Save The Children [tre inizi]
febbraio 15, 2013 § Lascia un commento
Oggi sono andato a fare una giornata di prova per fare l’omino Save The Children, praticamente si tratta di andare a suonare alla gente e chiedergli di fare un versamento a Save The Children tramite conto corrente o carta di credito, niente contanti, questo va detto subito, non prendiamo soldi signora, a fare il colloquio eravamo in quattro tra cui un tizio calabrese con la sua fidanzata, il tizio era un operaio che dopo dieci anni in fabbrica era stato licenziato senza motivo, non si capiva un cazzo quando parlava e aveva una stella tatuata sotto ciascun orecchio, l’orrore ho sbagliato cancello
Oggi sono andato a fare un colloquio per fare i contratti Save The Children, cioè le adesioni, si tratta di chiedere alle persone di versare tot soldi al mese da destinare a progetti umanitari e spiegargli in quale modo questi soldi finiscono nelle casse di Save The Children, e se non finiscono lì dove finiscono, niente contanti solo tramite banca o carta di credito, a fare il colloquio c’era un altro tipo della mia età, un operaio calabrese che non si capiva un cazzo quando parlava, vestito da tamarro, con la sua fidanzata, la sua fidanzata era bolognese e il suo viso sembrava scolpito nel legno ma bidimensionale, scolpito in un legno bianco molle e granuloso e gli occhi dipinti sopra alla cazzo di cane con un verde slavato, e qualcuno gli ha chiesto come vi siete conosciuti e lui s’è messo a fare dei versi strani, forse rideva, e lei ha detto alla Coop, io lavoravo alla Coop, lui veniva alla Coop, sì ha detto il tizio, io andavo alla Coop e c’era lei. Gli occhi del tizio invece sembravano spinti a forza dentro il cranio ed erano neri e cerchiati di nero come fossero truccati, ma non erano truccati, come il tizio di Lost quello che non invecchia e assiste immortale all’orrore, alla devastazione, aspetta ricomincio
Oggi sono andato a fare un colloquio di lavoro in un posto vicino al quale è spuntato un negozio di sigarette elettroniche, sbucano come funghi, non serve licenza, ne ha aperto uno anche Vasco Rossi, il colloquio era per fare l’omino Save The Children, ho conosciuto un sacco di omini e donnine Save The Children, tutti giovani e iperattivi, molto stressati, vanno avanti a caffè e sigarette, sognano di metter da parte dei soldi per aprire le loro attività, mi ha accolto una tizia pirandelliana, tutta vestita di nero e una faccia, due borse nere sotto gli occhi che sembrava proprio la Figlia dei Sei Personaggi precisa precisa, sicché mi sono accomodato nella sala d’aspetto e mi sono messo a pensare a Nanni Garella e al suo allestimento dei Sei Personaggi che vidi quand’era? quindici anni fa, forse anche venti, ma soprattutto ai Giganti della Montagna, ma non quello di Garella bensì quello di Strehler, fu, inutile dirlo, una cosa epica, il rumore dei giganti, la polvere che si sollevava da ogni singola asse del palco e non ricadeva, e i giganti che camminavano, e gli attori atterriti che ascoltavano i giganti, poi è arrivato un tizio simpatico che ci ha spiegato due cazzate e poi siamo usciti per le strade a suonare alla gente per chiedergli l’adesione ai progetti Save The Children. A un certo punto siamo arrivati a un palazzo bestiale, con chiostro, pozzo e luci alogene hi-tech a ogni pianerottolo, che poi chiamali pianerottoli, erano larghi tre metri e lunghi una decina, la gente apriva e sbirciavo dentro le case e vedevo soffitti a cassettoni, soffitti affrescati, spazi enormi, pavimenti in marmo, pavimenti in legno pregiato, tappeti persiani, tavoli di vetro grandi come tutta la mia casa, in uno di questi super appartamenti ci stava un russo che ha aperto con la bocca piena di cibo, pezzi di cibo gli pendevano dal mento, noi abbiam detto no niente, torniamo dopo, no no dite dite diceva quello sputacchiando cibo, allora gli abbiamo detto la pappardella Save The Children, poi il tipo ha detto sono straniero, non capisco un cazzo, allora noi abbiam detto OK niente dai, torniamo dopo, ma quello voleva sentire, no no diceva, voglio che mi dite bene tutto, voglio capire italiano, e si sentivano voci in profondità dentro l’appartamento, voci russe, una maschile una femminile, e io ho fatto un passo indietro e il tizio era molto grosso e teneva una mano dietro la schiena e si protendeva sempre più verso la mia collega Save The Children la quale tuttavia non indietreggiava, temevo che da un momento all’altro il russo la ghermisse con un braccio enorme, un braccio grosso quanto la zampa di un piccolo elefante e a quel punto avrei dovuto, mi sarei sentito in dovere di niente, non va ancora bene
[repost] koch le tastiere meccaniche
febbraio 13, 2013 § Lascia un commento
ma quello che ti volevo dire è che mi è venuta la scimmia di prendermi una tastiera per scrivere, ora come ora ho una apple keyboard bluetooth senza fili fica da vedere ma ci scrivo di merda ed è grossa e io mi rendevo conto che scrivevo meglio con la tastiera piatta del powerbook 12’’ che con la tastiera apple keyboard bluetooth senza fili fica e questa cosa mi sembrava assurda finché non ho scoperto che al mondo esistono tre tipi di tastiera, a) la tastiera a membrana che sono le tastiere che usano tutti che sono delle merde sono molle devi arrivare fino a fine corsa per premere la membrana del cazzo e la apple keyboard bluetooth senza fili fica usa questa tecnologia da poveracci per risparmiare b) la tecnologia a membrana ma con dei cosi crossati di plastica che si chiama scissor switch che tengono il tasto con poca corsa e questa è la tecnologia più fica della prima ed è usata soprattutto dai portatili e va molto meglio come durata e come feedback di quando scrivi ed è per questo che mi trovo meglio con la tastiera del powerbook che con quell’altra, quando l’ho letto sono rimasto bene, rilassato, vuol dire che non sono del tutto paranoico, ci sono delle leggi che regolano l’universo e tra queste quella che fa sì che le tastiere scissor switch siano migliori delle merdose a membrana e quindi io non ero pazzo avevo ragione c) le tastiere a switch meccanico