Senatore a morte

maggio 7, 2013 § Lascia un commento

Volevamo mettere il coccodrillo di Andreotti su lamerotanti, ma quando siamo andati a prenderlo abbiamo visto che era morto anche il coccodrillo.

m’importa ‘na saga

aprile 29, 2013 § 1 commento

quando ero un ragazzino abitavo in un paese che si ascoltava musica alternativa il punk i genesis vecchi i doors i clash i sex pistols era un grande rimescolamento a scuola mi passavano la roba dark i cure i current 93 i joy division alla televisione passava boy george prince gli wham

ero un ragazzino molto confuso e preciso

una volta mi sono comprato la cassetta di socialismo e barbarie, erano i cccp, andavo in un sottotetto fatto tutto di tegole rosse e lì sentivo da solo la voce di ferretti che urlava di lucidità

socialismo e barbarie mi faceva paura, mi faceva paura la foto piccola di fatur, tutto era molto misterioso, poche cose si capivano, c’erano canti in latino, chiodi

io non ero un punk non ero un dark, andavo in giro vestito di nero con i rosari alle dita, passavo le serate al cimitero del paese ero ridicolo come tutti, passavo il tempo nel miglior modo che potessi, sopravvivevo e mi irrobustivo

lovecraft e astronavi, facevo le prime linee di codice, mi mettevo a ballare inutilmente

dopo venticinque anni ho riprovato le cose alternative, ho rimesso su i PIL ho trovato vecchia roba underground e mi sono sembrati così normali, così normali e di mercato

due giorni fa ho preso l’ultima cosa di giovanni lindo ferretti, si chiama saga, ho provato lo stesso desiderio di chiudermi nel sottotetto e restare da solo

ferretti ha sostituito il comunismo con i cavalli, lo stesso entusiasmo

poi parla della razza a cui ha scoperto tardivamente di appartenere, cattolico barbaro ariano celtico scettico

non posso non sentirmi ancora come nell’ottantasette mentre urla in latino qualcosa, si aggrappa, difende e combatte, voce alla mano

che poco onore, comunque, uomo produttore

Io nicco, la scuola, i figli, i giochi di ruolo, il perché si scrive

aprile 9, 2013 § 2 commenti

Sono lì che cammino quando si mette a suonare il cellulare, guardo, è un numero privato, ma come faccio a scrivere, spendo due parole prima di cominciare il racconto, scrivere con una tastiera ad una certa velocità è come suonare il pianoforte, ci vuole concentrazione quando scrivi e sei stanco, allora sbagli i tasti, errori su errore, tutto un fiorire di segnetti rossi sullo schermo, ti deconcentri pensi non ce la posso fare, non posso andare avanti, allora perché scrivo, perché qualcuno deve leggere mentre io dormo, ecco perché si scrive, perché così anche mentre io sto dormendo la gente legge quello che ho scritto e quindi è come se una parte di venerandi fosse sveglia, scrivere è un po’ come programmare degli script che creano pezzi di venerandi che fanno gli scemi, spernacchiano, fanno la vociona mentre il venerandi vero, quello si riposa abbracciato a qualche donna di dimensioni variabili che manda il suo respiro notturno; lui dorme e dà pace ai neuroni allo stremo, fa ricaricare la batteria al litio che gli scalda il cervello da anni, ma quelli su internet lo leggono e pensano, ma guarda che ha scritto il venerandi, proprio ora, proprio mentre sono solo stanotte a fissare lo schermo per non crollare con la testa sulla tastiera, ecco, fine digressione, si scrive così oggi mentre ieri invece camminavo, suona il cellulare, guardo, numero privato. L’ho già scritto. Guardo Elettra, Elettra guarda me, apro il cellulare e dico pronto e la voce dall’altra parte mi dice, centro didattico di marassi, e io penso centro didattico di marassi vuole dire le scuole dei miei figli, che incidentalmente in questo momento sono a scuola, e penso quale figlio ha combinato quale casino, e già mi agito e dico buongiorno, io sono il papà di niccolò e anche di simone edoardo e anche di bernadette bianca. Per quale devo preoccuparmi?
La voce resta muta per un tempo percettibilmente lungo e poi dice, il cognome, mi chiede quale sia il mio cognome e io dico venerandi, scusi, certo, venerandi, sono padre di niccolò venerandi e anche di simone edoardo venerandi e anche di bernadette bianca venerandi. Per quale devo preoccuparmi?
La voce dice certo, allora, il problema è niccolò.
Ah faccio io, che problema? E la voce dice, beh ha mal di testa. “Adesso anche io” dico e rido, per empatizzare, ma la voce non ride, Elettra mi guarda e fa dei gesti per dire che cazzo sta succedendo, chi è? “Niccolò – dunque – ha mal di testa” ripeto a voce alta, scandendo bene le parole, per far capire anche a Elettra e lei fa un gesto come dire, vabbé, anche lei ha mal di testa e ride. Anche io rido, la voce dall’altra parte sembra un po’ impressionata.
Non se lo aspettava.
Forse altri genitori al sentire che il loro pargolo ha mal di testa già compongono il 118, ma noi siamo decisamente più selettivi.
Non è che siamo insensibili. Ma negli ultimi anni le telefonate che abbiamo ricevuto dalla scuola ci hanno informato che, in ordine sparso, mio figlio si era aperto la testa contro una colonna, mio figlio si era aperto la fronte su un calorifero, mio figlio si rifiutava di fare un cubo (nel senso di disegnarlo), mio figlio era svenuto, mia figlia aveva tipo 39 di febbre, mio figlio era fuggito di classe, mio figlio si rifiutava, non solo di seguire la lezione, ma di farla seguire anche al resto della classe, mio figlio stava vomitando parte della sua anima, mio figlio aveva 39 di febbre, mio figlio era su un’ambulanza, ma c’era anche mia moglie di non preoccuparmi, et ceterae.
Capite bene che un mal di testa è una specie di benedizione.
“Ha solo un mal di testa” ripeto. “Che mi consiglia di fare?” dico e intanto faccio una faccia a caso a Elettra che fa un gesto come dire, bravo prendila larga. “Eh” fa la voce dall’altra parte del centro didattico. “Vedete voi” dice, però sta male.
“Sta male” ripeto io.
“Eh, ha mal di testa” dice la voce.
“Ha mal di testa” ripeto guardando Elettra e facendo un gesto che nella mia immaginazione significa, che facciamo, come possiamo far capire che empatizziamo con il dolore di nostro figlio senza che la cosa ci porti via troppo tempo?
Elettra fa spallucce e io dico, “il mal di testa è un po’ il male del secolo”, e faccio un gesto filosofico nell’aria, nei giochi di ruolo questo si chiama cercare le vie di fuga.
Ho giocato ai giochi di ruolo negli anni ottanta del secolo scorso, non so se c’eravate. Io sì. Il secolo scorso era più o meno come questo, solo che internet era più lento. Negli anni ottanta anzi non c’era nemmeno internet, infatti ci si vedeva per giocare ai giochi di ruolo, si prendeva l’autobus, le birre rosse alla spina, cose di questo genere. Vedevi gente, era bello, una volta un tipo durante una sessione di un gioco di ruolo mi ha ammanettato a un calorifero. Davvero, manette vere, per quasi due ore ho giocato al gioco di ruolo ammanettato a un calorifero da questo poliziotto che poi, incidentalmente, la settimana dopo gli hanno dato fuoco alla porta di casa. Per dire. Altro che hackeraggio. Non so chi sia stato eh. Però. Però poi non l’ho più visto alla mia sessione di gioco di ruolo.
Comunque, nelle sessioni di gioco di ruolo c’erano varie figure, elfi, guerrieri, nani, maghi, ranger, chierici e poi c’era anche il ladro. Il ladro è quello che in teoria dovrebbe individuare le trappole e trovare le vie di fuga. Di solito il ladro ha anche come si chiama. Non riesco a continuare. Come si chiama, l’allineamento. Il ghost, come si chiama. Neutro. Non ce la faccio più, poi magari riprendo domani, questo script è stato eseguito alle 22:14 del 9 aprile 2013.

