a una certa ora
marzo 1st, 2012 § Lascia un commento
ecco, giusto per finire quel discorso là, quando lavoravo col tipo nazi, c’era questo tipo peso, che veniva sempre a bere lo champagne. era un vecchio, un notaio, che aveva della gente, è complicato ragazzi, cioè ma vi sembra che so scrivere? non sono capace a scrivere io, anche questa cosa semplicissima, faccio una fatica bestia. insomma era un notaio, un vecchio con la faccia che cadeva a pezzi, malato, che aveva della gente che gli portava delle ragazze, cioè questa gente gli organizzava delle uscite con delle ragazze, cioè donne, insomma, sopra i 30, e venivano tutti a bere lo champagne dove lavoravamo io e quel tipo bizzarro, il nazi. era un posto infatti specializzato in champagne, avevamo tipo 100 tipi di champagne, la maggior parte restava inutilizzato nella cantina, voglio dire, che cazzo te ne fai dello champagne oggi, cioè, la gente beve birra, la gente beve del vino di merda. la gente beve della birra di merda. marche di merda, intendo dire, label del cazzo, con sulle bottiglie dei loghi di merda, con dei colori del cazzo. roba che mette tristezza. quel notaio là invece, con quelle tipe, venivano a bere lo champagne, ma arrivavano già ubriachi per cui andava sempre a finire che non bevevano un cazzo. poi ce n’è stata una, una di quelle tipe che dopo per un po’ di tempo venivano da soli, lei e il vecchio, e lei era sempre ubriaca e incazzata e il vecchio rideva e delle volte, il tipo lì, il capo, il nazi che mi prestava i libri, che era uno che parlava sempre, delle volte smetteva di parlare e si appoggiava sul bancone e mi guardava, e aveva una faccia, dalla sua faccia capivo tutte quelle cose della vita che avete presente, quelle cose che capisci in certi momenti, a una certa ora, quando è buio e non si va a casa perché passata una certa ora, dopo che passa una certa ora non si può più andarci, a casa.
le attrici di 100vetrine
febbraio 28th, 2012 § Lascia un commento
volevo raccontare anche questa, abbiate pazienza ragazzi, poi smetto, ancora una poi smetto ma questa ve la devo proprio dire ragazzi, tenetevi perché questa è davvero una bomba, non c’entra un cazzo coi libri la cultura ma oh, sentite qua. praticamente lavoravo in questo posto che venivano le attrici di 100vetrine e c’era il mio collega che era tipo il capo, cioè non era il capo ma il vero capo non c’era mai, e quindi c’eravamo solo io e lui e siccome io non contavo un cazzo lui era diventato il capo. praticamente il capo, non c’era mai perché teneva famiglia, aveva moglie e due figlie, tutti grassi, enormi come le famiglie americane, e lui allenava una squadra di football americano, sì avete capito bene, proprio qui a bologna una squadra di football americano, e così non c’era mai perché era sempre ad allenare la squadra, e poi le figlie, sua moglie che gli diceva di piantarla con quella squadra del cazzo, ecc, e così avevan preso questo tipo che a lungo andare era diventato il capo. era un tipo, che poi a lungo andare mi ha prestato anche dei libri, era un nazi infoiato con la roba militare e diceva sempre quello lo ammazzo, vedi quello a quel tavolo? diceva, e diceva: ora vado lì e lo ammazzo. ma poi, poveraccio, l’ho conosciuto meglio, era buono, alla fine, non dava fastidio a nessuno, cominciava a bere verso le 15 sicché arrivava all’1 o le 2 del mattino che mi stupivo che era ancora in piedi, eppure era lì, parlava, puliva, faceva la chiusura del locale, era un buon diavolo, alla fine, poveraccio, mi ha prestato anche dei libri. diceva che non capivo un cazzo perché non avevo letto i libri giusti e allora mi ha prestato un libro di tibor fischer, io l’avevo già letto ma per fargli piacere ho fatto finta che lo leggevo per la prima volta e gli ho detto: minchia, molto peso davvero, questo libro, che era poi vero, è un libro molto peso, quello lì, si chiama “la gang del pensiero”, tutto questo per dire che? ma c’è ancora 100vetrine? l’altro giorno ho acceso, ero in casa di estranei c’era una tv e ho acceso, c’era una fiction di preti, ma scherzi ho detto? coi preti? ma 100vetrine non la fanno più?