che sono quelle che facevano dieci anni fa che quando scrivevi facevano STOCK STOCK che sono le più costose e fiche di tutte perché i tasti sono fatti uno ad uno, non devi arrivare a fine corsa e hai un feedback che può anche essere eccezionale quando scrivi e tutti dicono che sono eccezionali e io ne ho una che però non va bene per gli apple attuali e l’ho anche provata sul mio vecchio apple ma non mi ci trovo e questo mi fa sentire in colpa, perché tutti dicono che è eccezionale mentre io mi ci incastro perché ha la parte alta dei tasti troppo piccola e poi come tastiera è troppo grossa e quindi sono triste perché sono di nuovo caduto nel novero dei paranoici e alla fine dopo ore e ore di ricerche ho trovato la tastiera che volevo io, esattamente come la volevo io e ho scoperto che era la prima tastiera fatta per il primo macintosh nel 1984 o quando era, capisci pazzesco, quando hanno fatto la prima tastiera del primo macintosh hanno pensato a me e però non la posso usare per il mio perché la tecnologia è migliorata
io sto diventando isterico koch a me mi sta venendo una crisi nervosa con tutti gli annessi e connessi, non ne posso più fai conto che ieri notte mi sono sognato che ero in ufficio e aprendo un vecchio scatolone scoprivo una tastiera originale del macintosh e una più recente tastiera tactile pro, tutte usate e buttate nello scatolone e io dicevo cazzo ma sono tastiere fantastiche e la tactile pro ha anche la tecnologia a switch meccanico cazzo chissà chi cazzo le aveva prese e poi buttate qua dentro e poi mi sono svegliato e non solo ero triste perché queste tastiere le avevo solo sognate, ma anche perché mi sentivo una merda per aver sognato delle tastiere a switch meccanico non è possibile -mi dicevo- che mi vado a inculare sempre in queste paranoie consumistiche che mi assorbono completamente perché io penso alla tastiera ma quello di cui avrei bisogno adesso è una redenzione, koch ecco di cosa abbiamo bisogno, di una redenzione e pensiamo che queste cose materiche possano aiutarci nella nostra ricerca di redenzione mentre con il loro essere “cose” ci buttano sempre più in basso nella nostra bestialità con tutti i sensi di colpa che ne conseguono, siamo come la falena che gondry ha fatto per il primo video di bjork, te lo ricordi quello che lei è nella casa in mezzo al bosco e c’è questa falena che si sbatte contro la luce e poi le finisce sul tavolo e lei esce ed è inseguita da un orso vagamente antropomorfo, ecco noi siamo come quella falena che siamo attirati dalla luce e non ci rendiamo conto che la cosa più importante è sotto di noi, ovvero bjork che ci guarda con la forchetta e il coltello in mano e quel suo sguardo animalesco, oh e poi mi metto a scrivere e penso che sono un imbecille a scrivere storielle quando c’è la vita che mi chiama intorno che ho un casino di cose bastarde che devo fare per tirare avanti per tenere alto il mio standard di vita per non finire sul divano a dormire pisciandomi addosso, è un immagine presa da un racconto di coso, di carver, ecco, ci sono le cose bastarde e non posso perdere tempo e a scrivere stronzate su di un powerbook quando poi ci sono le cose bastarde che ti abbaiano alla porta per morderti le viscere, tu sai di cosa sto parlando, tipo l’altro ieri ho scritto tre pagine che a questo punto posso dire eccezionali per un romanzo del cazzo e ho scoperto che il programma del cazzo che usavo nel convertire il file dal vecchio formato al nuovo ha scazzato di brutto e mi ha cancellato tutto, tre pagine le avevo scritte con un pantone grigio scuro su fondo pantone rosa pesca e quel bastardo programma che ho anche pagato le ha rasate al suolo e ha fatto anche un bakcup del file rasato su quello con le cose che avevo scritto, una bastardata ho anche scritto al programmatore e ho scritto in maiuscolo la parola ERASED
e lui non capiva, il programmatore dico, mi scriveva e diceva che sorry non riusciva a ripetere il mio problema, diceva che il problema era solo mio che era un mio fottuto problema che nessuno mai prima aveva avuto quel problema, capito mi trattava da psicopatico, non era la prima volta che gli scrivevo dicendo che nel suo fottuto programma c’erano dei problemi e lui mi diceva sempre sorry non ho il tuo sistema operativo hai una versione vecchia dovresti aggiornarlo e io l’ho aggiornato e il suo programma mi ha brasato quattro pagine, allora gli ho fatto qualcosa come dodici screenshoot con tutti i passaggi passo per passo in cui si mostrava evidentemente e al di fuori di ogni ragionevole dubbio che il suo programma nel convertire dal vecchio formato al nuovo ti fotteva pagine intere di letteratura e allora lui mi ha scritto questa email dicendo cazzo ragazzo grazie cazzo ecco come si crea questo bug pazzesco altri mi avevano detto questa cosa ma non ero mai riuscito a riprodurla grazie per la tua pazienza e poi ha detto che lo correggerà ma niente potrà effettivamente restituirmi quello che mi è stato ingiustamente tolto ovvero le quattro pagine cancellate e evidentemente me ne farò una ragione koch, che devo fare koch, ieri sono andato in un negozio dell’usato koch solo per vedere se avevano delle tastiere usate, non che le volessi comprare ma solo per vedere se c’erano e c’erano un sacco di macchine da scrivere e ho pensato a questa immagine anche cinematografica dello scrittore appollaiato sulla macchina da scrivere con la sigaretta e il bicchiere che scrive e fa letteratura con lo sguardo intensissimo o la faccia distrutta dal sonno o dall’alcool o dalle sigarette e ho pensato che adesso potrei anche io fare così, a parte il bere che non bevo quando scrivo e a parte le sigarette perché non fumo e anche a parte la macchina da scrivere perché io uso il powerbook, ma il concetto resta lo stesso, l’idea di mettersi lì in un rapporto di uno a uno e scrivere koch, qualsiasi cazzo di cosa koch, tipo miller, io non so come scrivesse miller non so niente di miller, ma miller me lo vedo sulla macchina da scrivere che si mette lì e scrive, poi magari scopro che era uno meticolosissimo con decine di quaderni di appunti