io nicco e la doccia filmica

aprile 9, 2013 § Lascia un commento

- primogenito
- eh
- sei ancora sotto la doccia?
- ho quasi…
- figlio, sono le sette e venti!
- sto per…
- sei entrato alle sette meno venti!
- io…
- sono quaranta minuti che sei sotto la doccia!
- è record?
- se tu ti fai ancora una doccia che supera i due minuti io faccio uno scena tipo shining
- tipo cosa?
- un film, shining, un classico
- mai visto
- beh è un classico, in pratica si svolge in un albergo
- tanto che racconti finisco la doccia
- chiudi. quell’. acqua. ora.
- okk
- dicevo, si svolge in un albergo dove una donna, ma non voglio raccontarti tutta la storia se no poi non lo guardi più
- okk
- ti dico solo questa scena, c’è questa donna sotto la doccia, si sta facendo la doccia, è nuda, e a un certo punto
- …
- …
- papà?
- zitto che sto pensando
- okk
- …
- papà?
- cancella tutto quello che ho detto
- mh…
- non è shining
- ah
- è psyco
- capisco
- psyco, è un classico
- e si svolge in un albergo anche questo?
- psyco, c’è questa donna sotto la doccia e viene inquadrata la doccia, lei che si lava, poi un coltello, la tenda che si tira, lei guarda, urla, e poi si vedono le coltellate, il sangue che scivola con l’acqua nello scarico
- forte
- ma non si vede l’assassino
- eh eh
- è una delle scene più famose del cinema
- capisco
- ecco, figlio: questo
- se supero i quaranta minuti?
- ho detto due, non quaranta. due minuti e rifaccio shining
- psyco
- psyco, ma se sopravvivi anche shining

Come scrivevo i racconti di “io e ce” per Macworld (3X1)

marzo 24, 2013 § 2 commenti

(Ho trovato tre versioni di un racconto di “io e ce” scritto anni fa per Macworld, in cui spiegavo come funzionava la scrittura dei racconti per Macworld. Ne ho trovate tre versioni: le prime due erano state rifiutate per vile censura. Le trovate qua tutte e tre, per la prima volta al grande pubblico di internet).

Prima versione
io ce minority report e x-binary

Una cosa fastidiosa di quando si scrivono racconti divertenti, io non ho niente contro i racconti divertenti, davvero, ma prima vi dico come nasce un racconto di io e cecilia per macworld in pratica io ho un file con scritto appunti per macworld e quando succede nella mia vita qualcosa di febbricitante o cecilia dice qualcosa di inaspettato o i miei figli fanno cose clamorose o eccetera io scrivo due righe in questo file e questo fino al 14 del mese, al 14 del mese mi si apre una finestra di neooffice che dice ciao venerandi sono il tuo memo ricordati che per domani devi scrivere il racconto per macword e io dico cazzo cazzo il racconto entro domani cazzo e lo dico tutte le volte, e mi dico anche devo cambiare il memo e farlo aprire il 10 e non il 14, ma la stessa cosa la dico da tre anni quindi ogni mese c’è la scenetta del cazzo cazzo, e quindi apro il file con gli appunti di cose strane accadutemi, li leggo con attenzione e li cancello perché sono cose che non c’entrano niente le une con le altre e mi metto a scrivere il racconto sperando nell’ispirazione divina e nonostante il mio voto politico degli ultimi diciotto anni sia pesantemente laico, l’ispirazione divina viene e scrivo il pezzo, deo gratias.
Quando finisco il racconto mi butto indietro contro la sedia, mi stiro la schiena e guardo quanti caratteri ci sono e scopro che ho sforato di qualche migliaio di caratteri e allora dico di nuovo cazzo cazzo troppo lungo cazzo, e inizio a cancellare frasi, una cosa dolorosissima, intere gag ridotte all’osso, pensieri profondissimi tagliati via, tutti i televisori trasformati in tv, i macintosh in mac e così via finché alla fine c’è un relitto del racconto ma è lungo il giusto.
Allora lo do a cecilia perché lo legga e mi dica se va bene, e cecilia dice occhei lo guardo, prende il powerbook in mano e inizia a leggere, poi alza gli occhi verso di me che sono rimasto lì immobile e mi dice esci di qua che quando leggo non voglio avvoltoi che mi spiano e io dico ma scherzi? certo che esco amore, e esco dalla stanza e mi chiudo anche la porta dietro ma non la chiudo del tutto, la lascio socchiusa studiando l’inclinazione che permetta al buco della serratura di essere in linea con la sedia di cecilia e poi da fuori mi piego e di nascosto guardo dal buco della serratura la faccia di cecilia -inciso sul senso dell’umorismo di cecilia, cecilia non ha senso dell’umorismo, cioè ce l’ha ma la irrita, tipo adiamo al cinema e c’è una battuta e tutti nel cinema ridono e anche io, e cecilia mi guarda con occhi sbarrati e chiede perché? fabrizio cosa cazzo fai perché ridi? e io le dico beh quel tipo ha detto “ornitorinco” e la donna ha detto “non oggi”, è una buona battuta e cecilia mi dice che non è cretina, ha capito la battuta, ma perché rido? Cosa ho da ridere? E io di solito dico ‘ah’, smetto e resto a fissare tutto il resto della commedia come se fosse un dramma bergmaniano e mi chiedo davvero perché dovrei ridere, quali meccanismi sociali mi fanno muovere i muscoli facciali e mostrare i denti a perfetti sconosciuti cioè al cinema è meglio andarci senza cecilia, in generale- fine inciso io resto dalla serratura e guardo le labbra di cecilia e so che alzata leggera di un labbro destro vuol dire che una persona normale sta ridendo, alzata del secondo labbro vuol dire che una persona normale sta lacrimando dal ridere, sorriso blando tipo monna lisa significa che una persona normale sta già postando il racconto a qualcun altro per farlo leggere perché è eccezionale, di solito cecilia si mette la mano davanti alla bocca così non vedo.
A questo punto cecilia mi chiama e mi dà il suo giudizio che ha bisogno di una ulteriore traduzione che ora, dopo anni di esperienza, ho tarato in maniera abbastanza precisa: a) “no guarda, non funziona, devi lavorarci ancora” (trad. ci hai azzeccato è perfetto salvalo in punto doc e spediscilo a bertoli di macword senza manco rileggerlo); b) “per macworld va bene” (trad. hai in mano un meccanismo narrativo che manco borges se proprio vuoi darlo a macworld chiedi il doppio); c) “bravo, un bel pezzo davvero” (trad. trascina sul cestino, svuota e dimentica di aver scritto merda del genere), e io accetto il giudizio prendo il mio file e a questo punto inizia la seconda fase che è quella di minority report.
Ovvero apro ichat e cerco le tre persone a cui spedirlo che sono minestro, il grafico di lamerotanti che è ricco e che quando gli chiedo se può leggere il pezzo può dirmi cazzo venerandi spedisci pure lo leggo subito ci mancherebbe altro, e allora vuol dire che il pezzo è buono, oppure no guarda venerandi adesso sto lavorando sono nella merda i cinesi mi vogliono fottere e allora capisco che il pezzo non è buono, non è neppure necessario che lo legga effettivamente, già questa risposta ci becca sempre, minestro lo sente a contatto, è un artista; poi c’è mcavall che è un programmatore fotografo che qualsiasi cosa gli mando dice che la legge e poi dopo cinque minuti mi arriva un suo messaggio ichat con scritto “ok”, qualsiasi cosa gli abbia mai mandato mi ha sempre scritto “ok” è di bergamo, ma quell’ok è importante non andrei avanti senza quell’ok; e il terzo è maramao che è uno che qualsiasi stronzata gli mando mi dice cazzo venerandi sei un maestro sei un genio, e io gli chiedo ma è buono il racconto? e lui mi dice, è il migliore, scherzi, il migliore! e io gli chiedo ma ci sono difetti, e lui dice tu non sbagli mai scherzi tu non sbagli mai! è perfetto! e io gli chiedo ma il pezzo in cui cecilia dice che gli occhiali da sole sono lo specchio dell’anima altrui non ti sembra un po’ debole? e allora lui dice beh quello venerandi è una merda, lo cancellerei, e io dico ah. E si va avanti così, finché tutti e tre i giudizi collimano su ok, allora supero la fase minority report lo spedisco a macword e chiudo il computer e mi rilasso e dico mai più mai più ogni mese passo una settimana d’inferno perché mi viene l’ansia che non lo riesco a scrivere quel maledetto racconto o viene fuori che cecilia non ride e i tre tipi di minority report dicono che no questa volta venerandi hai sbagliato o sonicher che è uno su internet che ogni mese scrive le recensioni delle riviste di computer dice che no, questa volta il racconto di venerandi era proprio una merda e io ci sto male è una cosa che mi costa moltissimo stress, mi fa venire paura di essere impotente in senso più generale e allora cerco qualcosa che mi faccia passare lo stress e la cosa che mi fa passare lo stress è paradossalmente il powerbook che ho appena chiuso e allora lo riapro anche se non so bene cosa ci farò, ma solo stare davanti al powerbook mi calmo mi arriva la serotonina e sto calmo e appena riapro il powerbook arriva il messaggio di bertoli che dice che non riesce a leggere il file, sei sicuro -mi chiede- di averlo fatto con word e io gli scrivo sono sicuro di no, l’ho fatto con neooffice e l’ho spedito in erretieffe e lui mi dice me lo rimandi in formato word che qui a noi ci passano word e io gli dico occhei e lo risalvo in punto doc e lui dice benissimo grazie e poi mi riscrive dicendo che è un racconto fantastico, che sono uno scrittore davvero eccezionale ma devo tagliare 300 battute è troppo lungo.
“Bertoli, l’ho già mutilato in lungo e in largo, se taglio altre trecento battute rimangono i nomi dei personaggi e qualche verbo”
“Non è un problema, il tuo racconto è dopo l’articolo di bragagnolo, di solito i lettori non ci arrivano fin lì”
“Lo dico a bragagnolo”
“Non è un problema di bragagnolo, i lettori non arrivano manco a bragagnolo. E’ che leggere stanca gli occhi, con internet la gente si è abituata a leggere cose che non superino le sei righe, poi hanno bisogno di cliccare da qualche parte. E poi dovresti scrivere da qualche parte che usi x-binary”
“x-bin…”
“Sì, dovresti scrivere che usi x-binary e che sei più felice da quando usi x-binary”
“E’ qualcosa tipo cialis o viagra?”
“No, è uno sponsor. In ogni numero dobbiamo nascondere una reclame di x-binary all’interno di un articolo e il lettore che la trova vince un ipod. Questo mese tocca a te”
“Ah. Mi pagate di più?”
“Non scherzare. Sei divertente ma non scherzare sui soldi” ed eccola -alla fine- la cosa fastidiosa di scrivere racconti divertenti, mi stavo dimenticando, è che quando scrivi qualcosa che non è divertente la gente ti ammazza, cioè si aspettano che tutto quello che scrivi è divertente e c’è gente giuro che pensa che anche tu sia divertente, cioè se scrivi cose divertenti tu scrittore devi essere divertente, un po’ come se chi scrive giallo in fondo è un assassino e così quando incontro qualcuno che legge i racconti di io e cecilia mi dice ah tu sei quello di io e cecilia e io dico eh sì e lui dice ne ho letto qualcuno davvero sei un tipo divertente e io dico beh grazie e quello rimane a guardarmi come se dovessi fare da un momento all’altro una battuta formidabile, ha il tipico sorrisino dell’aspettativa e io allora di solito allargo la gamba un po’ come fanno i cani e scorreggio; lui fa la faccia sbalordita e poi ride e mi indica e dice cioè, ma sei fortissimo venerandi!

