è croce è uno se è testa è zero, e poi sommo”
Lo guardo, lui mi guarda, io lo riguardo, lui mi riguarda. “sai niccolò quando mi hai detto che non capivi come facesse un computer a funzionare usando solo lo zero e l’uno?”
“sì”
“ecco, lo hai appena fatto, hai creato un dado da sei usando solo zero e uno”
lui mi guarda senza capire, poi distoglie lo sguardo e si illumina, nel silenzio della stanzetta e dice eh eh, non molto di più e poi dice che ha capito, il mio figlioletto binario.

il coccodrillo

maggio 19, 2010


Ieri è morto Sanguineti e mi hanno chiesto di fare il coccodrillo di Sanguineti per un sito, io ero seduto che mi guardavo le mani pensavo, come deve essere fatto il coccodrillo di Sanguineti, e mi sono detto avrà delle squame, tutti i coccodrilli hanno le squame, o qualcosa che sembrano squame, praticando un taglio longitudinale nell’addome fino all’ultraosso si potranno estrarre dal corpo del coccodrillo delle penne di rapace che se opportunamente trattate potranno servire per offendere. Le penne di rapace feriscono le mani di chi colpisce e di chi subisce il colpo.
Il corpo del coccodrillo sarà nel mezzo di una palude prosciugata, con la terra seccata dal sole e spaccata a creare fessure nere come un reticolo. Scavando nel terreno si potranno trovare altre ossa.
Ieri mattina stavo cercando di parlare con qualcuno, con Sanguineti, cercavo in rete il suo numero di telefono, volevo parlargli. Erano settimane che lo dicevo, cercavo il numero, sapevo dove abitava.
Il coccodrillo di Sanguineti sarebbe aperto, con già i segni per dissezionarlo. Chiuse con un filo le ghiandole lacrimali, dalla nascita. Il coccodrillo respirerebbe comunque, con o senza acqua, perché non crederebbe alla morte o alla vita.
Avrebbe, questo coccodrillo, centinaia di squame pericolose e fragili, che sono nate in quarant’anni di sfregaure del coccodrillo contro le cose, i sassi, o i rovi della palude.
In ultimo, il coccodrillo non farebbe nessun rumore, nessun suono aspro che non sia quello che si può immaginare guardandolo muoversi in un televisore senza volume.

Roma

maggio 15, 2010

roma
Non so perché gli ho detto di sì, forse per farmi salire la nausea fino al massimo, come la farsi la grande dose per smettere, forse perché voglio andare lì per urlare, per andare a cercare i miei editori, tutti quelli che mi hanno pubblicato e tutti quelli che non lo hanno mai fatto e dirgli che ho smesso di scrivere, ad alta voce, ha capito?, con lo sguardo alterato, dire che cazzo io non scrivo più, ha capito?, non scrivo più ho smesso, e perdere un po’ di bava ai lati della bocca e balbettare senza vergogna, forse per questo, perché ho bisogno di urlare, di balbettare, di gridare a tutti che è finita, una grande fase della mia vita è finita, o forse perché gli voglio bene a marco, e adesso siamo a grosseto sotto una pioggia infernale con la macchina che balla sotto i colpi di un vento invernale e scuro che sembra volerci spingere fuori di strada o accompagnare decisamente verso uno svincolo qualsiasi che ci riporti a genova, alla vecchia e cara genova, dove tutto è così immobile e provinciale da decenni, dove ci sono ancora le acciaierie e dove puoi vivere bene a meno che tu non decida che nella tua vita vuoi fare qualcosa, qualsiasi cosa, in tal caso devi lasciare genova perché a genova non si fa niente, bisogna andarsene, sentire il telefono squillare e poi sentire la voce di marco che dice oh venerandi mi accompagni? e chiedere, beh certo marco ma dove, e sentirsi dire, a roma cazzo venerandi a roma, e chiedere, bene marco, ma a roma e fare cosa? e sentirsi dire, beh amico alla fiera della media e piccola editoria, sai di cosa sto parlando, la fiera della media e piccola editoria, a roma, la capitale, il colosseo, l’eur, e dire, ah marco ma io ho smesso, io non scrivo più, cosa ci vengo a fare alla fiera della media e piccola editoria e sentire marco che ride e dice a soffrire, fabbrì, a soffrire.
Il problema delle fiere, dei saloni, dei meeting della media, piccola, grande editoria è che te scrittore ci sei attirato come una mosca è attirata dalla roba che marcisce e si contorce, e tu ci vai e pensi di essere al tuo posto, tu scrivi libri e lì si vendono libri, si vendono le cose che tu hai fatto, credi di essere al posto giusto, e invece tutte le volte che ci sono andato ho avuto a che fare con persone come posso dire, spiacevoli, cioè gente a posto, ma con la quali si costruivano situazioni spiacevoli, dialoghi imbarazzanti, rapporti malsani e per un certo periodo ho pensato che fosse colpa mia, che non ero adeguato, poi invece ho capito, è il posto che è sbagliato, è una fiera di venditori, di gente che è lì per vendere della roba, che pensa di venderne ancora di più che ragiona con altra gente su come vendere quel prodotto low-cost che si chiama ‘libro’ e che è ammantato di una nobiltà sempre più grottesca man mano che passa il tempo.
Ci dovrebbe essere una fiera anche per chi scrive, una fiera degli scrittori dove tu entri e ci sono tutti gli stand degli scrittori dove gli scrittori sono seduti dietro al loro stand e parlano di quello che fanno, di scrittura, di cosa scrivere, insomma una vera fiera destinata a chi scrive, ogni scrittore il suo stand con i suoi libri e potrebbero andare a vederlo i suoi lettori e lui parlerebbe con i suoi lettori, tranne quelli che sono a loro volta scrittori, perché quelli sarebbero già seduti al loro stand ad aspettare i loro lettori e ci vorrebbe un posto molto grosso per contenere tutti gli scrittori con il loro stand personale, un posto enorme, e penso che se mai qualcuno facesse davvero la fiera degli scrittori sarebbe una cosa fantastica perché uno entrandoci dentro capirebbe immediatamente cosa è l’inferno. L’inferno è quello, scrittori ognuno con il proprio metro quadro, sepolti dietro ai loro libri, tutti convinti di fare letteratura e tutti pronti ad azzannarsi al collo a parole. Gli scrittori sono gente orrenda, gente che non è capace, oh non so se posso continuare. Gente che non è capace di leggere tre righe di seguito di qualcosa ma capace di scrivere centinaia di pagine, di parlare, di pontificare, state a tavola con uno scrittore e non arriverete alla frutta, ecco cosa mi dice marco gesticolando pericolosamente mentre sorpassa un furgonato croato.
Tutto è grigio intorno, il cielo sembra un grosso telone cerato che butta la sua ombra sulle colline bagnate, le auto scure.
“Capisco” dico e fisso con tristezza l’autoradio spenta. “Ma io che c’entro?” chiedo.
Marco non mi guarda, non direttamente, si passa una mano sotto la maglietta alla pelle e poi dice che questa cosa che ho smesso di scrivere gli scazza. “Mi scazza” ribadisce. Leggi il seguito di questo post »