di disegni e schemi dei propri romanzi con tutta una merda sopra di riflessione sulla propria scrittura, ma nel mio immaginario miller si metteva lì, tirava una boccata dalla sigaretta, sbuffava fuori il fumo, prendeva il bicchiere e beveva un po’ e poi apriva la remington e iniziava a battere facendo un casino che quella grassa del piano di sopra iniziava dare colpi con la scopa contro al pavimento urlando di smetterla con quella fottuta macchina da scrivere, usava proprio questa espressione “fottuta macchina da scrivere”, il problema caro koch è che io non riesco più a scrivere faccio un fottio di errori di battitura, scrivo una riga e sto già pensando a quella dopo e e vedo che quello che ho scritto è tutto sottolineato di rosso perché ho invertito le lettere o ce ne ho aggiunte o mi sono dimenticato lo spazio e tutto questo inizio a pensare che sia colpa della mancanza di vitamina b12 che è una vitamina che si trova in natura negli insetti, nella carne, nel fango e cose del genere e noi che siamo gente che non mangia la carne dobbiamo prendere degli integratori altrimenti diventiamo pazzi, letteralmente, ed è anche un male che non puoi più tornare indietro, diventi pazzo per sempre e questi sintomi che io non riesco più a scrivere sono chiari segni che mi manca la b12 e che tra poco impazzirò del tutto e diventerò lo spettro di me stesso girerò biascicando cose senza senso e dormirò per terra non riconoscerò le persone non so bene quali siano davvero gli effetti della mancanza di vitamina b12 li sto un po’ inventando, comunque la cosa non mi creerebbe grandi problemi anzi sarei quasi rilassato di dover smettere di tenere questo alto profilo, ti ho già parlato del problema della redenzione, qui a furia di tenere questo alto profilo con un indole da pezzente vivo come il signor bonaventura a cui però, differenza interessante, l’assegno che danno è post-datato o ci sono dei disegni delle winxs o del signor paperon de paperoni, insomma è un assegno del cazzo del tutto simbolico e anche un po’ grottesco, c’è questa scena di strindberg in in verso damasco II mi pare che sia in verso damasco II in cui invitano strindberg a non so quale premio per non so quale cosa di letteratura e lui ci va e tutti lo applaudono e lui sale sul palchetto e inizia a fare un discorso e mentre lui fa il discorso c’è un cambio di scena a scena aperta, i mobili si spostano, alcune persone se ne vanno mostrando che il cuore della gente che applaudiva erano delle puttane e dei poveracci e che il luogo dove si svolgeva questa cerimonia era una bettolaccia del cazzo e quindi strindberg nel mezzo del suo discorso di trova tra puttane e ubriachi e si sente una delle peggio merde e poi il dramma prosegue eccetera, e il terzo problema caro koch è che quando scrivi esci dal mondo reale, è un po’ un matrix bambinesco, esci dal mondo reale che continua senza di te, è come se morissi per qualche ora regredendo a uno stato infantile in cui sei licenziato a scrivere storielline a mettere insieme omini che parlano come se fossero la barbie e kent e tu stai per qualche ora a fare questa cosa di mettere assieme le favolette e il mondo intanto è andato avanti e tu hai perso delle ore ti sei baloccato mentre loro hanno pensato hanno fatto le cose si sono mossi per tempo e tu no, tu resti uno stronzo che magari pensava di essere qualcosa di particolare solo per il fatto di essersi inventato le favoline con barbie e kent che scopano o si fanno dei lavori di bocca, ma caro koch questa cosa è una specie di malattia, cosa credi che sia uno scrittore lo scrittore caro koch è uno che sfrutta una sua malattia per fare delle cose a largo consumo, io so scrivere delle cose che sono divertenti che fanno ridere che fanno anche un po’ pensare e che magari mi danno anche dei soldi, ma pensi che me ne freghi un cazzo di qualcosa, sono solo dei prodotti laterali di una malattia come se vendessi parte delle piaghe delle pustole quelle magari più digeribili koch quelle che sono a forma di fiore o di minchia koch, ma il cuore del discorso è che siamo malati koch e non sto più parlando della b12 koch, sto parlando di questa cosa che non ha niente a che vedere con la vita mia di tutti i giorni delle delusioni delle incazzature delle mortificazioni della vita di tutti i giorni, la scrittura non ha niente a che vedere con tutto questo anche se magari mi metto a scrivere di queste cazzo di cose, resta una cosa separata una forma di sopravvivenza per l’infanzia, ho anche letto un noir e qua siamo al quarto punto, ho anche letto un noir e mi sono chiesto che senso ha, che senso ha scrivere un noir, potrei fare un libro che si chiama ‘quel che resta del noir’ lo scriviamo tra vent’anni quando il noir sarà finito e tutti diranno che il noir è morto e io dirò io lo sapevo già che il noir è niente è niente è niente di niente ma lo stesso discorso si può fare per qualsiasi cosa racconti una storia
un’altra paranoia che ho koch è quella di mettermi a scrivere usando una tastiera dvorak, eh questo non te lo aspettavi koch eh, manco platania che adesso si fregia del suo powerbook sa cosa è la dvorak perché noi tutti adesso siamo abituati ad usare la qwerty mentre in realtà la qwerty non è la tastiera più adatta per scrivere anzi è una merda costruita per andare più lenti e non fare inceppare i tasti delle macchine da scrivere, mentre la più veloce è la dvorak che ha i tasti tutti mescolati e io non lo farei tanto perché creda che la dvorak sia davvero la migliore combinazione di tasti, ma perché così il fico dentro di me sarebbe soddisfatto e avrei la sicurezza che nessuno si mette a usare il mio computer perché nessuno ci capirebbe un cazzo non riuscirebbero a scrivere e poi magari si scopre che con dvorak io scrivo velocissimo e non faccio più errori di battitura che mi innervosiscono terribilmente tu non sai quanto ogni volta che rileggo e vedo che ci sono gli errori e che quindi non posso continuare a scrivere mi incazzo terribilmente, comunque non sono sicuro che la dvorak sia migliore ma so che la qwerty è la fottuta peggiore combinazione di tasti e