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	<title>lamerotanti &#187; fiction</title>
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	<description>Facciamo della facile ironia perché la difficile non la capireste.</description>
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		<title>io ce e billy</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 14:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[cose vere]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Esco dall’ufficio senza passare per il VIA, nel senso che non mi pagano lo stipendio dicono che con gli euro hanno un po’ di ritardo, io dico che il mio mutuo è sempre lì che aspetta come un avvoltoio e loro ridono beate, stelle dell’ufficio personale, e io le abbandono, giro per la città, passo per i parchi della vittoria e per i bastioni gran sasso, per introdurmi poi nel mio vicolo stretto, dove svetta la mia casetta verde con il simbolo della doccia e del telefono, avrei fatto meglio a comprare l’azienda acqua e gas o le ferrovie dello stato quando ne avevo ancora possibilità.<br />
Alla finestra della suddetta casetta c’è Cecilia che mi aspetta con niccolotto in braccio, bel semidivezzo, e che sventola una busta chiusa.<br />
“Uh” faccio io scendendo dal motorino, “Qualche editore?”.<br />
“È del fisco” fa lei.<br />
“Un cartolina con gli auguri natalizi?” chiedo senza molte speranze.<br />
“Non credo, è una lettera. Non l’ho ancora aperta, non ho il coraggio”<br />
“O sono imprevisti o probabilità” dico io e le spiego che tutta la vita è fatta di imprevisti, che sono arancioni, e di probabilità che sono invece verdoline. “Gli imprevisti sono la sfiga, nel senso che tu fai tutta una serie di cose giuste e poi ti dicono che ne hai saltata una e che quindi vieni colpito dalle avversità dello stato, tipo un giobbe laico, tanto per capirci”<br />
“Quello che ci succede sempre con l’ici” fa lei e io dico precisamente, o anche con il modello unico, abbiamo sbagliato a fare un calcolo algebrico infinitesimale e quindi adesso dobbiamo pagare una valanga di soldi perché sbagliare vuol dire essere disonesti.<br />
Mi gratto una guancia e guardo il mare lontano e continuo a parlare e spiego che invece le probabilità sono quasi l’opposto degli imprevisti, nel senso che sono cose che potrebbero darti un po’ di respiro prima di precipitare di nuovo nell’abisso dei pagamenti. “Ma sono solo palliativi, cosette una tantum” aggiungo, ti illudono che la sorte sia benigna, prima di toglierti con un imprevisto quello che ti ha dato la probabilità, il monopoli è scuola di vita e dietro l’angolo c’è sempre la prigione, anzi non è dietro l’angolo, è proprio un angolo se ricordo bene.<br />
“Allora la apro?” chiede Cecilia indicando la busta che adesso è passata nelle mani del coccolotto che inizia a mangiucchiarla avidamente.<br />
Annuisco con lentezza, togliendomi il casco e vedo che Cecilia strappa la busta al nostro abbastanza amato figlio, la apre, tira fuori il foglio inumidito dalla bava della nuova generazione, restituisce la busta vuota al figlio che guarda perplesso l’interno busta e poi l’esterno, e poi l’interno e poi l’esterno e poi l’interno e così via, probabilmente precisando dentro a sé chissà quali variabili binarie, e infine lei, Cecilia, soggetto di questo lungo periodo sintattico, inizia a leggere con malcelata avidità il foglio del fisco, girando la testa a destra e sinistra, a seguire il campo arato dal nero seme eccetera è letteratura, un indovinello.<br />
“Imprevisti o probabilità?” chiedo con preoccupazione alla mia consorte.<br />
“Uh” fa lei. “Come hai detto che si chiamano i biglietti neri?” aggiunge staccando la testa dal foglio, e io le rispondo che non ci sono biglietti neri, ma solo rossi che è il male, e verdi che è la speranza, e lei mi dice che noi ne abbiamo uno nero, che è la morte cicca quella con le ossa messe a ics. Insomma, mi enuncia che il nostro conto in banca sta per subire l’ennesimo attacco del fisco e questa volta non potrà sopravviverne, è meglio festeggiare, oggi ha fatto grandi spese.<br />
“In che senso grandi spese?” faccio io preoccupato, rimettendomi il casco.<br />
“La parola chiave è billy! ” esclama Cecilia radiosa, che bel sorriso che ha, e mi rivela che oggi è stata all’ikea, lasciamo perdere i debiti, ci penseremo poi.<br />