Seconda versione
io ce minority report e x-binary

Una cosa fastidiosa di quando si scrivono racconti divertenti, io non ho niente contro i racconti divertenti, davvero, ma prima vi dico come nasce un racconto di io e cecilia per macworld in pratica io ho un file con scritto appunti per macworld e quando succede nella mia vita qualcosa di febbricitante o cecilia dice qualcosa di inaspettato o i miei figli fanno cose clamorose o eccetera io scrivo due righe in questo file e questo fino al 14 del mese, al 14 del mese mi si apre una finestra di neooffice che dice ciao venerandi sono il tuo memo ricordati che per domani devi scrivere il racconto per macword e io dico cazzo cazzo il racconto entro domani cazzo e lo dico tutte le volte, e mi dico anche devo cambiare il memo e farlo aprire il 10 e non il 14, ma la stessa cosa la dico da tre anni quindi ogni mese c’è la scenetta del cazzo cazzo, e quindi apro il file con gli appunti di cose strane accadutemi, li leggo e li cancello perché sono cose che non c’entrano niente le une con le altre e mi metto a scrivere il racconto sperando nell’ispirazione divina e nonostante il mio voto politico degli ultimi diciotto anni sia pesantemente laico, l’ispirazione divina viene e scrivo il pezzo, deo gratias.
Quando finisco il racconto mi butto indietro contro la sedia e guardo quanti caratteri ci sono e scopro che ho sforato di qualche migliaio di caratteri e allora dico di nuovo cazzo cazzo troppo lungo cazzo, e inizio a cancellare frasi, una cosa dolorosissima, intere gag ridotte all’osso, pensieri profondissimi tagliati via, tutti i televisori trasformati in tv, i macintosh in mac e così via finché alla fine c’è un relitto del racconto ma è lungo il giusto.
Allora lo do a cecilia perché lo legga e mi dica se va bene, e cecilia dice occhei lo guardo, prende il powerbook e inizia a leggere, poi alza gli occhi verso di me che sono rimasto lì immobile e mi dice esci di qua che quando leggo non voglio avvoltoi che mi spiano e io dico ma scherzi? certo che esco amore, e esco dalla stanza e mi chiudo anche la porta dietro ma non la chiudo del tutto, la lascio socchiusa studiando l’inclinazione che permetta al buco della serratura di essere in linea con la sedia di cecilia e poi da fuori mi piego e di nascosto guardo dal buco della serratura la faccia di cecilia -inciso sul senso dell’umorismo di cecilia, cecilia non ha senso dell’umorismo, cioè ce l’ha ma la irrita, tipo adiamo al cinema e c’è una battuta e tutti nel cinema ridono e anche io, e cecilia mi guarda con occhi sbarrati e chiede perché? fabrizio cosa cazzo fai perché ridi? e io le dico beh quel tipo ha detto “ornitorinco” e la donna ha detto “non oggi”, è una buona battuta e cecilia mi dice che non è cretina, ha capito la battuta, ma perché rido? Cosa ho da ridere? E io di solito dico ‘ah’, smetto e resto a fissare tutto il resto della commedia come se fosse un dramma bergmaniano e mi chiedo davvero perché dovrei ridere, quali meccanismi sociali mi fanno muovere i muscoli facciali e mostrare i denti a perfetti sconosciuti cioè al cinema è meglio andarci senza cecilia, in generale- fine inciso io resto dalla serratura e guardo le labbra di cecilia e so che alzata leggera di un labbro destro vuol dire che una persona normale sta ridendo, alzata del secondo labbro vuol dire che una persona normale sta lacrimando dal ridere, sorriso blando tipo monna lisa significa che una persona normale sta già postando il racconto a qualcun altro per farlo leggere perché è eccezionale, di solito cecilia si mette la mano davanti alla bocca così non vedo.
A questo punto cecilia mi chiama e mi dà il suo giudizio che ha bisogno di una ulteriore traduzione che ora, dopo anni di esperienza, ho tarato in maniera abbastanza precisa: a) “no guarda, non funziona, devi lavorarci ancora” (trad. ci hai azzeccato è perfetto salvalo in punto doc e spediscilo a bertoli di macword senza manco rileggerlo); b) “per macworld va bene” (trad. hai in mano un meccanismo narrativo che manco borges, a macworld chiedi il doppio); c) “bravo, un bel pezzo davvero” (trad. trascina sul cestino, svuota e dimentica di aver scritto merda del genere), e io accetto il giudizio prendo il mio file e a questo punto inizia la seconda fase che è quella di minority report.
Ovvero apro ichat e cerco le tre persone a cui spedirlo che sono minestro, il grafico di lamerotanti che è ricco e che quando gli chiedo se può leggere il pezzo può dirmi cazzo venerandi spedisci pure lo leggo subito ci mancherebbe altro, e allora vuol dire che il pezzo è buono, oppure no guarda venerandi adesso sto lavorando sono nella merda i cinesi mi vogliono fottere e allora capisco che il pezzo non è buono, non è neppure necessario che lo legga effettivamente, già questa risposta ci becca sempre, minestro lo sente a contatto, è un artista; poi c’è mcavall che è un programmatore fotografo che qualsiasi cosa gli mando dice che la legge e poi dopo cinque minuti mi arriva un suo messaggio ichat con scritto “ok”, qualsiasi cosa gli abbia mai mandato mi ha sempre scritto “ok” è di bergamo, ma quell’ok è importante non andrei avanti senza quell’ok; e il terzo è maramao che è uno che qualsiasi stronzata gli mando mi dice cazzo venerandi sei un maestro sei un genio, e io gli chiedo ma è buono il racconto? e lui mi dice, è il migliore, scherzi, il migliore! e io gli chiedo ma ci sono difetti, e lui dice tu non sbagli mai scherzi tu non sbagli mai! è perfetto! e io gli chiedo ma il pezzo in cui cecilia dice che gli occhiali da sole sono lo specchio dell’anima altrui non ti sembra un po’ debole? e allora lui dice beh quello venerandi è una merda, lo cancellerei, e io dico ah. E si va avanti così, finché tutti e tre i giudizi collimano su ok, allora supero la fase minority report lo spedisco a macword e chiudo il computer e mi rilasso e dico mai più mai più ogni mese passo una settimana d’inferno perché mi viene l’ansia che non lo riesco a scrivere quel maledetto racconto o viene fuori che cecilia non ride e i tre tipi di minority report dicono che no questa volta venerandi hai sbagliato o sonicher che è uno su internet che ogni mese scrive le recensioni delle riviste di computer dice che no, questa volta il racconto di venerandi era proprio una merda e io ci sto male è una cosa che mi costa moltissimo stress, mi fa venire paura di essere impotente in senso più generale e allora cerco qualcosa che mi faccia passare lo stress e la cosa che mi fa passare lo stress è paradossalmente il powerbook che ho appena chiuso e allora lo riapro anche se non so bene cosa ci farò, ma solo stare davanti al powerbook mi calmo mi arriva la serotonina e sto calmo e appena riapro il powerbook arriva il messaggio di bertoli che dice che non riesce a leggere il file, sei sicuro -mi chiede- di averlo fatto con word e io gli scrivo sono sicuro di no, l’ho fatto con neooffice e l’ho spedito in erretieffe e lui mi dice me lo rimandi in formato word che qui a noi ci passano word e io gli dico occhei e lo risalvo in punto doc e lui dice benissimo grazie e poi mi riscrive dicendo che è un racconto fantastico, che sono uno scrittore davvero eccezionale ma devo tagliare 300 battute è troppo lungo.
“Bertoli, l’ho già mutilato in lungo e in largo, se taglio altre trecento battute rimangono i nomi dei personaggi e qualche verbo”
“Non è un problema, il tuo racconto è dopo l’articolo di bragagnolo, di solito i lettori non ci arrivano fin lì”
“Lo dico a bragagnolo”
“Non è un problema di bragagnolo, i lettori non arrivano manco a bragagnolo. E’ che leggere stanca gli occhi, con internet la gente si è abituata a leggere cose che non superino le sei righe, poi hanno bisogno di cliccare da qualche parte”
“Ah”
“E poi devi scrivere qualcosa al posto di quella cosa su x-binary. L’abbiamo censurata”
“Censurata? Scherzi?”
“Tagliata via”
“Ma era la parte più divertente del racconto!”
“Forse. Ma il nostro sindacalista ha detto che se la pubblicavamo ci radiavano dall’ordine dei giornalisti”
“Uh, radiati… fico”
“Non molto venerandi. Sei divertente ma non scherzare su certe cose” e eccola -alla fine- la cosa fastidiosa di scrivere racconti divertenti, mi stavo dimenticando, è che quando scrivi qualcosa che non è divertente la gente ti ammazza, cioè si aspettano che tutto quello che scrivi è divertente e c’è gente giuro che pensa che anche tu sia divertente, cioè se scrivi cose divertenti tu scrittore devi essere divertente, un po’ come se chi scrive giallo in fondo è un assassino e così quando incontro qualcuno che legge i racconti di io e cecilia mi dice ah tu sei quello di io e cecilia e io dico eh sì e lui dice ne ho letto qualcuno davvero sei un tipo divertente e io dico beh grazie e quello rimane a guardarmi come se dovessi fare da un momento all’altro una battuta formidabile, ha il tipico sorrisino dell’aspettativa e io allora di solito allargo la gamba un po’ come fanno i cani e scorreggio; lui fa la faccia sbalordita e poi ride e mi indica e dice cioè, ma sei fortissimo venerandi!