infatti platania non lo sa ma fino a qualche anno fa apple non usava la qwerty che è una merda e ha le è accentate messe nello stesso tasto delle é accentate che è l’orrore, ma apple usava la qzerty che era una combinazione di tasti molto più intelligente e le accentate erano messe bene vicino alle altre lettere e non tutte in castigo come adesso che sono tutte vicino nell’angolino e per prendere la ù devo smettere di scrivere e andarla a cercare infatti mi rendo conto che sto evitando le parole con la ù perché mi rallenta troppo e anche la é perché la sbaglio sempre non uso lo shift, insomma la qzerty era una ficata in confronto e apple era l’unica che la teneva poi jobs ha iniziato a vendere ipod ed è cambiato tutto le tastiere apple sono diventate delle squallide qwerty molle e comunque adesso ho scoperto che esistono diversi tipi di tastiera, questo è importante da capire koch, lascia perdere il qwerty o lo qzerty adesso stiamo parlando di meccanica, ci sono tre tipi di meccanica, te lo avevo già raccontato ma facciamo che te lo ripeto, la meccanica più fica sono le tastiere a switch meccanico che sono quelle che facevano fino a una decina di anni fa e sono quelle che quando scrivi fai clock clock quelle belle dure come i capezzoli della elo e in pratica ogni tasto è un capezzolo meccanico quindi quando scrivi è come se battessi su un pianoforte e attivi switch-capezzoli e la tua scrittura già parte bene e fa godere, il secondo tipo è quella più diffusa adesso e sono le tastiere di merda a membrana che vuol dire che i tasti quando li premi sono molli perché sono poggiati su una fottuta membrana molla e premendoli la membrana si schiaccia e fa contatto e attiva il carattere che già parte mollo, non hai feedback, diventi insicuro con tutti i problemi che abbiamo già koch ci mancava la tastiera a membrana, e il terzo modello è quello che sta in mezzo è mezzo fico e mezzo no sono le scissor keys, cioè sono dei tasti tipo a membrana con due cosilli di plastica messi a forbice che premendo il tasto i cosilli a forbice fanno loro la pressione danno il senso di rilascio del tasto e quindi i tasti ti danno del feedback, sono bassi insomma sono quelli che di solito vengono usati sui portatili e sono mediamente fichi perché non hai lo stock stock ma il tasto non sembra nemmeno la mozzarella molla dei tasti a membrana e io al momento volevo prendere una tastiera a switch meccanico senza tastierino numerico della DS INTERNATIONAL che a dispetto del nome vende on line solo in canada, usa e messico, allora gli ho scritto e gli ho detto ragazzi mi interessava una vostra tastiera però sono italiano e loro dopo un giorno mi hanno risposto e mi hanno detto we can ship to italy, e basta, il testo di tutto il messaggio era we can ship to italy che sembra un po’ un titolo di un disco minore di frank zappa, magari un live, al che io gli ho riscritto e gli ho detto beh ragazzi fantastico ma tipo quanto mi costa la spedizione e come vi pago perché nel vostro sito io posso solo pagare se sono canadese o americano o messicano e loro non mi hanno risposto e dopo un giorno io gli ho riscritto ehi forse vi siete persi il mio messaggio o pensate che io sia un fottuto spammer o uno che dopo un po’ la smette e si calma ma sono davvero interessato alla vostra tastiera SMK-88 o alla vostra tastiera SMK-85 mi dite come faccio ad averla che io non posso più scrivere su questa bluetooth apple a membrana di merda ho bisogno di una tastiera a switch meccanico e loro allora mi hanno risposto che posso pagare con paypal e che la tastiera SMK-85 costa 49 dollari e la spedizione costa 33 dollari oppure la SMK-88 costa 59.95 dollari e la spedizione costa sempre 33 dollari al che io ho detto ah, sti cazzi, ma poi convertendo in euro sono circa 75 euro che per una tastiera a switch meccanico non sono manco tanto così ho scritto questa volta al servizio clienti dicendo salve sto per comprare una vostra tastiera SMK-85 e volevo sapere come funziona su mac e il servizio clienti mi ha risposto da taiwan di non scherzare, se proprio voglio comprare una tastiera da loro, beh è meglio che io butti i soldi per la SMK-88 che è pensata per macintosh, al che io gli ho detto capisco, ma a me piace di più la SMK-85 e loro mi hanno risposto che non se ne parlava, SMK-88 ragazzo o ti fai un giro lontano da noi della DS INTERNATIONAL di taiwan comunque sempre meglio di come mi era andata con il rivenditore ufficiale italiano della CHERRY 84-4100, al quale ho scritto salve vorrei prendere una CHERRY 84-4100 a switch meccanico la versione con 83 tasti senza tastierino numerico e layout italiano e lui mi ha detto non c’è problema però amico dovresti comperarne 45 pezzi perché al momento non ne ho, dovrei importarle dai tedeschi solo per te e in una cassa ce ne sono 45, se vuoi te ne vendo una cassa e io ci ho anche pensato di comprare una cassa e tenermene una e poi mettermi a vendere le CHERRY 84-4100 a amici a mio padre a gente che non conosco e così diventare ricco e salvare la CHERRY dalla bancarotta dovuta al rifiuto della gente per le tastiere a switch meccanico per quelle specie di gadget per mouse ottici che sono ormai le tastiere a membrana simbolo della decadenza del mondo dell’informatica tutto
Restare vivi
gennaio 30, 2013 § Lascia un commento
Devo smettere di scrivere, non c’è altra soluzione. Me l’ha detto Fabio Volo stanotte in sogno, e non mentiva. Non poteva mentire. Era zoppo. Eravamo entrambi zoppi e arrancavamo per strade vuote in cerca di cibo, alcol, donne, cose effimere e deperibili, cose che a guardar bene nessuno di noi due voleva. Infatti non trovavamo nulla. Ci sedevamo a un certo punto sui gradini di una chiesa. L’unica cosa che volevamo era scrivere ma non c’era più niente da scrivere, tutti avevano letto tutto, tutti avevano scritto tutto, e poi anche volendo i nostri computer erano fuori uso. Il mio era intasato di videogiochi, World of Warcraft e altri MMORPG avevano riempito il disco fisso di virus rendendolo inservibile. Quello di Fabio Volo impallato da una quantità impressionante di materiale pornografico.