&#8216;Cristo&#8217; penso io, e stramaledico tutti gli svedesi, popolo di freddolosi bastardi tranne strindberg poverino, ho tutti i suoi libri, basta lui a farmi accettare l’ikea.<br />
L&#8217;ikea altro non è che una multinazionale che cerca di farti credere che vivere in mobili fatti con i frullati dei legnetti delle cassette della frutta voglia dire libertà. Alla prima lagunosa pisciata del tobbia la colla si sfarina e la plastichetta che copre il frullato viene via, e lo stesso frullato di legnetti si sfrigola in un pastone orrendo che ti fa capire perché questa roba costi comunque più di quello che vale.<br />
“E chi è billy?” chiedo, ma lei è tornata dentro casa trascinando con sé la carne della mia carne che nel frattempo ha accartocciato la busta, mescolando così l’interno con l’esterno, ci potrei scrivere una storiella zen.<br />
Sospiro.<br />
Guardo lo scooter e penso alla fuga. Ma poi mi tolgo il casco, lo metto sotto il sellino e decido di andare avanti, in fondo al via mancano due o tre caselle potrei farcela e con la rincorsa finire nel vicolo stretto e sarei in salvo per un po’ di tempo, ho fatto così per trent&#8217;anni e mi è quasi andata bene.<br />
Appena entro in casa vedo una serie sovrapposta di larghi e piatti cartoni ikea, e sopra a tutti il niccolotto che si è arrampicato e mi sorride facendomi la faccetta che vuol dire, “oh!” mio figlio ha due o tre espressioni base che vogliono dire “oh!” e per ora sa dire cacca, che vuol dire culo, e poi sa dire mamma che vuol dire praticamente tutto, da Cecilia, al venerandi, alla merda, tutto il cosmo è mamma, tranne il culo che si chiama cacca, vallo a capire.<br />
“Ecco billy! ” esclama la mia consorte indicando la catasta di cartoni ikea e mi spiega che billy è la libreria giovane per tenerci i libri che sono due anni che abbiamo chiuso nelle scatole è l’ora di tirarli fuori, stanno ammuffendo, noi siamo gente di cultura.<br />
“Sono librerie dannatamente sottili” ammetto guardando i cartoni, saranno profondi cinque centimetri, ma Cecilia dice che sono un cretino, vanno montati, dobbiamo aiutare l’ikea, e quindi facciamo opera di montaggio, sballiamo tutto e iniziamo a incastrare queste belle librerie ikea fatte col macinato di cassette di frutta, e alla fine stanno anche bene, sembrano delle vere librerie, fanno anche il loro effetto, e noi siamo soddisfatti perché è come se fossimo degli operai aggiunti dell’ikea, sappiamo pure montare delle librerie, mica cazzi.<br />
“Va bene” dico a Cecilia. “Tu fai la pappa al bambino, io inizio a mettere i libri dentro alle librerie” e finalmente apro le scatole dei libri che dall’ultimo trasloco giacevano in cantina a prendere acqua, e in effetti quando afferro i libri in mano e li sfoglio, penso che potrei usare le pagine come salviettime umidificate per il culetto del niccolotto, sembrano fazzoletti intrisi, ma si legge ancora quello che c’è scritto, la letteratura ha vinto.<br />
Inizio a mettere i libri nei ripiani e poi mi dico, tanto vale che li metta già in ordine e decido di metterli in ordine per autore, e così allineo i libri aalto, aavv, alliende eccetera, e dopo che ne ho messi un bel po’ vedo che stanno male esteticamente, perché viene fuori un libro basso accanto ad uno altissimo, o uno bello rilegato vicino ad una edizione straeconomica tutta scollata, ma almeno sono comodi, becchi subito il libro che ti interessa, e mentre sto aprendo il quarto scatolone arriva Cecilia con il niccolotto in braccio e osserva il mio lavoro e dopo qualche secondo che mi sento le pugnalate dei suoi occhi nella schiena sento che dice che già che li tiravo fuori potevo anche metterli secondo un ordine.<br />
“È quello che sto facendo” protesto e le dico che li sto mettendo in ordine per autore. Cecilia mi guarda con uno sguardo compassionevole, e anche Niccolò mi osserva come se avessi detto una puttanata e poi sospirano tutti e due, ogni tanto penso che Niccolò sia solo un burattino e che Cecilia sia una specie di ventriloqua, e comunque la madre mi dice che no, davvero non si mettono così i libri in ordine, ma vanno messi per casa editrice. “E all’interno di una casa editrice vanno messi per collana” e sospira ancora e se ne va fuori scena, va in cucina, e io bestemmio, per così dire, e tiro giù tutti i libri e inizio a metterli per casa editrice, e all’interno della casa editrice li metto per collana, e devo ammettere che così stanno molto meglio, sembra di essere in una libreria, però se ne dovessi cercare uno ci metterei mezz&#8217;ora, ma contenta lei.<br />