Terza versione
Una cosa fastidiosa di quando si scrivono racconti divertenti, io non ho niente contro i racconti divertenti, davvero, ma prima vi dico come nasce un racconto di io e cecilia per macworld in pratica io ho un file con scritto appunti per macworld e quando succede nella mia vita qualcosa di febbricitante o cecilia dice qualcosa di inaspettato o i miei figli fanno cose clamorose o eccetera io scrivo due righe in questo file e questo fino al 14 del mese, al 14 del mese mi si apre una finestra di neooffice che dice ciao venerandi sono il tuo memo ricordati che per domani devi scrivere il racconto per macword e io dico cazzo cazzo il racconto entro domani cazzo e lo dico tutte le volte, e mi dico anche devo cambiare il memo e farlo aprire il 10 e non il 14, ma la stessa cosa la dico da tre anni quindi ogni mese c’è la scenetta del cazzo cazzo, e quindi apro il file con gli appunti di cose strane accadutemi, li leggo e li cancello perché sono cose che non c’entrano niente le une con le altre e mi metto a scrivere il racconto sperando nell’ispirazione divina e nonostante il mio voto politico degli ultimi diciotto anni sia pesantemente laico, l’ispirazione divina viene e scrivo il pezzo, deo gratias.
Quando finisco il racconto mi butto indietro contro la sedia e guardo quanti caratteri ci sono e scopro che ho sforato di qualche migliaio di caratteri e allora dico di nuovo cazzo cazzo troppo lungo cazzo, e inizio a cancellare frasi, una cosa dolorosissima, intere gag ridotte all’osso, pensieri profondissimi tagliati via, tutti i televisori trasformati in tv, i macintosh in mac e così via finché alla fine c’è un relitto del racconto ma è lungo il giusto.
Allora lo do a cecilia perché lo legga e mi dica se va bene, e cecilia dice occhei lo guardo, prende il powerbook e inizia a leggere, poi alza gli occhi verso di me che sono rimasto lì immobile e mi dice esci di qua che quando leggo non voglio avvoltoi che mi spiano e io dico ma scherzi? certo che esco amore, e esco dalla stanza e mi chiudo anche la porta dietro ma non la chiudo del tutto, la lascio socchiusa studiando l’inclinazione che permetta al buco della serratura di essere in linea con la sedia di cecilia e poi da fuori mi piego e di nascosto guardo dal buco della serratura la faccia di cecilia -inciso sul senso dell’umorismo di cecilia, cecilia non ha senso dell’umorismo, cioè ce l’ha ma la irrita, tipo adiamo al cinema e c’è una battuta e tutti nel cinema ridono e anche io, e cecilia mi guarda con occhi sbarrati e chiede perché? fabrizio cosa cazzo fai perché ridi? e io le dico beh quel tipo ha detto “ornitorinco” e la donna ha detto “non oggi”, è una buona battuta e cecilia mi dice che non è cretina, ha capito la battuta, ma perché rido? Cosa ho da ridere? E io di solito dico ‘ah’, smetto e resto a fissare tutto il resto della commedia come se fosse un dramma bergmaniano e mi chiedo davvero perché dovrei ridere, quali meccanismi sociali mi fanno muovere i muscoli facciali e mostrare i denti a perfetti sconosciuti cioè al cinema è meglio andarci senza cecilia, in generale- fine inciso io resto dalla serratura e guardo le labbra di cecilia e so che alzata leggera di un labbro destro vuol dire che una persona normale sta ridendo, alzata del secondo labbro vuol dire che una persona normale sta lacrimando dal ridere, sorriso blando tipo monna lisa significa che una persona normale sta già postando il racconto a qualcun altro per farlo leggere perché è eccezionale, di solito cecilia si mette la mano davanti alla bocca così non vedo.
A questo punto cecilia mi chiama e mi dà il suo giudizio che ha bisogno di una ulteriore traduzione che ora, dopo anni di esperienza, ho tarato in maniera abbastanza precisa: a) “no guarda, non funziona, devi lavorarci ancora” (trad. ci hai azzeccato è perfetto salvalo in punto doc e spediscilo a bertoli di macword senza manco rileggerlo); b) “per macworld va bene” (trad. hai in mano un meccanismo narrativo che manco borges, a macworld chiedi il doppio); c) “bravo, un bel pezzo davvero” (trad. trascina sul cestino, svuota e dimentica di aver scritto merda del genere), e io accetto il giudizio prendo il mio file e a questo punto inizia la seconda fase che è quella di minority report.
Ovvero apro ichat e cerco le tre persone a cui spedirlo che sono minestro, il grafico di lamerotanti che è ricco e che quando gli chiedo se può leggere il pezzo può dirmi cazzo venerandi spedisci pure lo leggo subito ci mancherebbe altro, e allora vuol dire che il pezzo è buono, oppure no guarda venerandi adesso sto lavorando sono nella merda i cinesi mi vogliono fottere e allora capisco che il pezzo non è buono, non è neppure necessario che lo legga effettivamente, già questa risposta ci becca sempre, minestro lo sente a contatto, è un artista; poi c’è mcavall che è un programmatore fotografo che qualsiasi cosa gli mando dice che la legge e poi dopo cinque minuti mi arriva un suo messaggio ichat con scritto “ok”, qualsiasi cosa gli abbia mai mandato mi ha sempre scritto “ok” è di bergamo, ma quell’ok è importante non andrei avanti senza quell’ok; e il terzo è maramao che è uno che qualsiasi stronzata gli mando mi dice cazzo venerandi sei un maestro sei un genio, e io gli chiedo ma è buono il racconto? e lui mi dice, è il migliore, scherzi, il migliore! e io gli chiedo ma ci sono difetti, e lui dice tu non sbagli mai scherzi tu non sbagli mai! è perfetto! e io gli chiedo ma il pezzo in cui cecilia dice che gli occhiali da sole sono lo specchio dell’anima altrui non ti sembra un po’ debole? e allora lui dice beh quello venerandi è una merda, lo cancellerei, e io dico ah. E si va avanti così, finché tutti e tre i giudizi collimano su ok, allora supero la fase minority report lo spedisco a macword e chiudo il computer e mi rilasso e dico mai più mai più ogni mese passo una settimana d’inferno perché mi viene l’ansia che non lo riesco a scrivere quel maledetto racconto o viene fuori che cecilia non ride e i tre tipi di minority report dicono che no questa volta venerandi hai sbagliato o sonicher che è uno su internet che ogni mese scrive le recensioni delle riviste di computer dice che no, questa volta il racconto di venerandi era proprio una merda e io ci sto male è una cosa che mi costa moltissimo stress, mi fa venire paura di essere impotente in senso più generale e allora cerco qualcosa che mi faccia passare lo stress e la cosa che mi fa passare lo stress è paradossalmente il powerbook che ho appena chiuso e allora lo riapro anche se non so bene cosa ci farò, ma solo stare davanti al powerbook mi calmo mi arriva la serotonina e sto calmo e appena riapro il powerbook arriva il messaggio di bertoli che dice che non riesce a leggere il file, sei sicuro -mi chiede- di averlo fatto con word e io gli scrivo sono sicuro di no, l’ho fatto con neooffice e l’ho spedito in erretieffe e lui mi dice me lo rimandi in formato word che qui a noi ci passano word e io gli dico occhei e lo risalvo in punto doc e lui dice benissimo grazie e poi mi riscrive dicendo che è un racconto fantastico, che sono uno scrittore davvero eccezionale ma devo tagliare 300 battute è troppo lungo.
“Bertoli, l’ho già mutilato in lungo e in largo, se taglio altre trecento battute rimangono i nomi dei personaggi e qualche verbo”
“Non è un problema, il tuo racconto è dopo l’articolo di bragagnolo, di solito i lettori non ci arrivano fin lì”
“Lo dico a bragagnolo”
“Non è un problema di bragagnolo, i lettori non arrivano manco a bragagnolo. E’ che leggere stanca gli occhi, con internet la gente si è abituata a leggere cose che non superino le sei righe. Poi hanno bisogno di cliccare da qualche parte. Loro ci provano, aprono macworld, ma dopo l’editoriale iniziano a perdere colpi, già a pagina dieci li becchi che cliccano sul foglio con le dita”
“Ah”
“Però vai molto bene tra i lettori giapponesi perché quelli partono a leggere dal fondo, lì sei un mito”
“E’ una battuta?”
“Vedi tu. Ad Accomazzi è piaciuta moltissimo”
“Non mi parlare di Accomazzi. Ogni volta che compero un videogioco Accomazzi chiama i programmatori e li convince a fare una patch per aumentarmi la difficoltà. Stavo per finire Blades of avernum e ora ci sono dei ricci gelatinosi spuntati dal nulla che mi sbudellano i personaggi”
E ride Bertoli, via mail, ride, crede che io scherzi ed eccola -alla fine- la cosa fastidiosa di scrivere racconti divertenti, mi stavo dimenticando, è che quando scrivi qualcosa che non è divertente la gente ti ammazza, cioè si aspettano che tutto quello che scrivi è divertente e c’è gente giuro che pensa che anche tu sia divertente, cioè se scrivi cose divertenti tu scrittore devi essere divertente, un po’ come se chi scrive giallo in fondo è un assassino e così quando incontro qualcuno che legge i racconti di io e cecilia mi dice ah tu sei quello di io e cecilia e io dico eh sì e lui dice ne ho letto qualcuno davvero sei un tipo divertente e io dico beh grazie e quello rimane a guardarmi come se dovessi fare da un momento all’altro una battuta formidabile, ha il tipico sorrisino dell’aspettativa e io allora di solito allargo la gamba un po’ come fanno i cani e scorreggio; lui fa la faccia sbalordita e poi ride e mi indica e dice cioè, ma sei fortissimo venerandi!