Potremmo scrivere a mano, diceva Fabio Volo, ma a che pro? Attorno a noi frotte di vecchie dai capelli azzurri sgusciavano silenziose dentro la chiesa per assistere alla messa delle 18:30.
Riprendevamo il cammino. Fabio Volo avanti, io qualche metro indietro. Volevo vederlo, non tenerlo d’occhio, solo vederlo. Non mi fidavo ad averlo alle spalle. Ma mica lo tenevo d’occhio. Semplicemente camminavo e lo guardavo camminare. Non volevo averlo alle spalle, ecco tutto, non volevo che mi guardasse camminare. Il suo corpo sembrava smembrarsi a ogni passo per poi ricomporsi al passo successivo.
Ci sedevamo a un certo punto sui gradini di una cattedrale. Restare vivi, diceva Fabio Volo, restare vivi e smettere di scrivere. Ecco le uniche due cose che bisogna fare. Poi si metteva a parlare di una ragazza, di una donna, una donna che aveva amato molti anni prima e che non aveva più dimenticato, e invece lei l’aveva dimenticato, anzi, peggio, non l’aveva mai ricordato, lui invece ricordava tutto, il suo naso, le sue ciglia e quelle cose che aveva negli occhi quando lo guardava. Cose? chiedevo io, che cose? Alberi, diceva Fabio Volo, alberi morti e altissimi. E poi si zittiva e non c’era verso di cavargli un’altra sola parola.
Come i galletti amburghesi vallespluga mi hanno insegnato la vita.
gennaio 27, 2013 § Lascia un commento

Altra cosa guardavo un sacco di televisione, cartoni animati giapponesi e i peggiori telefilm americani che di lì a poco avrebbero invaso la mia vita e la mia memoria senza abbandonarmi mai, l’uomo da sei milioni di dollari, hazard, dallas, starzinger, la donna bionica, mork & mindi, mazinga z, i chips con il mitico agente ponciarello, happy days, l’uomo con le mani palmate che andava sott’acqua, goldrake, jeeg robot d’acciao e altre vagonate di prodotti nippo-americani che all’epoca mi bevevo come acqua fresca. In mezzo c’erano le reclame e tra queste reclame c’era quella dei galletti amburghesi vallespluga.
Ero giovane e i miei capelli ancora non si erano imbiancati per le difficoltà della vita, ma questo non mi impediva di avere un particolare astio per le reclame dei galletti amburghesi vallespluga. Non so perché, adesso riguardandole su youtube direi che semplicemente erano volgari, stupidotte, fastidiose. C’era un tipo con i baffi, il suono del gallo ripetuto un sacco di volte, spesso una ragazza molto più giovane del tipo con i baffi e una voce off che diceva “teneri, mai grassi”. Era orribile.
Ad un certo punto però successe qualcosa. In girò si iniziò a dire che i galletti amburghesi vallespluga non erano amburghesi, forse lo disse la televisione non erano di quelle cose che si parlava tra noi ragazzi, non ho mai fatto confidenze con Marco sui galletti amburghesi vallespluga e forse ho sbagliato. Comunque la amadori fece causa alla vallespluga perché – dicevano – i loro, non solo non erano galletti amburghesi, ma non erano nemmeno galletti, erano polli ammazzati giovani.
Fu una causa che venne persa dai galletti amburghesi vallespluga che videro crollare le vendite, nessuno voleva più questi finti galletti amburghesi che invece erano polli morti di morte giovane.
Ma la vallespluga non fallì.
Fece una nuova reclame. E poi molte altre.
La vallespluga ci sono ancora adesso.
Ma in una di quelle reclame c’è la chiave di tutti gli anni ottanta.
Credo fosse una delle prime dopo la causa persa dai galletti amburghesi vallespluga, e la prima cosa che cambiava era che i galletti amburghesi vallespluga non erano più galletti amburghesi vallespluga, erano galletti vallespluga. Non erano più amburghesi, perché non lo erano mai stati. Non esiste l’etnia amburghese.
Quello che ricordo di quella reclame, spudorata, un finto intervistatore intervistava la gente comune per capire perché comprasse ancora i galletti vallespluga. Otteneva varie risposte, ma una era importante, mi pare fosse un uomo che al “perché” dell’intervistatore rispondeva, “perché… perché… Ma a lei, ci piacciono?”. Al che l’intervistatore diceva, “sì”, e il tipo rispondeva “e allora!”. Chi se ne frega.
Io non so chi fosse lo studio pubblicitario dietro a quella reclame, ma penso che quella reclame sia stata una delle tante frammentazioni che hanno staccato gli anni ottanta da quello che c’era prima e che hanno preparato i miei anni, la mia adolescenza.
In quello scambio di battute c’è tutto: c’è una legge, la ragione, che ha mostrato qualcosa. Ma c’è una seconda legge, che è quella sgrammaticata della gente comune.
“A lei ci piacciono?”
Se sì, tutto il resto non è così importante. Se vuoi godere, godi. E alura? Che problemi ti fai? C’è la gente comune.