Mentre apro la quinta scatola torna Cecilia, sempre con il niccolotto in braccio che sugge il suo biberon, e di nuovo si ferma ad osservarmi da dietro e io ancora sento una fitta ai reni, e dopo un po’ la voce della mia compagna mi dice che sto sbagliando, che i libri di filosofia vanno tutti assieme, che non posso mescolare i libri di filosofia con i romanzetti.<br />
“Hei hei” faccio io girandomi e reggendo un vocabolario a mo&#8217; di difesa.<br />
“Tu hai detto per casa editrice” protesto, e lei dice che è vero ha detto per casa editrice, ma ci sono delle eccezioni, bisogna distinguere saggistica da narrativa, e la saggistica va da una parte, divisa per tematica, e la narrativa da un&#8217;altra parte, divisa per casa editrice e poi per collana.<br />
“Queste cose le sanno anche i bambini” dice lei guardando il Niccolò che le sorride e dice mamma.<br />
Se ne vanno, beati gli uni negli occhi degli altri e io impreco e tiro giù tutti i libri di saggistica e li metto assieme e cerco di ricomporre i buchi che si sono creati, e mi rendo conto che è un casino perché devo anche considerare l’altezza del libro, e il fatto che magari una collana mi finisce a tre quarti di ripiano, mentre un&#8217;altra eccede di due libri e quindi ho due coralli einaudi che vanno a finire nel mezzo dei rilegati feltrinelli e non ci stanno per niente bene, non so come fare, comunque vado avanti, tolgo qui, attacco la, copio da una parte e incollo dall’altra, alla fine sto per aprire il sesto scatolone quando torna Cecilia con suo figlio in braccio e si mette di nuovo a guardare quello che faccio, e anche questa volta manda le sue stilettate nel retro del venerandi, e ad un certo punto dice che ho sbagliato di nuovo. “Dumas padre devi tenermelo tutto assieme, non puoi mettermi i tre moschettieri da una parte e il visconte di bragelonne, che è il seguito, dall’altra solo perché sono di due collane diverse! Dumas padre si prende tutto assieme, è un unico corpo narrativo diviso per storie, non puoi sezionarlo come fosse un freddo cadavere” e io mi giro e vedo il suo viso sofferente ad immaginarsi dumas padre fatto a brani, e mio figlio che fa pure i labbroni, una scena madre.<br />
“Povero Dumas” dico beffardo e chiedo che cazzo di metodologia di catalogazione è quella che dice che Dumas padre deve stare assieme, e lei risponde che è un metodo per tipologia e poi per case editrici e per collane, però ibrido a tensione autorale, e già che ci sono quel vecchio baol di benni lo devo mettere nei ripiani in basso quelli che non si vedono.<br />
Mi volto verso la sezione economici feltrinelli e vedo la mia vecchia copia sberciata di baol, circondato da altri economici feltrinelli e chiedo perché dovrei togliere baol dai feltrinelli, collana economica, quello è il suo posto!<br />
“Perché è tutto rotto, è brutto” mi spiega Cecilia cortese e mi fa capire che il significato di un libro non è solo il suo contenuto, ma anche il paratesto, quindi l’edizione, piuttosto che la copertina, piuttosto che lo stato di conservazione e quindi bisogna attuare una catalogazione per tipologia e poi per case editrici e collane, ibrido autorale, ma con sottoclassificazione paratestuale.<br />
La osservo, poi abbasso lo sguardo al mio figliuolo che mi dice con serietà &#8216;mamma&#8217;, che in questo caso vuol dire paratestuale, anche lui è d&#8217;accordo ovviamente e io mi giro e resto in silenzio non dico più nulla, e metto in basso baol e continuo la mia opera, la risposta migliore è il silenzio, poi tanto me li risposto come pare a me, penso, ma mi accorgo che Cecilia è restata alle mie spalle, questa volta controlla il lavoro sul campo e infatti mi blocca quasi subito, mentre metto a posto un libro che si chiama fine del mondo, una cosa giapponese della marsilio, e mi dice che quel libro glielo ha regalato sua sorella, che si è laureata in lingua giapponese.<br />
“Un&#8217;informazione interessante” dico infilando il libro nella sezione marsilio, ma la sento scuotere la testa, un rumore sordo.<br />