critici annegati camerieri

marzo 13, 2013 § Lascia un commento

L’altro giorno mi sono collegato a Facebook e ho scoperto che Venerandi non è più su Facebook. Da ciò ho capito che Venerandi non ero io, perché io ci sono ancora su Facebook. Allora ho pensato che non potevo più linkare delle cose sulla bacheca di Venerandi e mi è venuta una sensazione di nostalgia e ho cancellato un tot di miei amici fino ad arrivare a 60ñóº come cazzo si fa la tilde porca puttana, dov’è la tabella dei codici ascii, fanculo cazzo, poi ho composto un numero col cellulare, un numero a caso e quando hanno risposto ho detto: fanculo cazzo, pezzi di merda perché non morite, poi ho messo giù, volevo piangere, non ci riuscivo, mi sono tagliato le unghie. Delle mani, ma dovrei tagliarmi quelle dei piedi, sono quelle dei piedi il problema, sono le unghie dei piedi che bucano i calzini. Ero triste perché volevo raccontare a Venerandi tramite Facebook la faccenda del telefono, certo glielo potrei raccontare via mail, ma via mail sembra proprio che mi rivolga a lui, sembra una cosa personale, Facebook invece so che Venerandi non lo legge o se lo legge lo legge male per cui è perfetto, è per questo che scrivo su Facebook perché io voglio che nessuno legga più niente devono morire tutti tranne Venerandi, ora devo fare un profilo fittizio e chiamarlo Venerandi non sarà proprio la stessa cosa ma alm

L’elettrodomestico e la produzione del legno

marzo 4, 2013 § Lascia un commento

Salgo un auto con primogenito, lui si toglie la cartella, si mette la cintura, guarda il parabrezza e poi il mondo oltre il parabrezza con quel modo strano che ha di farlo, io accendo la radio e parte la voce di un giornalista che racconta di una maestra che è morta davanti ai suoi alunni, e continua descrivendo con particolari il fatto, intervista una delle alunne scioccate e io inizio a digrignare i denti e penso grande giornalismo italiano, grande giornalismo italiano e poi smetto di digrignare perché mi ricordo del conto che mi ha fatto avere brevi manu il dentista.
“Ah” dice primogenito “a proposito. Il nostro professore di tecnica non viene più a scuola”
“Uh, sta male?”
“Pare di sì. Ci hanno detto che ha avuto un problema con un elettrodomestico”
“Un elettrodomestico”
“Un elettrodomestico. Così ci hanno detto”
“Curioso per un professore di tecnica”
“Infatti. Adesso è venuta una supplente che però a me piace”
“Ah, perché?”
“Beh, ad esempio ci fa fare tecnica”
“Vi fa fare tecnica in che senso?”
“Tipo ci fa aprire Open Office. Ci insegna come sono fatti i computer dentro. Cioè ci prova, nel senso che al resto della classe non frega niente. Oggi ci ha fatto usare il modulo draw”
“Beh, forte. Ma l’altro professore, quello che ha avuto il problema con l’elettrodomestico, cosa vi faceva fare invece?”
“Ci dava un file, ci diceva di aprirlo e ci faceva copiare quello che c’era scritto sul quaderno. Poi usciva dalla classe e tornava a fine ora”
“…”
“Papà?”
“…”
“Hai sbandato papà”
“Cioè vi faceva copiare un file dal computer al quaderno?”
“Sì”
“A mano”
“Sì”
“E cosa c’era scritto nel file?”
“Boh, cose. Tipo la produzione del legno”
“La produzione del legno”
“Sì”
“…”
“Papà?”
“L’elettrodomestico sapeva quello che faceva”

Save The Children [tre inizi]

febbraio 15, 2013 § Lascia un commento

Oggi sono andato a fare una giornata di prova per fare l’omino Save The Children, praticamente si tratta di andare a suonare alla gente e chiedergli di fare un versamento a Save The Children tramite conto corrente o carta di credito, niente contanti, questo va detto subito, non prendiamo soldi signora, a fare il colloquio eravamo in quattro tra cui un tizio calabrese con la sua fidanzata, il tizio era un operaio che dopo dieci anni in fabbrica era stato licenziato senza motivo, non si capiva un cazzo quando parlava e aveva una stella tatuata sotto ciascun orecchio, l’orrore ho sbagliato cancello