E così è stato, non mi sono fatto problemi, ho aperto la mia 7-up e mi sono fatto gassare via verso un futuro di godimento. Adesso posso dire, a trenta anni di distanza, che la tristezza della mia vita non dipende da quel piacere che non ho mai ottenuto e che non ho trattenuto nessuna felicità di quelle che di anno in anno apparivano e sparivano dietro alle tendine sempre più colorate di carosello.
Se sono vuoto e solo lo sono per motivi inumani e primitivi. Se godo lo faccio per cose che non si possono dire, mangiare o lasciare in testamento ai miei figli, di cui semmai temo i morsi, via via più profondi.
(tratto da ‘pecmen, ovvero come sono stato sconfitto dagli anni ottanta’)
Alcuni giudizi sommari sui romanzi che non ho letto
gennaio 2, 2013 § 5 commenti
La ragazza di mio fratello ha iniziato a darmi dei romanzi, non so perché lo faccia, non so neppure se mio fratello abbia avuto la sgradevole idea di raccontarle il fatto che ho scritto delle cose, i libri che la ragazza di mio fratello mi dà sono in genere stampati da una grande casa editrice e nella maggioranza dei casi si tratta di romanzi che hanno vinto un premio, o sono stati finalisti di un premio e la ragazza di mio fratello mi dà questi romanzi e li accompagna con una spiegazione che dovrebbe in qualche modo convincermi del fatto che io debba leggerli, mi fa una specie di scheda personale in cui c’è il succo del romanzo in modo che io sia invogliato a leggerli e di solito la scheda della ragazza è un deterrente mortale a qualunque mio interesse verso il romanzo stesso, l’ultimo che mi ha dato è stato scritto, vediiii è stato scritto da uno che pensaaaa ha ventisei anniiii, capito solo ventisei annii, e con questo romanzo ha esordito quest’anno ed è bellissimo, no?, questo qua parla di solitudine, in pratica è una storia, e la cosa che impressiona è che sia stata scritta da uno che ha solo ventisei anni e scrive queste cose come se le avesse vissute, no? , e parla di solitudine e descrive l’anoressia come se veramente lui fosse stato anoressico, in pratica uno è questa ragazza anoressica, oh ma descritta benissimo eh, e suo fratello invece ha questo autismo tipo quello del film, hai presente, quello di tom cruise, ecco uguale, descritto benissimo uguale che quando lui è colpito da qualche tipo di emozione, di roba affettiva, lui si mette a fissare gli angoli delle cose e si mette a calcolare gli angoli delle cose, le rette sui tavoli o gli angoli che creano gli oggetti qualsiasi, e pensa con attenzione a queste cose di angoli e alla fine lui pur essendo uno schizoide diventa un grande professore di matematica perché questo vive in questo suo mondo descritto benissimo da questo qua che ha solo ventisei anni, ma scrive le cose come se le avesse vissute in prima persona, capito? e all’inizio del libro si capisce che questi due fratelli hanno subito un trauma che li ha traumatizzati e vivono un rapporto conflittuale con i loro genitori e, niente, te lo presto e poi mi dici se ti è piaciuto”
“Uh, se vuoi posso dirtelo subito”
“Cosa…”
“Voglio dire, mi hai già dato abbastanza informazioni per un giudizio pertinente”
“Tuo fratello mi aveva avvertito”
“Non ho niente contro chi mi consiglia un romanzo, ma prendo in considerazione solo chi mi paga. Trauma che li ha traumatizzati è stata una frase estremamente significativa”
“Cioè dovrei pagarti per leggere un romanzo che ti presto?”
“Leggere prende tempo. Il tempo è un investimento. Se poi parliamo di un romanzo, scritto da un ventiseienne, che parla di un anoressica e un autistico, beh non so neppure se in questo periodo…”
“Quanto?”
“Uh? Quanto cosa?”
“Quanto vuoi per leggerlo”
“Non…”
“Quanto”
“Aspetta, per fare un prezzo devi dirmi qualcosa di più sull’autore. Per prima cosa chi è, come è che un ventiseienne si mette a scrivere un romanzo, scritto come se fosse vero, su un autistico e una anoressica? Cioè io a ventisei anni facevo delle cose molto diverse. Parlo del mio tempo libero”
“Niente, è uno bravo a scrivere e poi ha fatto la Holden”
“Ah”
“La Holden, la scuola di scrittura di Baricco”
“Sappi che il prezzo perché io lo legga è schizzato verso le stelle”
“Cosa hai contro la Holden?”
“Nulla, figurati, anzi c’era bisogno in Italia di una scuola di scrittura per ragazzi benestanti”
“Sei invidioso”
“No, dico sul serio. Almeno pagano”
“Va bene. Occhei. Comunque ora lo leggi e poi mi dici che ne pensi. Arrivo a cento euro”
“Facciamo così, tu mi dai il libro e io inizio a leggerlo, quando arrivo a cento euro ti dico a che pagina sono e decidiamo un po’ che cosa fare”
“Dovevo dar retta a tuo fratello” mi dice e se ne va con alcune mossette del viso sospettose, non senza aver lasciato sul tavolo il tomo dalla copertina fica con una nota che avverte che il libro ha vinto qualche tipo di premio o lo vincerà e io resto seduto ad osservare la copertina ma quello a cui penso è alla fidanzata di mio fratello che è pelosa, ha questi peli neri che le spuntano fuori a ciuffi da posti in cui non credevo che l’epidermide potesse creare peluria, ha questo accento potenzialmente sardo e questo modo di guardarmi che è simile a come mi guarda il mio dentista prima di far partire il trapano punta grossa, e più penso alla fidanzata di mio fratello più mi sembra che non esista, che non sia una ragazza vera ma solo quello che io vorrei che mio fratello mi portasse in casa, che in qualche modo ci sia qualcosa che sta mettendo in ordine le cose della mia vita, sta facendo una specie di pulizia di tutte le scorie che si sono depositate negli ultimi anni, i problemi di mio fratello, i rapporti con mio padre, il fatto degli incubi con le ragazze a forma di castoro e la mia paura, la mia eterna paura di essere solo un mediocre che si è creduto un talentuoso e invece era solo uno dei tanti mediocri che stanno lì, circondato da altri mediocri che si aggrappano tutti alla stessa boa facendosi dei complimenti ogni tanto per non perdere l’appiglio e finire nel profondo della gora. Non riesco più a scrivere e per la prima volta mi sembra una benedizione, mi sento come un miracolato che è tornato alla vita dopo tanti anni di fatica e di vergogna. Non devo più contare i caratteri, aspettare le risposte sorde degli editori, rodermi per lo scrittore che pubblica l’ennesimo noir per Einaudi. Sono tutti cazzi loro, adesso sono solo un consumatore e se voglio neppure quello. Tutti cazzi loro.