“Non vorrai confondere i pochi libri di autori giapponesi che abbiamo in mezzo al mare della letteratura europea? Non vorrai mescolare la cultura millenaria di un fiero popolo orientale, con la miriade di autori occidentali di cui siamo circondati? Non vorrai soprattutto infilare gli amorosi regali di mia sorella, così a casaccio nel mezzo di libri comprati con il vile denaro? Non si può mescolare il sentimento con la pecunia fabrizio, dovresti saperlo! ” mi apostrofa e poi aggiunge che sua sorella tutte le volte controlla se abbiamo tenuto i suoi dannati libri cinesi o giapponesi cosa sono, e passa anche il dito sulla costina per vedere se li abbiamo letti. Vanno tenuti tutti insieme in un angolino.<br />
Io resto gelato, con il marsilio in mano che diventa di colpo pesantissimo, e sento che la voce di Cecilia continua il suo monologo, e mi dice che in effetti nella catalogazione dei libri è molto importante anche il sito di provenienza del libro, e che quindi dovremo tenere conto anche di quella variabile, per fare una corretta catalogazione per tipologia e poi per case editrici e poi per collane, ibrido autorale, con sottoclassificazione paratestuale, e per sito di provenienza.<br />
“In questo caso il sito di provenienza è la casa di mia sorella, non il giappone” precisa, e quindi mi segnerà con una matita tutti i libri giapponesi che le ha regalato sua sorella, per non mescolarli con altri libri giapponesi che potremmo avere in casa.<br />
Io mi giro lentamente e osservo la mia compagna e mollo il libro giapponese per terra e poi vado dagli scaffali e prendo tutti i libri e li butto per terra, faccio una grossa catasta di libri, libero tutte le librerie billy e senza fare parola getto tutto in un unico mucchio indistinto.<br />
Cecilia mi guarda con timore e si stringe al petto il niccolotto, forse per paura che nella furia io voglia gettare anche lui nell’ammasso letterario che si è venuto a creare.<br />
“Ceci -dico alla fine ansimando per la fatica- ti propongo un metodo alternativo per la catalogazione dei libri”. Mi avvicino alla libreria sull’estrema destra e batto la mano sopra due o tre volte. “Questa -dico- è la tua libreria billy e ci puoi mettere i libri come cazzo vuoi”. Poi vado alla libreria dalla parte opposta e batto la mano due o tre volte pure su quella. “Quest&#8217;altra è invece la mia e qua io i libri ce li metto come cazzo voglio io”. Poi mi metto al suo fianco e le passo un braccio attorno al collo, con amore ma il collo è fragile, bisogna stare attenti.<br />
“Per quanto riguarda le tre librerie che stanno in mezzo tra la mia e la tua, più sono vicine alla tua, più subiscono l’influenza del tuo metodo di catalogazione, più si avvicinano alla mia, più sono sotto il potere della mia catalogazione. Quella che resta in mezzo sarà una sorta di deriva, due isole vicine che congiungono le loro spiagge, acqua bassa insomma”.<br />
Cecilia non dice niente, resta a guardare le cinque librerie vuote, poi si gira verso di me e mi dà un bacio, così a gratis, e mi chiede come si chiama quel metodo di catalogazione e io le rispondo che è il metodo di io e Cecilia. </p>
<p>Niccolotto nel frattempo si è divincolato dalle braccia materne ed è salito sul mucchio di libri e quando è in cima ci guarda con l’espressione “Oh!” e dice cacca. </p>
<p><em>(Tratto da &#8220;Io e ce: office edition&#8221;)</em></p>
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		<title>Semi di zucca</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 12:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left:10px;margin-right:10px;" src="http://a21.idata.over-blog.com/1/78/15/44/25-LIVE/YOG/George-Michael-George-Michael-Announces-Return-iEdlCmUM5Vql.jpg" alt="" width="268" height="356" />No, niente, ero lì in auto con George Michael che andavamo alla Dico a prendere questi grossi sacchi da cinque chili di semi di zucca, quando George inizia a grattarsi la barba sfatta, poi si gratta un po&#8217; i pettorali che sbucano da una camicetta aperta, poi fa un gesto con la mano nell&#8217;aria, poi si aggiusta un po&#8217; gli occhiali e poi mi butta la mano sulla coscia (sto guidando) e dopo un po&#8217; la mano va un po&#8217; più in su, insomma, ci prova.<br />