la prima volta che ho visto dio ero a genova
febbraio 24th, 2012 § Lascia un commento
volevo dire di quella volta che ho visto dio. che poi sono state due volte che ho visto dio nella mia vita e entrambe le volte ero bambino. da grande non ho mai visto dio, da grande non ho mai visto un cazzo perché da grande non vedi più un cazzo. la prima volta che ho visto dio ero a genova mi ero perso in un giardino botanico. stavo male avevo l’allergia. era primavera e io che ho l’allergia i miei genitori mi portano in un giardino botanico a genova, forse pensavano terapia shock, tipo quelli che hanno paura dell’acqua che li buttano a mare. così, stavo morendo in mezzo a questi fiori e mi sono seduto per terra ed è arrivato dio che era molto grande, a forma di fica, tutto azzurro. era una grande vagina azzurra e parlava e mi disse: tu non morirai, tutto sarà occhei. poi, la seconda volta ero caduto in un buco e c’erano dei gatti. dio era dentro un gatto che parlava tipo la volpe in quel film di von trier, e anche quella volta mi disse: tu non morirai, tutto sarà occhei. poi c’è stata una terza volta che c’era un barbone seduto per terra coi braghini stracciati e le palle di fuori che strisciavano sul cemento, poteva essere dio, sembrava dio. così mi son fermato in attesa che mi dicesse “tu non morirai, tutto sarà occhei” o qualche altra rivelazione, ma non ero più un bambino, non mi ha detto un cazzo.
Nibble (impressioni di fine internet)
febbraio 23rd, 2012 § 1 commento
È un dato di fatto che internet finirà. Questa cosa che adesso manipoliamo con una attenzione e una spensieratezza commuovente finirà. Tutte le parole, i rimbalzi, le condivisioni di cui siamo stati capaci, verranno azzerati. Dimenticati. Come se questa nostra frenetica attività non ci fosse mai stata; non sarà né un privilegio né una punizione, semplicemente le cose cambiano stato e importanza.
I vermi sono bestie troppo curiose e affamate per non continuare a manducare nel fango con la loro bocca sempre aperta e il loro converso tubo digerente, l’importante è scegliere con cura il posto giusto quando ci si mette in fila.
La conoscenza, per quello che ne sappiamo, evaporerà dalla nostra coscienza, come a volte fa l’acqua. Resteranno delle impressioni informatiche, il nome di qualche oggetto e ambiente desueto di cui ci domanderemo senza malizia alla sera, la testa che balla per il sonno, la nostra faccia allo specchio con un filo di barba. L’intimità. “Nibble, chi era costui?”
l’ispezione di inge feltrinelli
febbraio 21st, 2012 § 3 commenti
volevo raccontare di quella volta, questa è forte ragazzi, lavoravo da feltrinelli e bisognava allestire il punto-vendita per l’ispezione di inge feltrinelli. inge feltrinelli aveva 90 anni e si nutriva esclusivamente di liquore strega e girava per l’italia per i punti-vendita feltrinelli a bere il liquore strega. se non trovava il liquore strega in un punto-vendita erano cazzi, c’erano dei licenziamenti, teste che sarebbero cadute e rotolate via lontano. noi, lì da noi erano finite le scorte di liquore strega perché l’ultima boccia se l’era scolata il magazziniere. il liquore strega è un liquore, state a sentire ragazzi che questa è davvero forte, fu inventato apposta dalla majani per la feltrinelli, in occasione del premio strega, che quell’anno vedeva la partecipazione di oh cristo non posso farcela. stanotte ho sognato che c’era la guerra. mi mandavano in un ospedale, ero ferito, un ospedale con una grande torre. appena giunto all’ospedale volevo salire in cima alla torre dell’ospedale per buttarmi di sotto. trovavo dei seguaci, gente che voleva buttarsi di sotto con me, così cominciavamo a salire su questa torre. era un casino, sparavano, le passerelle crollavano. le passerelle erano di un blu elettrico che non c’entrava niente. insomma prima della inge feltrinelli doveva arrivare un’ispezione dei ragazzi di milano, che giravano nei punti-vendita per controllare le scorte di liquore strega. così io appena arrivato, mi viene incontro la direttrice mi chiede se sono pronto, se ho preso della cocaina. se ne voglio un po’ dice che ce n’è un po’ nel suo ufficio che posso prendere per star pronto, per essere in full effect. dice che bisogna che siamo tutti in full effect per l’arrivo di inge feltrinelli. così, siam tutti lì che giriamo per il punto-vendita in full effect, quando qualcuno si accorge che sono finite le scorte di liquore strega e si scatena il panico. giù dal magazzino venivano dei rumori terribili, i ragazzi di milano scendono