Oggi sono andato a fare un colloquio per fare i contratti Save The Children, cioè le adesioni, si tratta di chiedere alle persone di versare tot soldi al mese da destinare a progetti umanitari e spiegargli in quale modo questi soldi finiscono nelle casse di Save The Children, e se non finiscono lì dove finiscono, niente contanti solo tramite banca o carta di credito, a fare il colloquio c’era un altro tipo della mia età, un operaio calabrese che non si capiva un cazzo quando parlava, vestito da tamarro, con la sua fidanzata, la sua fidanzata era bolognese e il suo viso sembrava scolpito nel legno ma bidimensionale, scolpito in un legno bianco molle e granuloso e gli occhi dipinti sopra alla cazzo di cane con un verde slavato, e qualcuno gli ha chiesto come vi siete conosciuti e lui s’è messo a fare dei versi strani, forse rideva, e lei ha detto alla Coop, io lavoravo alla Coop, lui veniva alla Coop, sì ha detto il tizio, io andavo alla Coop e c’era lei. Gli occhi del tizio invece sembravano spinti a forza dentro il cranio ed erano neri e cerchiati di nero come fossero truccati, ma non erano truccati, come il tizio di Lost quello che non invecchia e assiste immortale all’orrore, alla devastazione, aspetta ricomincio

Oggi sono andato a fare un colloquio di lavoro in un posto vicino al quale è spuntato un negozio di sigarette elettroniche, sbucano come funghi, non serve licenza, ne ha aperto uno anche Vasco Rossi, il colloquio era per fare l’omino Save The Children, ho conosciuto un sacco di omini e donnine Save The Children, tutti giovani e iperattivi, molto stressati, vanno avanti a caffè e sigarette, sognano di metter da parte dei soldi per aprire le loro attività, mi ha accolto una tizia pirandelliana, tutta vestita di nero e una faccia, due borse nere sotto gli occhi che sembrava proprio la Figlia dei Sei Personaggi precisa precisa, sicché mi sono accomodato nella sala d’aspetto e mi sono messo a pensare a Nanni Garella e al suo allestimento dei Sei Personaggi che vidi quand’era? quindici anni fa, forse anche venti, ma soprattutto ai Giganti della Montagna, ma non quello di Garella bensì quello di Strehler, fu, inutile dirlo, una cosa epica, il rumore dei giganti, la polvere che si sollevava da ogni singola asse del palco e non ricadeva, e i giganti che camminavano, e gli attori atterriti che ascoltavano i giganti, poi è arrivato un tizio simpatico che ci ha spiegato due cazzate e poi siamo usciti per le strade a suonare alla gente per chiedergli l’adesione ai progetti Save The Children. A un certo punto siamo arrivati a un palazzo bestiale, con chiostro, pozzo e luci alogene hi-tech a ogni pianerottolo, che poi chiamali pianerottoli, erano larghi tre metri e lunghi una decina, la gente apriva e sbirciavo dentro le case e vedevo soffitti a cassettoni, soffitti affrescati, spazi enormi, pavimenti in marmo, pavimenti in legno pregiato, tappeti persiani, tavoli di vetro grandi come tutta la mia casa, in uno di questi super appartamenti ci stava un russo che ha aperto con la bocca piena di cibo, pezzi di cibo gli pendevano dal mento, noi abbiam detto no niente, torniamo dopo, no no dite dite diceva quello sputacchiando cibo, allora gli abbiamo detto la pappardella Save The Children, poi il tipo ha detto sono straniero, non capisco un cazzo, allora noi abbiam detto OK niente dai, torniamo dopo, ma quello voleva sentire, no no diceva, voglio che mi dite bene tutto, voglio capire italiano, e si sentivano voci in profondità dentro l’appartamento, voci russe, una maschile una femminile, e io ho fatto un passo indietro e il tizio era molto grosso e teneva una mano dietro la schiena e si protendeva sempre più verso la mia collega Save The Children la quale tuttavia non indietreggiava, temevo che da un momento all’altro il russo la ghermisse con un braccio enorme, un braccio grosso quanto la zampa di un piccolo elefante e a quel punto avrei dovuto, mi sarei sentito in dovere di niente, non va ancora bene