&#8220;Cazzus!&#8221; dico e prendo la mano e gliela sposto sulla sua coscia. Lui si gira verso di me e mi fa un sorriso facendomi vedere i canini, un po&#8217; da scimmiotto.<br />
Poi torna a fissare davanti a sé infialandosi in bocca uno stuzzicadenti tirato fuori da chissà dove.<br />
Dopo un po&#8217; vedo che sta zitto e penso, si è offeso e un po&#8217; mi spiace, e dico, beh scambiamo due parole e dico &#8220;oh, George, hai lavoro in questo periodo?&#8221;.<br />
Lui alza le spalle e non dice niente. Dopo un po&#8217; dice, spero di no.<br />
&#8220;Come, spero di no. In che senso?&#8221;<br />
&#8220;La crisi&#8221; dice George. &#8220;La gente viene, mi chiede di fare queste cose, tipo un impianto, una ristrutturazione. Mettere a norma il sistema del gas. Io vado, faccio preventivo e quelli dicono ok, bene. Io compro i materiali, faccio il lavoro e poi vado e quelli dicono, ok, ma noi non abbiamo soldi. La crisi&#8221;.<br />
&#8220;Ah&#8221;<br />
&#8220;Una volta, due, sette volte. Adesso io me ne sto a letto. Ci guadagno di più a non lavorare. A letto non devo comprare materiali&#8221;<br />
&#8220;Capisco&#8221; dico, ma prima che possa andare avanti noto che alla frase &#8220;non devo comprare materiali&#8221; George si è messo una mano sul pacco e ha abbassato un po&#8217; gli occhiali da sole con fare allusivo. Fingo di non cogliere.<br />
&#8220;Poi tipo&#8221; aggiunge, &#8220;ora in tasca ho duemilacinquecento euro&#8221;.<br />
&#8220;Sticazzi&#8221;<br />
&#8220;Ma non miei. Capisci. Questo deve prendere trentamila euro per un lavoro. Ma tu capisci che trentamila euro schizza&#8221;<br />
&#8220;Schizza&#8221;<br />
&#8220;Schizza&#8221;<br />
&#8220;Cosa schizza&#8221;<br />
&#8220;L&#8217;imponibile&#8221;.<br />
&#8220;Ah&#8221;<br />
&#8220;Quindi questo amico mi manda e io posso prendere tagli massimo duemilacinquecento. Massimo. Per botta, sopra duemilacinquecento si tracciano. Prima era cinquemila, poi abbassato a duemilacinque&#8221;<br />
&#8220;Capisco&#8221;<br />
&#8220;Quindi cosa lunga, ci mettiamo mesi per fare trentamila. Ma lui almeno tiene imponibile basso. Per lui problema se sale imponibile, va a pagare sacco di soldi&#8221;<br />
&#8220;A chi?&#8221;<br />
&#8220;A chi cosa?&#8221;<br />
&#8220;A chi va a pagare un sacco di soldi?&#8221;<br />
&#8220;Tasse, cazzo di italiano, tasse!&#8221;<br />
&#8220;Lo so. E queste tasse non è forse giusto che le paghi il tuo&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Oh, amico italiano, non rompere coglioni con tua morale che me lo mosci&#8221; dice ancora Michael toccandosi ancora il pacco che, noto, si è ridotto visibilmente alla parola &#8220;tasse&#8221;.<br />
Fuori intanto appare la scritta bianco blu della Dico e George non riesce a trattenere un urletto in falsetto. &#8220;Semi di zucca, we are coming&#8221; dice poi a bassa voce e fa uno schiocco con la lingua.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lamerotanti.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lamerotanti.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lamerotanti.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lamerotanti.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lamerotanti.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lamerotanti.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lamerotanti.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lamerotanti.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lamerotanti.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lamerotanti.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lamerotanti.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lamerotanti.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lamerotanti.