giù e trovano il magazziniere che spacca le sedie per terra. e la inge feltrinelli stava per arrivare, avevano telefonato i ragazzi della scorta che la macchina blu di inge feltrinelli era già in città, in viaggio verso il punto-vendita. e la vice-direttrice cosa fa? si mette a controllare l’anti-taccheggio, dice che l’anti-taccheggio non funziona. ma cristo diciamo noi, vieni via da lì, fanculo l’anti-taccheggio, le spieghiamo che l’anti-taccheggio è per finta, non ha mai funzionato e comunque, non è il momento di pensare all’anti-taccheggio, ma lei niente, stava lì a dire l’anti-taccheggio, le procedure, allora a un certo punto fanculo, le abbiamo detto, fottiti tu e quel cazzo di anti-tacc
la presentazione di platania
febbraio 19th, 2012 § Lascia un commento
vorrei spendere due parole sulla presentazione del nuovo romanzo di federico platania edito da oh cristo non ce la faccio. sono una brutta persona. stanotte ho sognato delle linci. ero a casa di philippe starck non c’era nessuno, volevo raccontare la presentazione di platania ma a un certo punto andava via la corrente. c’erano delle vetrate. andava via la corrente e le vetrate si spalancavano senza rumore e entravano delle linci. la presentazione era a milano alla feltrinelli di fianco al teatro dove c’era elio germano e una gran folla e dei megaschermi dove proiettavano dei monologhi di di pietro. c’era una ragazza “bella” o “sexy” che intervistava platania alla feltrinelli, non conosco le parole. scrivo, ma le parole, non so cosa vogliono dire. la mia vita fa schifo perché sono una persona cattiva. c’era uno, hanno chiesto se c’erano domande, c’era uno che ha detto io leggo tolstoi, ma tolstoi, mentre lo leggo capisco che sono scemo, non capisco quello che scrive tolstoi. platania ha detto che è normale, ha detto che leggere è peso, uno pensa che per leggere basta prendere un libro e mettersi lì, leggere, ma non è così, non è affatto così, ha detto platania. è molto peso, leggere, ha detto platania. poi raccattavo una lince, nel buio lì a casa di philippe starck, la prendevo in braccio, era soffice, la buttavo di fuori. poi ne prendevo un’altra e buttavo fuori anche quella. ma ce n’erano altre, nel buio, che non sapevo dov’erano. quella ragazza che intervistava platania continuava a dire di spostarsi più avanti, che c’erano posti liberi, venite a sedervi davanti, diceva, qualcuno venga a sedersi avanti. nessuno è andato a sedersi avanti. quello che leggeva tolstoi poteva avere 40 anni o 60, aveva gli occhiali e la faccia gonfia come un pallone. platania ha letto il pezzo dell’uomo che puzza di latte, c’è un pezzo molto bello del suo nuovo romanzo che parla di un uomo che puzza di latte, ma il microfono non funzionava proprio benis
La prospettiva di Mountain Lion
febbraio 17th, 2012 § 4 commenti
Vorrei spendere alcune parole sul nuovo sistema operativo della apple, si chiama Mountain Lion e oh cristo non ce la faccio. Con il nuovo innovativo sistema operativo di apple, che sostituisce l’ormai logoro Lion del luglio scorso, Mountain Lion si prefigge alcuni obiettivi, ad esempio offre una grande esperienza utente nel poter ma perché, perché. Perché. Certo, non tutte le macchine possono avere il vantaggio di questo nuovo sistema operativo; le macchine precedenti al 2007 sono tagliate fuori dal supporto con cui sarà possibile avviare applicazioni certificate da Apple, e usufruire di nuove gestures per le notifiche di appuntamenti e messaggi chat e io un tempo parlo di molti molti anni fa andavo in questo centro che importava cose da taiwan. Parlo di schede con ideogrammi, roba che nessuno sapeva cosa fosse. Questi uffici erano immersi nel buio, c’erano cinque o sei compatibili ibm, misteriosi, monitor a colori, un odore di silicio. Fondo blu con scritte bianche, scritte in inglese. E poi c’erano questi compatibili apple ][, moniotr fosfori ambra o verde. In un angolo una telescrivente su cui erano scritte frasi in inglese, un rotolo lunghissimo che ogni tanto si accendeva e scendeva un po' di nastro. Frasi che provenivano dall'altra parte del mondo. A fianco dell'apple ][ c'erano tre grossi pesanti manuali fotocopiati. Il linguaggio macchina dell'apple ][, l'Applesoft Basic, un manuale sulle parti hardware. Io ero un bambino, un ragazzino, giravo per questo ufficio deserto. Curiosavo, toccavo, accendevo, spegnevo, giocavo. Facevo, toccavo. Imparavo. La scheda ottanta colonne, tutto era così meraviglioso, in prospettiva. Oggi apple ci mostra che la prospettiva era sbagliata.