maggio 12, 2010

Ciao !!!!!
Mi chiamo Vera, ho 26 anni, io sono dalla citta di Samara.
Vorrei incontrare un uomo buono,
la cui eta 25-60 anni,
per la creazione di buone relazioni ed e possibile creare una famiglia.
Sono una ragazza solitaria che non e quando non era sposato e non ho figli.
Mi piacerebbe tanto per costruire un rapporto forte e buono con un uomo,
e se fosse possibile sarei stato in grado di andare a vivere con lui.
Io lavoro per un manager in una grande impresa, io lavoro nel reparto vendite.
Io vivo in strada: Lenina 123-12. Viviamo in dvoem con mamma, papa, sono morta tanti anni fa.
Non ho piu nessuno, e peggio di tutto, non ho i miei uomini preferiti.
Devo posta e arrivata una lettera dalla agenzia “risale all ‘estero” che se li pagano i soldi e dare un breve questionario e la tua foto,
avrei scritto un uomo che mi interessa. Mi piacerebbe davvero trovare un uomo.

Ti mando la mia foto e se ti piace allora vi chiedo di scrivermi in e-mail: malishka.kiska@yahoo.co.uk

Non appena ricevo una lettera da voi, allora scrivero su di me e molti di inviare le loro foto.
Kisssss Vera

Lamerotanti risponde.
“È un mondo crudele, Vera”.

il mio nemico

aprile 28, 2010

il mio nemico vuole che penso veloce, il mio nemico vuole che penso poco, il mio nemico vuole che non mi ricordo, il mio nemico vuole che lo amo, il mio nemico vuole che penso semplice, il mio nemico vuole che non penso complesso, il mio nemico vuole che credo di pensare complesso quando penso semplice, il mio nemico vuole che io abbia bisogno, il mio nemico vuole che questo c’è sempre stato, il mio nemico oggi mi regala un gelato, il mio nemico vuole che mi diverta, il mio nemico vive diversamente, il mio nemico oggi è anche mio amico, il mio nemico vuole essere votato, il mio nemico vuole che questo sia normale, il mio nemico mi ha aperto il costato, il mio nemico dice tutto questo a partire da 399* euro mensili, il mio nemico dice occhio all’asterisco, il mio nemico sta cambiando il mondo, il mio nemico dice di non fare resistenza, il mio nemico lo odio davvero, stando seduto inerte a braccia conserte.

Itami no rekishi

marzo 15, 2010

L’altro giorno, improvvisamente, ho sentito un fischio incredibile nell’orecchio sinistro. Allora mi sono subito connesso a internet.
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berlusconi non può mica mentire

marzo 12, 2010

berlusconi non può mica mentire, questo ho pensato standolo a sentire mentre si incazzava, parlava era pieno di rabbia, e io ho pensato non può mica mentire, già in passato ha giurato sulla testa dei suoi figli e i suoi figli non sono mica morti, anzi sono ricchi, sono più ricchi di quanto io possa mai diventare e questo è un segno che berlusconi non ha mica mentito, nemmeno in passato, e se berlusconi mentisse, faccio per dire, non sarebbe mica la morte della democrazia, anzi, sarebbe che i suoi elettori amano la menzogna, quindi se berlusconi mentisse vorrebbe dire che la democrazia sta benone, quindi lo guardo mentre si incazza e dice che c’è un potere o un piano contro di lui e io penso che beh, ci credo, dal momento che lui ha un piano contro di me, anche io -da anni- sto elaborando un piano contro di lui, il mio piano contro di lui è fatto di buon gusto e di forchette, con il buon gusto si sopravvive al suo, con le forchette ci si difende nei corpo a corpo senza mai arrivare alla morte, io non voglio berlusconi sconfitto, non voglio la sua testa su un piatto d’argento, non lo voglio marcito in una cella a damasco, faccio per dire, io berlusconi lo vorrei tenere a distanza, creare un posto sensato in cui ci siano persone che non lo hanno votato, trovare quelli che non lo hanno delegato a incazzarsi alla televisione, che non gli hanno chiesto di non mentire, e con loro sederci e dire, ragazzi ce lo facciamo un piano, che piano? un piano sensato fatto con gusto in cui ci mettiamo per bene a dire cosa ci serve, e insomma da lì ripartire a fare un paese non dico civile, ma almeno non figlio dei morti ammazzati e degli applausi preregistrati.