Se Piggy vuole continuare a tormentarmi deve venire di persona, se la vegana folle vuole continuare a uscire con quel geriatra in fieri di mio fratello deve farlo lei, di persona, nella vita reale. Non posso più mettermi lì e inventarmi le storie per loro, ci devono pensare da soli. Non voglio più scrivere cose che non siano la verità, che non siano quello che è adesso. E adesso sono io che fisso un libro, una copertina e non lo scrivo, non ve lo dico, me lo tengo dentro come una cosa che poi si perderà e di cui non resterà nulla.
Qualcuno sta mettendo in ordine le cose della mia vita per semplificarla o per renderla una completa merda, ancora non ho capito bene. So solo che ho paura e che sto male, che vorrei che tutto questo fosse già finito e io non avessi più niente da dire e potessi stare tranquillo, stare in pace, invece che essere qua terrorizzato del mio futuro, di quello che mi aspetta adesso, di cosa succederà a mio fratello, di quel libro dello scrittore holden, degli affitti solo parzialmente pagati negli ultimi mesi.
Vorrei che anche voi mi aiutaste, che mi diciate che sono bravo, che mi urliate che sono uno dei più bravi e che avete bisogno di me o che mi cercherete ancora, ho bisogno di sentirmelo dire, di vedervi arrivare in casa mia tutti assieme e io mi butto dalla porta di casa e voi con le mani mi tenete e mi portate in alto, le vostre dita sotto di me e io chiudo gli occhi e rido mentre voi mi trasportate lentamente e pieni di entusiasmo verso il baratro, verso la fine.
(tratto dall’immortale pro manuscripto “È facile smettere di scrivere se sai come farlo”, uno dei miei best-seller post mortem. PS se qui sotto appare una reclame della vodafone sappiate che non è voluta da noi e che penso che vodafone sia un po’ una merda. grazie)
io voterò berlusconi (fino alla fine del mondo)
dicembre 21, 2012 § Lascia un commento
Volevo dire che il fatto che berlusconi vinca le prossime elezioni non mi interessa. Penso che non sia importante, non scherzo. Voglio dire: il rischio che berlusconi vinca le prossime elezioni non è così forte da spingermi – da solo – a votare la sinistra. Non me ne frega niente, ha già vinto le elezioni in passato e il mondo non è finito, è solo diventato un po’ peggiore. Ma il mondo è diventato un po’ peggiore perché le persone che lo compongono sono un po’ peggiori e il fatto che berlusconi sia stato eletto nel 2013 dipende solo da questo, che viviamo in un mondo di persone un po’ peggiori.
Ma “peggiori” rispetto a cosa? Spiego meglio: peggiori rispetto a quello che mi aspetto da loro e soprattutto – scusate l’egoismo – da quello che mi aspetto da me. Perché anche io in questi anni ho fatto cose formidabili, ma sono un po’ peggiore rispetto a quello che vorrei essere. Perché fare cose formidabili in un mondo abbruttito ti abbruttisce lo stesso. Diciamocelo: fare cose formidabili è un po’ alla portata di tutti. Non salveremo il mondo con le cose formidabili, ci vuole un cambio strutturale.
Se alle prossime elezioni le forze progressiste (ah, il progresso, altro mito commerciale), mi chiederanno di fermare berlusconi votando loro, io dirò di no. Perché a me di berlusconi non frega niente.
Io voglio delle proposte che disegnino un mondo un po’ migliore, che parlino di qualcosa che rimetta insieme le cose buone che abbiamo. Non voglio un mito, può essere utile, ma non voglio un mito perché poi rimarrei deluso. Voglio delle idee sostanziali di deframmentazione sociale, passatemi l’immagine informatica. E voglio delle persone che queste idee sappiano raccontarle, che sappiano comunicare roba sofisticata, perché difficilmente queste cose che rendono il mondo migliore sono semplici. Se fossero semplici sarebbe banale cambiare, invece le cose semplici rendono le persone peggiori: perché è più facile essere peggiori. Per me è la cosa più facile del mondo essere peggiori.
Quindi voterò berlusconi alle prossime elezioni, perché sono abbruttito, a meno che qualcuno non inizi a dire quello che sta bollendo nella pentola, ne parlano tutti, è sulla bocca di internet, di noi trentenni quarantenni quando ci incrociamo e ci diciamo parole che sono nello stesso tempo di speranza e di rassegnazione. Sono parole che si fermano tra di noi, non vanno sul palco, non entrano nella televisione, perché non ci possono entrare, non sono cose così semplici. Voterò berlusconi per il male nel mondo e toccherò la testa dei miei figli, infilerò le dita tra i loro capelli sporchi e accesi.