[repost] koch le tastiere meccaniche

febbraio 13, 2013 § Lascia un commento

ma quello che ti volevo dire è che mi è venuta la scimmia di prendermi una tastiera per scrivere, ora come ora ho una apple keyboard bluetooth senza fili fica da vedere ma ci scrivo di merda ed è grossa e io mi rendevo conto che scrivevo meglio con la tastiera piatta del powerbook 12’’ che con la tastiera apple keyboard bluetooth senza fili fica e questa cosa mi sembrava assurda finché non ho scoperto che al mondo esistono tre tipi di tastiera, a) la tastiera a membrana che sono le tastiere che usano tutti che sono delle merde sono molle devi arrivare fino a fine corsa per premere la membrana del cazzo e la apple keyboard bluetooth senza fili fica usa questa tecnologia da poveracci per risparmiare b) la tecnologia a membrana ma con dei cosi crossati di plastica che si chiama scissor switch che tengono il tasto con poca corsa e questa è la tecnologia più fica della prima ed è usata soprattutto dai portatili e va molto meglio come durata e come feedback di quando scrivi ed è per questo che mi trovo meglio con la tastiera del powerbook che con quell’altra, quando l’ho letto sono rimasto bene, rilassato, vuol dire che non sono del tutto paranoico, ci sono delle leggi che regolano l’universo e tra queste quella che fa sì che le tastiere scissor switch siano migliori delle merdose a membrana e quindi io non ero pazzo avevo ragione c) le tastiere a switch meccanico che sono quelle che facevano dieci anni fa che quando scrivevi facevano STOCK STOCK che sono le più costose e fiche di tutte perché i tasti sono fatti uno ad uno, non devi arrivare a fine corsa e hai un feedback che può anche essere eccezionale quando scrivi e tutti dicono che sono eccezionali e io ne ho una che però non va bene per gli apple attuali e l’ho anche provata sul mio vecchio apple ma non mi ci trovo e questo mi fa sentire in colpa, perché tutti dicono che è eccezionale mentre io mi ci incastro perché ha la parte alta dei tasti troppo piccola e poi come tastiera è troppo grossa e quindi sono triste perché sono di nuovo caduto nel novero dei paranoici e alla fine dopo ore e ore di ricerche ho trovato la tastiera che volevo io, esattamente come la volevo io e ho scoperto che era la prima tastiera fatta per il primo macintosh nel 1984 o quando era, capisci pazzesco, quando hanno fatto la prima tastiera del primo macintosh hanno pensato a me e però non la posso usare per il mio perché la tecnologia è migliorata
io sto diventando isterico koch a me mi sta venendo una crisi nervosa con tutti gli annessi e connessi, non ne posso più fai conto che ieri notte mi sono sognato che ero in ufficio e aprendo un vecchio scatolone scoprivo una tastiera originale del macintosh e una più recente tastiera tactile pro, tutte usate e buttate nello scatolone e io dicevo cazzo ma sono tastiere fantastiche e la tactile pro ha anche la tecnologia a switch meccanico cazzo chissà chi cazzo le aveva prese e poi buttate qua dentro e poi mi sono svegliato e non solo ero triste perché queste tastiere le avevo solo sognate, ma anche perché mi sentivo una merda per aver sognato delle tastiere a switch meccanico non è possibile -mi dicevo- che mi vado a inculare sempre in queste paranoie consumistiche che mi assorbono completamente perché io penso alla tastiera ma quello di cui avrei bisogno adesso è una redenzione, koch ecco di cosa abbiamo bisogno, di una redenzione e pensiamo che queste cose materiche possano aiutarci nella nostra ricerca di redenzione mentre con il loro essere “cose” ci buttano sempre più in basso nella nostra bestialità con tutti i sensi di colpa che ne conseguono, siamo come la falena che gondry ha fatto per il primo video di bjork, te lo ricordi quello che lei è nella casa in mezzo al bosco e c’è questa falena che si sbatte contro la luce e poi le finisce sul tavolo e lei esce ed è inseguita da un orso vagamente antropomorfo, ecco noi siamo come quella falena che siamo attirati dalla luce e non ci rendiamo conto che la cosa più importante è sotto di noi, ovvero bjork che ci guarda con la forchetta e il coltello in mano e quel suo sguardo animalesco, oh e poi mi metto a scrivere e penso che sono un imbecille a scrivere storielle quando c’è la vita che mi chiama intorno che ho un casino di cose bastarde che devo fare per tirare avanti per tenere alto il mio standard di vita per non finire sul divano a dormire pisciandomi addosso, è un immagine presa da un racconto di coso, di carver, ecco, ci sono le cose bastarde e non posso perdere tempo e a scrivere stronzate su di un powerbook quando poi ci sono le cose bastarde che ti abbaiano alla porta per morderti le viscere, tu sai di cosa sto parlando, tipo l’altro ieri ho scritto tre pagine che a questo punto posso dire eccezionali per un romanzo del cazzo e ho scoperto che il programma del cazzo che usavo nel convertire il file dal vecchio formato al nuovo ha scazzato di brutto e mi ha cancellato tutto, tre pagine le avevo scritte con un pantone grigio scuro su fondo pantone rosa pesca e quel bastardo programma che ho anche pagato le ha rasate al suolo e ha fatto anche un bakcup del file rasato su quello con le cose che avevo scritto, una bastardata ho anche scritto al programmatore e ho scritto in maiuscolo la parola ERASED
e lui non capiva, il programmatore dico, mi scriveva e diceva che sorry non riusciva a ripetere il mio problema, diceva che il problema era solo mio che era un mio fottuto problema che nessuno mai prima aveva avuto quel problema, capito mi trattava da psicopatico, non era la prima volta che gli scrivevo dicendo che nel suo fottuto programma c’erano dei problemi e lui mi diceva sempre sorry non ho il tuo sistema operativo hai una versione vecchia dovresti aggiornarlo e io l’ho aggiornato e il suo programma mi ha brasato quattro pagine, allora gli ho fatto qualcosa come dodici screenshoot con tutti i passaggi passo per passo in cui si mostrava evidentemente e al di fuori di ogni ragionevole dubbio che il suo programma nel convertire dal vecchio formato al nuovo ti fotteva pagine intere di letteratura e allora lui mi ha scritto questa email dicendo cazzo ragazzo grazie cazzo ecco come si crea questo bug pazzesco altri mi avevano detto questa cosa ma non ero mai riuscito a riprodurla grazie per la tua pazienza e poi ha detto che lo correggerà ma niente potrà effettivamente restituirmi quello che mi è stato ingiustamente tolto ovvero le quattro pagine cancellate e evidentemente me ne farò una ragione koch, che devo fare koch, ieri sono andato in un negozio dell’usato koch solo per vedere se avevano delle tastiere usate, non che le volessi comprare ma solo per vedere se c’erano e c’erano un sacco di macchine da scrivere e ho pensato a questa immagine anche cinematografica dello scrittore appollaiato sulla macchina da scrivere con la sigaretta e il bicchiere che scrive e fa letteratura con lo sguardo intensissimo o la faccia distrutta dal sonno o dall’alcool o dalle sigarette e ho pensato che adesso potrei anche io fare così, a parte il bere che non bevo quando scrivo e a parte le sigarette perché non fumo e anche a parte la macchina da scrivere perché io uso il powerbook, ma il concetto resta lo stesso, l’idea di mettersi lì in un rapporto di uno a uno e scrivere koch, qualsiasi cazzo di cosa koch, tipo miller, io non so come scrivesse miller non so niente di miller, ma miller me lo vedo sulla macchina da scrivere che si mette lì e scrive, poi magari scopro che era uno meticolosissimo con decine di quaderni di appunti di disegni e schemi dei propri romanzi con tutta una merda sopra di riflessione sulla propria scrittura, ma nel mio immaginario miller si metteva lì, tirava una boccata dalla sigaretta, sbuffava fuori il fumo, prendeva il bicchiere e beveva un po’ e poi apriva la remington e iniziava a battere facendo un casino che quella grassa del piano di sopra iniziava dare colpi con la scopa contro al pavimento urlando di smetterla con quella fottuta macchina da scrivere, usava proprio questa espressione “fottuta macchina da scrivere”, il problema caro koch è che io non riesco più a scrivere faccio un fottio di errori di battitura, scrivo una riga e sto già pensando a quella dopo e e vedo che quello che ho scritto è tutto sottolineato di rosso perché ho invertito le lettere o ce ne ho aggiunte o mi sono dimenticato lo spazio e tutto questo inizio a pensare che sia colpa della mancanza di vitamina b12 che è una vitamina che si trova in natura negli insetti, nella carne, nel fango e cose del genere e noi che siamo gente che non mangia la carne dobbiamo prendere degli integratori altrimenti diventiamo pazzi, letteralmente, ed è anche un male che non puoi più tornare indietro, diventi pazzo per sempre e questi sintomi che io non riesco più a scrivere sono chiari segni che mi manca la b12 e che tra poco impazzirò del tutto e diventerò lo spettro di me stesso girerò biascicando cose senza senso e dormirò per terra non riconoscerò le persone non so bene quali siano davvero gli effetti della mancanza di vitamina b12 li sto un po’ inventando, comunque la cosa non mi creerebbe grandi problemi anzi sarei quasi rilassato di dover smettere di tenere questo alto profilo, ti ho già parlato del problema della redenzione, qui a furia di tenere questo alto profilo con un indole da pezzente vivo come il signor bonaventura a cui però, differenza interessante, l’assegno che danno è post-datato o ci sono dei disegni delle winxs o del signor paperon de paperoni, insomma è un assegno del cazzo del tutto simbolico e anche un po’ grottesco, c’è questa scena di strindberg in in verso damasco II mi pare che sia in verso damasco II in cui invitano strindberg a non so quale premio per non so quale cosa di letteratura e lui ci va e tutti lo applaudono e lui sale sul palchetto e inizia a fare un discorso e mentre lui fa il discorso c’è un cambio di scena a scena aperta, i mobili si spostano, alcune persone se ne vanno mostrando che il cuore della gente che applaudiva erano delle puttane e dei poveracci e che il luogo dove si svolgeva questa cerimonia era una bettolaccia del cazzo e quindi strindberg nel mezzo del suo discorso di trova tra puttane e ubriachi e si sente una delle peggio merde e poi il dramma prosegue eccetera, e il terzo problema caro koch è che quando scrivi esci dal mondo reale, è un po’ un matrix bambinesco, esci dal mondo reale che continua senza di te, è come se morissi per qualche ora regredendo a uno stato infantile in cui sei licenziato a scrivere storielline a mettere insieme omini che parlano come se fossero la barbie e kent e tu stai per qualche ora a fare questa cosa di mettere assieme le favolette e il mondo intanto è andato avanti e tu hai perso delle ore ti sei baloccato mentre loro hanno pensato hanno fatto le cose si sono mossi per tempo e tu no, tu resti uno stronzo che magari pensava di essere qualcosa di particolare solo per il fatto di essersi inventato le favoline con barbie e kent che scopano o si fanno dei lavori di bocca, ma caro koch questa cosa è una specie di malattia, cosa credi che sia uno scrittore lo scrittore caro koch è uno che sfrutta una sua malattia per fare delle cose a largo consumo, io so scrivere delle cose che sono divertenti che fanno ridere che fanno anche un po’ pensare e che magari mi danno anche dei soldi, ma pensi che me ne freghi un cazzo di qualcosa, sono solo dei prodotti laterali di una malattia come se vendessi parte delle piaghe delle pustole quelle magari più digeribili koch quelle che sono a forma di fiore o di minchia koch, ma il cuore del discorso è che siamo malati koch e non sto più parlando della b12 koch, sto parlando di questa cosa che non ha niente a che vedere con la vita mia di tutti i giorni delle delusioni delle incazzature delle mortificazioni della vita di tutti i giorni, la scrittura non ha niente a che vedere con tutto questo anche se magari mi metto a scrivere di queste cazzo di cose, resta una cosa separata una forma di sopravvivenza per l’infanzia, ho anche letto un noir e qua siamo al quarto punto, ho anche letto un noir e mi sono chiesto che senso ha, che senso ha scrivere un noir, potrei fare un libro che si chiama ‘quel che resta del noir’ lo scriviamo tra vent’anni quando il noir sarà finito e tutti diranno che il noir è morto e io dirò io lo sapevo già che il noir è niente è niente è niente di niente ma lo stesso discorso si può fare per qualsiasi cosa racconti una storia
un’altra paranoia che ho koch è quella di mettermi a scrivere usando una tastiera dvorak, eh questo non te lo aspettavi koch eh, manco platania che adesso si fregia del suo powerbook sa cosa è la dvorak perché noi tutti adesso siamo abituati ad usare la qwerty mentre in realtà la qwerty non è la tastiera più adatta per scrivere anzi è una merda costruita per andare più lenti e non fare inceppare i tasti delle macchine da scrivere, mentre la più veloce è la dvorak che ha i tasti tutti mescolati e io non lo farei tanto perché creda che la dvorak sia davvero la migliore combinazione di tasti, ma perché così il fico dentro di me sarebbe soddisfatto e avrei la sicurezza che nessuno si mette a usare il mio computer perché nessuno ci capirebbe un cazzo non riuscirebbero a scrivere e poi magari si scopre che con dvorak io scrivo velocissimo e non faccio più errori di battitura che mi innervosiscono terribilmente tu non sai quanto ogni volta che rileggo e vedo che ci sono gli errori e che quindi non posso continuare a scrivere mi incazzo terribilmente, comunque non sono sicuro che la dvorak sia migliore ma so che la qwerty è la fottuta peggiore combinazione di tasti e infatti platania non lo sa ma fino a qualche anno fa apple non usava la qwerty che è una merda e ha le è accentate messe nello stesso tasto delle é accentate che è l’orrore, ma apple usava la qzerty che era una combinazione di tasti molto più intelligente e le accentate erano messe bene vicino alle altre lettere e non tutte in castigo come adesso che sono tutte vicino nell’angolino e per prendere la ù devo smettere di scrivere e andarla a cercare infatti mi rendo conto che sto evitando le parole con la ù perché mi rallenta troppo e anche la é perché la sbaglio sempre non uso lo shift, insomma la qzerty era una ficata in confronto e apple era l’unica che la teneva poi jobs ha iniziato a vendere ipod ed è cambiato tutto le tastiere apple sono diventate delle squallide qwerty molle e comunque adesso ho scoperto che esistono diversi tipi di tastiera, questo è importante da capire koch, lascia perdere il qwerty o lo qzerty adesso stiamo parlando di meccanica, ci sono tre tipi di meccanica, te lo avevo già raccontato ma facciamo che te lo ripeto, la meccanica più fica sono le tastiere a switch meccanico che sono quelle che facevano fino a una decina di anni fa e sono quelle che quando scrivi fai clock clock quelle belle dure come i capezzoli della elo e in pratica ogni tasto è un capezzolo meccanico quindi quando scrivi è come se battessi su un pianoforte e attivi switch-capezzoli e la tua scrittura già parte bene e fa godere, il secondo tipo è quella più diffusa adesso e sono le tastiere di merda a membrana che vuol dire che i tasti quando li premi sono molli perché sono poggiati su una fottuta membrana molla e premendoli la membrana si schiaccia e fa contatto e attiva il carattere che già parte mollo, non hai feedback, diventi insicuro con tutti i problemi che abbiamo già koch ci mancava la tastiera a membrana, e il terzo modello è quello che sta in mezzo è mezzo fico e mezzo no sono le scissor keys, cioè sono dei tasti tipo a membrana con due cosilli di plastica messi a forbice che premendo il tasto i cosilli a forbice fanno loro la pressione danno il senso di rilascio del tasto e quindi i tasti ti danno del feedback, sono bassi insomma sono quelli che di solito vengono usati sui portatili e sono mediamente fichi perché non hai lo stock stock ma il tasto non sembra nemmeno la mozzarella molla dei tasti a membrana e io al momento volevo prendere una tastiera a switch meccanico senza tastierino numerico della DS INTERNATIONAL che a dispetto del nome vende on line solo in canada, usa e messico, allora gli ho scritto e gli ho detto ragazzi mi interessava una vostra tastiera però sono italiano e loro dopo un giorno mi hanno risposto e mi hanno detto we can ship to italy, e basta, il testo di tutto il messaggio era we can ship to italy che sembra un po’ un titolo di un disco minore di frank zappa, magari un live, al che io gli ho riscritto e gli ho detto beh ragazzi fantastico ma tipo quanto mi costa la spedizione e come vi pago perché nel vostro sito io posso solo pagare se sono canadese o americano o messicano e loro non mi hanno risposto e dopo un giorno io gli ho riscritto ehi forse vi siete persi il mio messaggio o pensate che io sia un fottuto spammer o uno che dopo un po’ la smette e si calma ma sono davvero interessato alla vostra tastiera SMK-88 o alla vostra tastiera SMK-85 mi dite come faccio ad averla che io non posso più scrivere su questa bluetooth apple a membrana di merda ho bisogno di una tastiera a switch meccanico e loro allora mi hanno risposto che posso pagare con paypal e che la tastiera SMK-85 costa 49 dollari e la spedizione costa 33 dollari oppure la SMK-88 costa 59.95 dollari e la spedizione costa sempre 33 dollari al che io ho detto ah, sti cazzi, ma poi convertendo in euro sono circa 75 euro che per una tastiera a switch meccanico non sono manco tanto così ho scritto questa volta al servizio clienti dicendo salve sto per comprare una vostra tastiera SMK-85 e volevo sapere come funziona su mac e il servizio clienti mi ha risposto da taiwan di non scherzare, se proprio voglio comprare una tastiera da loro, beh è meglio che io butti i soldi per la SMK-88 che è pensata per macintosh, al che io gli ho detto capisco, ma a me piace di più la SMK-85 e loro mi hanno risposto che non se ne parlava, SMK-88 ragazzo o ti fai un giro lontano da noi della DS INTERNATIONAL di taiwan comunque sempre meglio di come mi era andata con il rivenditore ufficiale italiano della CHERRY 84-4100, al quale ho scritto salve vorrei prendere una CHERRY 84-4100 a switch meccanico la versione con 83 tasti senza tastierino numerico e layout italiano e lui mi ha detto non c’è problema però amico dovresti comperarne 45 pezzi perché al momento non ne ho, dovrei importarle dai tedeschi solo per te e in una cassa ce ne sono 45, se vuoi te ne vendo una cassa e io ci ho anche pensato di comprare una cassa e tenermene una e poi mettermi a vendere le CHERRY 84-4100 a amici a mio padre a gente che non conosco e così diventare ricco e salvare la CHERRY dalla bancarotta dovuta al rifiuto della gente per le tastiere a switch meccanico per quelle specie di gadget per mouse ottici che sono ormai le tastiere a membrana simbolo della decadenza del mondo dell’informatica tutto