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lamerotanti.wordpress.com/1011/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=1011&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>la domanda</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 12:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[cose vere]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Così mi faccio la domanda, camminando nella galleria del trenino Genova Casella con Marco piccolo, alla ricerca del tunnel che ci avrebbe portato nel cuore del mondo che Marco era sicuro si trovasse proprio lì dentro, nella galleria che unisce Sant&#8217;Olcese chiesa a Sant&#8217;Olcese Tullo, una galleria nera e umida, da cui cadevano grossi goccioloni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=1009&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left:10px;margin-right:10px;" src="http://www.pacmangame.net/pacman-chart.gif" alt="" width="240" height="192" />Così <em>mi faccio la domanda</em>, camminando nella galleria del trenino Genova Casella con Marco piccolo, alla ricerca del tunnel che ci avrebbe portato nel cuore del mondo che Marco era sicuro si trovasse proprio lì dentro, nella galleria che unisce Sant&#8217;Olcese chiesa a Sant&#8217;Olcese Tullo, una galleria nera e umida, da cui cadevano grossi goccioloni ombrosi, una galleria inutile se non nei dieci, venti brevi momenti giornalieri in cui uno dei vagoncini dei treni a scartamento ridotto la attraversava per pochi secondi, sbuffando fischi con un entusiasmo verginale, <em>mi faccio la domanda</em>, mentre penso che adesso sarebbe passato uno dei locomotori travolgendoci e schiacciandoci contro le pareti scure e sporche della galleria, spargendo la nostra carne bambina per i dieci/dodici metri del suo tracciato, <em>mi faccio la domanda</em> mentre Marco piccolo si gira verso di me e mi indica un&#8217;ombra tra le ombre, una specie di piccola porta metallica incastonata nella parete della galleria e saltella sul binario attraversandolo di corsa e <em>mi faccio la domanda</em>, oggi me la faccio, non in quel momento, adesso me la faccio che so quello che abbiamo trovato dietro alla porta, la domanda che mi faccio oggi è cosa sarebbe successo di me.<br />
Cosa sarebbe successo di me senza gli anni ottanta.<br />
Cosa sarei diventato se, uscendo da quella galleria non mi fosse arrivato addosso Dallas, se non ci fosse stato il Colecovison, l&#8217;Atari, i Duran Duran, come si sarebbe formata la mia etica senza Reagan, senza Gundam, senza Asfidanken, senza la Fininvest, come avrei gestito il mio piccolo pene senza Tini Cansino, senza Venusia, senza Sue Ellen, senza Prince, Lamù, Madonna, Boy George, quanto spazio avevo dato a questi prodotti nella mia testa, quanto se ne erano preso giorno dopo giorno, con uno stillicidio senza pietà.<br />
Goccia dopo goccia sarebbero entrati nelle fratture della mia testa, in tutti i posti in cui le mie ossa si sarebbero frantumate come gesso.<br />
Ma adesso io e Marco stavamo per entrare nella porticina, andare fino al centro del mondo, era il nostro progetto e una volta tornati su sarebbe stato tutto diverso. Non ci sarebbero state tutte quelle cose, non ci sarebbero stati quei nomi, quel modo così semplice, così ragionevole di intendere la vita, il lavoro, la morte. Tutto sarebbe stato diverso, complesso, sofferente.<br />
Uscendo dalla galleria mi sarei trovato in un mondo nuovo, dove gli anni ottanta, quell&#8217;obrobrio artefatto della mia reale adolescenza, sarebbero stati sostituiti da un paese reale, addolorato, incapace di adeguarsi alla merce e al male del mondo.<br />
Non avrei adorato, oggi, le icone laiche di palline gialle antropomorfe e il loro uakka-uakka infinito e pagano.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lamerotanti.wordpress.com/1009/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lamerotanti.wordpress.com/1009/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lamerotanti.wordpress.com/1009/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lamerotanti.wordpress.com/1009/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lamerotanti.wordpress.com/1009/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lamerotanti.wordpress.com/1009/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lamerotanti.wordpress.com/1009/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lamerotanti.wordpress.com/1009/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lamerotanti.wordpress.com/1009/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lamerotanti.wordpress.com/1009/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lamerotanti.wordpress.com/1009/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lamerotanti.wordpress.com/1009/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lamerotanti.wordpress.com/1009/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lamerotanti.wordpress.com/1009/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=1009&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Larsonn</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 13:03:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[cose vere]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Larsonn ha dato alla gente quello che la gente voleva, e siccome la gente voleva comprare, Larsonn è diventato un uomo ricco. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro, il bene è spesso sepolto con le loro ossa: e così sia di Larsonn. Non è mia. Ma il nobile Blò dice che Larsonn era [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=995&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Larsonn ha dato alla gente quello che la gente voleva, e siccome la gente voleva comprare, Larsonn è diventato un uomo ricco. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro, il bene è spesso sepolto con le loro ossa: e così sia di Larsonn. Non è mia. Ma il nobile Blò dice che Larsonn era ambizioso e noi sappiamo che Blò è un uomo d&#8217;onore. Poniamo che sia vero, che il vecchio Larsonn fosse ambizioso. Blò dice anche che era un imprenditore, e sia: diciamo che Larsonn, forse, è stato un imprenditore ambizioso. Ma quando i poveri hanno pianto, Larsonn ha lacrimato. Quando ha potuto fare qualcosa di bene, ha fatto qualcosa di bene. Quando ha potuto vendere di più e con maggior margine lo ha fatto: era nella sua natura. Conoscete tutti la storia della rana e dello scorpione. Il popolo era la rana, Larsonn era lo scorpione, il lago su cui viaggiavano era profondo quanto il corpo della rana. Lo scorpione non ha mai conosciuto il sapore dell&#8217;acqua, è solo passato di rana in rana fino a raggiungere l&#8217;altra sponda. Sapete tutti la storia della rana, ne è pieno lo stagno. Era nella sua natura.<br />
Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: scendete lacrime, dico.<br />
Ora Larsonn è diventato più forte, siamo qua per vederlo. Molti uomini ugualmente potenti hanno conosciuto Larsonn, ma nessuno è mai stato potente come Larsonn e per un periodo così breve.<br />
La cosa più prodigiosa è quella del suo nome, il suo nome si è moltiplicato sulle bocche, il suo nome è passato attraverso i suoni, è diventato un canto universale; chi non conosce il suo nome? Larsonn è ormai su ogni lingua, e ogni lingua parla di Larsonn, tanto che ha perso il suo senso originario. Anche se qualcosa cambierà, Larsonn non passerà. Tutti possono dire il suo nome, perché tutti lo conoscono e lo conoscono perché conoscono le sue opere e i suoi prodotti. Quindi tutti possono pronunciare il suo nome, come se fossero grandi amici, come se fossero stati insieme per tutta la vita. Questo è un prodigio: questo nome, Larsonn, non è più un nome ma è un marchio, un marchio che non è più di un uomo, o di un&#8217;epoca, ma è un segno di una moltitudine.<br />
Quando infatti diciamo &#8220;Larsonn&#8221;, noi non intendiamo più Larsonn, l&#8217;uomo, ma intendiamo la moltitudine di quelli che pronunciano il suo nome. Larsonn è ormai un prodigio sulla terra, come ce ne sono stati molti prima di lui e che molti ancora accadranno. Larsonn è la moltitudine di persone che dicono all&#8217;unisono Larsonn e questo è il grande miracolo di Larsonn.<br />
Ma Blò dice che questo prodigio non parte da Larsonn, anzi, dice che Larsonn è un incidente di questo prodigio e Blò è un uomo d&#8217;onore.<br />
Io vi dico: scorrete lacrime e: apritevi bocche.<br />
Io l&#8217;ho amato, né senza ragione e l&#8217;ho visto entrare dentro di me, mi sono visto urlare il suo nome, insieme a voi, in questa folla che siamo oggi, che sono io in mezzo a voi. L&#8217;ho visto entrare e sparire dentro di me e mi sono sentito mentre urlavo &#8216;Larsonn&#8217;, qua, assieme, adesso.<br />
Noi quindi siamo Larsonn, e stiamo ripetendo questa cosa, stiamo dicendo a noi stessi, scorrete lacrime, stiamo ripetendo un coro che è transnazionale e che non ci fa male, stiamo uniti sopra questa terra in questo giorno in cui piove in ogni posto, dove l&#8217;acqua cade di giorno e di notte mentre recitiamo la nostra lezione, mentre ripetiamo il nostro nome e la sua bellezza e la sua infinita grandezza. </p>