unghie nere
novembre 27, 2012 § 1 commento
L’altro giorno sono andato con Venerandi a Milano a fare un incontro sulla narrativa del futuro. Ci siam trovati alla stazione di Milano e abbiam preso un taxi e il tassista ha chiesto a Venerandi da dove veniva. Genova, ha detto Venerandi. Il tassista allora ha cominciato a raccontare di quando faceva il militare a Genova e un giorno sono andati nei bassifondi di Genova e hanno incontrato un tipo peso che abitava da quelle parti, uno che si chiamava Unghia Nera o Mano Nera o Dita Nere o qualcosa del genere, e dice che si sono divertiti un sacco nella zona malfamata di Genova assieme a Unghie Nere, e Venerandi diceva haha, sì, esiste ancora, lo conosco anch’io, adesso è un po’ che non si vede ma è ancora in giro, quel tale, Mani Nere, e il tassista si agitava sempre di più e parlava con Venerandi parlando simultaneamente al cellulare che gli squillava di continuo, e diceva anche qui, e staccava la mano dal volante, quella che non teneva il cellulare, per indicare fuori le strade di Milano attorno alla stazione, anche qui diceva, queste sono strade di merda, non dovete andarci, anche perché non c’è motivo di andarci, guarda, guardate, diceva, e rallentava per mostrarci le strade laterali che erano in effetti prive di attrattiva, vuote, con degli alberi secchi e delle macchine nere parcheggiate, Attento! ha gridato a un tratto Venerandi, dato che il tassista si agitava e parlava e rischiava di investire i passanti, gente che camminava per quelle strade di merda per andare chissà dove, a farsi rapinare, mannaggia a loro, disse il tassista. Poi siamo arrivati alla sede dell’incontro, l’incontro è stato bello anche se breve, Venerandi ha proiettato dei giochi elettronici, hanno aperto del vino e della Cocacola, ci hanno dato delle tartine e abbiamo visto il futuro che è pieno di letteratura, di scrittura e di schermi che non affaticano la vista, poi una tizia mi si è avvicinata, oramai dovevano chiudere la biblioteca, si stava per andare, una tizia mi si è avvicinata. Ha detto delle cose su Harry Potter, aveva grandi occhi viola e i capelli bianchi e ha detto che aveva pubblicato delle cose di Harry Potter. Al che mi guardo intorno e non c’è nessuno, sono tutti lontanissimi, Venerandi è presso i computer, arrotola dei cavi, gli altri sono presso i sandwich, bevono vino e Cocacola, sono da solo con questa tizia che ha portato in italia delle cose di Harry Potter. Poi dice sai, io questi siti di scrittura, con la gente che si diverte, la gente quando si diverte non gli vengono mica delle idee. A me la gente che si diverte tutti insieme, non mi interessa mica più la gente che si diverte. Poi mi chiede se ho delle idee. Io no, al momento non ho delle idee, ma neppure mi sto divertendo. Poi mi dice vedi, se tu dici “sto scrivendo un romanzo” è una cosa normale, oggi tutti scrivono romanzi; ma prova a dire “sto dando vita a un corpo romanzesco oscuro e abbacinante”. Eh? Che te ne pare?
short stories about money
novembre 22, 2012 § Lascia un commento
- Capisci primogenito, adesso sto pagando le tasse per quello che ho guadagnato nel 2013!
- Ah ah. E se ti suicidi?
- Ecco.
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Nel numero di novembre di Wired il ministro Passera dice di credere allo sviluppo sostenibile. Nel numero di dicembre sarà il turno di babbo natale.
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Non è vero che chi fa politica sia sganciato dalla realtà: è agganciato ad una minoranza della realtà. Si chiama classe.
Io dovrei staccare con facebook
novembre 13, 2012 § 1 commento
Io dovrei staccare con facebook con i social network perché mentre li usi ti fanno stare bene ti danno stimoli continui e invece io dovrei staccare e rendermi conto che sto vivendo senza stimoli e che non sto bene.
Certo, potrei continuare ad avere facebook ma usarlo con intelligenza. È la stessa cosa che mi dico sempre del pisello e fin’ora non ha quasi mai funzionato (scusa Laura). Certe cose o le fai o non le fai, del pisello, mi perdoni Ferreri, non posso farne a meno, di facebook sì.
Perché usare facebook dopo un po’ inizi a funzionare a stimoli, entri nel meccanismo della condivisione, scrivi le cose per condividere e avere stimoli in cambio. Fotografi figli, cibo, pezzi di corpo, animali. Condividi facce mai viste prima, idee di altri, video che conosci a memoria e lo fai perché queste cose, che non sei te, diano agli altri una immagine di te, di me voglio dire, che non sono io.
È un po’ come un cane che esce, fa il suo giro, piscia nel suoi posti e torna a casa. E questo per tenere a bada il terrore del mondo, il fatto che la sua passeggiata potrebbe non finire mai, il suo giro essere uscire di casa e svoltare a destra invece che a sinistra e continuare a camminare per sempre.
Come quei personaggi di film che escono da una roulotte in fiamme e iniziano a correre e lo fanno per anni e anni. Come se fossero morti.
Internet è così: ci sono le informazioni del mondo, ci posso trovare qualunque cosa e per questo mi rinchiudo su facebook, leggo cose di tre, quattro righe, filtrate dai miei amici che non ho mai visto. Ne ho bisogno per fare qualcosa.
E questo mi tranquillizza: trovo gente che commenta cose che commenterei anche io, che si indigna per cose che indignano anche me e che dopo un giorno sono sparite nella timeline.
Non mi indigno davvero, mi indigno quel tanto che basta perche’ il social network possa continuare a funzionare.
Eppure le notizie scorrono su internet, sui social, notizie che non potrei avere in altro modo se non lì dentro. Lo uso come giustificazione, in fondo devo starci per non restare fuori da queste notizie, dalle persone che mi danno queste notizie.
Il problema, per me, è che non posso stare in due posti. Se sto dentro internet ci sto con tutto me stesso. È un lavoro essere davvero dentro internet, usare tutti i suoi strumenti di apparizione. Di esistenza. Un conto è usare internet, leggere la posta, guardare due siti. Un conto è *essere* su internet. Tutto un altro paio di maniche. Richiede tempo, abnegazione, partecipazione.
Quando funziona, quando entro e sono su internet, mi giro, per un attimo: vedo la mia casa, lo studio, i libri, le tende, la finestra. E tutto questo mondo reale mi appare come qualcosa di alieno, di estraneo. Qualcosa che si è congelato mentre ero su internet ed è invecchiato di mille anni, di duemila anni.
La polvere crolla dai buchi del soffitto, le tende si sfaldano a pezzi, le ragnatele sono in ogni angolo. Un ragazzo mi fissa dalla fessura della porta.