Restare vivi

gennaio 30, 2013 § Lascia un commento

Devo smettere di scrivere, non c’è altra soluzione. Me l’ha detto Fabio Volo stanotte in sogno, e non mentiva. Non poteva mentire. Era zoppo. Eravamo entrambi zoppi e arrancavamo per strade vuote in cerca di cibo, alcol, donne, cose effimere e deperibili, cose che a guardar bene nessuno di noi due voleva. Infatti non trovavamo nulla. Ci sedevamo a un certo punto sui gradini di una chiesa. L’unica cosa che volevamo era scrivere ma non c’era più niente da scrivere, tutti avevano letto tutto, tutti avevano scritto tutto, e poi anche volendo i nostri computer erano fuori uso. Il mio era intasato di videogiochi, World of Warcraft e altri MMORPG avevano riempito il disco fisso di virus rendendolo inservibile. Quello di Fabio Volo impallato da una quantità impressionante di materiale pornografico.

Potremmo scrivere a mano, diceva Fabio Volo, ma a che pro? Attorno a noi frotte di vecchie dai capelli azzurri sgusciavano silenziose dentro la chiesa per assistere alla messa delle 18:30.

Riprendevamo il cammino. Fabio Volo avanti, io qualche metro indietro. Volevo vederlo, non tenerlo d’occhio, solo vederlo. Non mi fidavo ad averlo alle spalle. Ma mica lo tenevo d’occhio. Semplicemente camminavo e lo guardavo camminare. Non volevo averlo alle spalle, ecco tutto, non volevo che mi guardasse camminare. Il suo corpo sembrava smembrarsi a ogni passo per poi ricomporsi al passo successivo.

Ci sedevamo a un certo punto sui gradini di una cattedrale. Restare vivi, diceva Fabio Volo, restare vivi e smettere di scrivere. Ecco le uniche due cose che bisogna fare. Poi si metteva a parlare di una ragazza, di una donna, una donna che aveva amato molti anni prima e che non aveva più dimenticato, e invece lei l’aveva dimenticato, anzi, peggio, non l’aveva mai ricordato, lui invece ricordava tutto, il suo naso, le sue ciglia e quelle cose che aveva negli occhi quando lo guardava. Cose? chiedevo io, che cose? Alberi, diceva Fabio Volo, alberi morti e altissimi. E poi si zittiva e non c’era verso di cavargli un’altra sola parola.

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