Bernadette
febbraio 4th, 2012 § 8 commenti
Le mettono le cinghie e i due sensori e poi iniziano a fare il monitoraggio. Sono le quattro di notte l’ospedale è affondato nel silenzio, sento solo il pouch pouch del cuore di mia figlia che ora sta immersa nei liquidi, nella sua pancia.
Il pouch pouch sembra il suono di un videogioco, sembra un pacman invisibile che mangia pallini fatti di niente. Io sono seduto su uno sgabello di metallo, la osservo e poi osservo mia figlia nascosta dentro la sua pancia.
La guardo, le sorrido, guardo l’ostetrica che sta fissando il plotterino che fa uscire il grafico delle contrazioni e del battito cardiaco.
Da dove sono seduto vedo anche un televisore acceso su rete4, è un piccolo televisore che sta in un’altra stanza, con l’audio al minimo. Nello schermo c’è uno che credo che sia Walter Chiari, è una vecchia commedia italiana. Walter Chiari è uno che scopre che sua moglie lo tradisce, entra in casa e gira urlando cercando l’amante e la moglie cerca di calmarlo, di dirgli che non c’è nessuno.
L’amante gli passa sempre davanti ma Walter Chiari per qualche impedimento non lo vede, la commedia gira attorno questa gag infinita. L’ostetrica osserva il foglio, sembra nervosa.
Ad un certo punto il film finisce, appare la sigla i magnifici di rete4, ormai saranno quasi le cinque di notte, mi chiedo chi guardi questa roba anni sessanta, settanta. Le commedie italiane con Walter Chiari. Le corna. L’italia senza problemi, l’italia della rinascita.
L’ostetrica muove i due sensori, perché non sente bene il battito, io mi alzo e la guardo, lei è tranquilla e nervosa nello stesso tempo è bellissima anche e non lo sa.
Parliamo. Parliamo di nostra figlia.
Mi risiedo, mi volto verso la tv e appare inaspettato il volto di Raimondo Vianello. Non è un film degli anni settanta, è una replica di un telequiz anni ottanta/novanta della fininvest. Raimondo Vianello riempie lo schermo, ride e parla, rassicura, spiega le regole del telequiz e le spiega facendo capire che manco lui ci crede. Una replica di un anonimo telequiz degli anni ottanta/novanta, i concorrenti sembrano finiti in una macchina del tempo. Sono vecchi. Osservo ogni tanto quel video e penso di essere finito io in una macchina del tempo.
Sono finito nell’italia dell’infanzia mia e di mio padre.
Walter Chiari, la commedia italiana, le corna, Raimondo Vianello, la Fininvest, i telequiz, il montepremi. La nausea.
Penso a questo palinsesto notturno di film e programmi da intrattenimento e penso che è da quando sono nato che mi stanno intrattenendo. E poi mi chiedo se, dopo avermi intrattenuto per quarantadue anni, alla fine mi lasceranno andare, se succederà qualcosa di vero. Di reale.
È entrato un uomo, guarda anche lui il grafico, poi guarda l’ostetrica, non ci dicono niente, si guardano negli occhi e poi dopo un po’ ci dicono che c’è un problema. Che forse la bambina ha il cordone ombelicale attorcigliato attorno al collo. Che dobbiamo proseguire in un’altra sala dove possono monitorare meglio. Forse non potrà essere un parto naturale.
Io la guardo e lei sorride e dice che non c’è problema, che lei è molto calma, che la cosa che le interessa e farla uscire, mia figlia. Sua figlia.
Mi alzo, guardo la televisione che è andata fuori sintonia, si vede solo la neve elettrica: si è spento il decoder. Guardo fuori dalla finestra e vedo la neve, vera, reale, che scende dal cielo e mi inginocchio vicino a loro, parlo a tutte e due, non mi ricordo cosa dico.
E poi cambiamo sala e iniziamo a preparare mia figlia, sua figlia, nostra figlia, per questa italia della crisi, del niente, del vuoto.
Perché sia più bello vedercela frignare, succhiare, aprire gli occhi con il cosmo grigiastro dentro.
Poi, quando la vedrò lì sulla coperta per terra, con la pelle bluastra mandare il suo primo piccolo urlo penserò che sono un pazzo ad averlo fatto, che siamo due pazzi ad aver messo al mondo una cosa così fragile e ranocchia e che il mondo dovrà spezzarsi un poco per lasciarla passare.