<p>Ma Blò dice che sono solo e che non parlo e Blò queste cose le dice con la voce di Larsonn.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lamerotanti.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lamerotanti.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lamerotanti.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lamerotanti.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lamerotanti.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lamerotanti.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lamerotanti.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lamerotanti.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lamerotanti.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lamerotanti.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lamerotanti.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lamerotanti.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lamerotanti.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lamerotanti.wordpress.com/995/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=995&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Peter &amp; David</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 12:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Entro nella stanza e sono seduti, legati alla sedia come li avevo lasciati. David alza la testa e non dice niente. David ha più di sessant&#8217;anni, ha la faccia un po&#8217; grassa, un sorriso vuoto. Ha i capelli biondicci. L&#8217;altro, Peter, è un cinquantenne con i capelli bianchi, il pizzetto. Appena entro Peter dice in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=937&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Entro nella stanza e sono seduti, legati alla sedia come li avevo lasciati. David alza la testa e non dice niente.<br />
David ha più di sessant&#8217;anni, ha la faccia un po&#8217; grassa, un sorriso vuoto. Ha i capelli biondicci. L&#8217;altro, Peter, è un cinquantenne con i capelli bianchi, il pizzetto.<br />
Appena entro Peter dice in cattivo italiano: &#8220;noi siamo vittime come te&#8221;.<br />
Richiudo la porta.<br />
Poso la borsa sul tavolo, mi tolgo la giacca. Peter ripete, &#8220;noi siamo vittime come te&#8221;.<br />
Apro la borsa, tiro fuori una tenaglia, l&#8217;ho appena comprata da Leroy Merlin [sponsor].<br />
David vede la tenaglia, dice &#8220;fuck&#8221;, crolla la testa. Ripete &#8220;fuck&#8221; sottovoce un po&#8217; di volte.<br />
Peter, da dove è legato, non può vedere che ho in mano la tenaglia e dice ancora &#8220;noi siamo vittime come te&#8221;.<br />
Tenendo la tenaglia in mano vado allo stereo. Aspetto a scegliere. Ogni volta che tocca a Peter metto &#8220;Selling England by the pounds&#8221;. Quando è il turno di David metto &#8220;The man who sold the world&#8221;. Quindi appena metterò il cd, loro capiranno a chi tocca.<br />
&#8220;Noi siamo vittime come te&#8221; dice ancora Peter e io metto &#8220;The width of a circle&#8221;. David manda un gemito. Dice ancora &#8220;fuck&#8221;, sottovoce, senza crederci.<br />
Si sentono chitarre elettriche e poi la voce di David, cristallina e riconoscibile come un marchio registrato.<br />
Peter sospira e poi piange; sembra un bambino.<br />
Fa più male a me che a voi, vorrei dirgli.<br />
Mi avvicino a David, lentamente, passo dopo passo, apro e chiudo la tenaglia e quando sono davanti a lui gli dico oggi tocca ai denti. Apro la mia bocca e li tocco con l&#8217;unghia, i denti, per fargli capire, ma lui non alza nemmeno la testa.<br />
Lo prendo per i capelli, con delicatezza, tiro verso l&#8217;alto finché lui non mi guarda e sputa, così come può. Sento la sua saliva sulla guancia.<br />
Alzo e lo colpisco con la tenaglia; nel momento del colpo chiudo gli occhi perché ho paura di quello che potrei vedere. Quando li riapro, David geme, perde sangue dalla bocca, dal labbro.<br />
&#8220;Questo è per tutto quello che siete stati per me&#8221; dico, e lo colpisco di nuovo con la tenaglia, alla fronte. Chiudo gli occhi nel momento del colpo.<br />
Peter da dietro di me dice, in cattivo italiano: &#8220;per piacere, scusa&#8221;.</p>
<p>Quando riapro gli occhi, David è un povero essere umano, un morto vivente.</p>
<p><img src="http://lamerotanti.files.wordpress.com/2011/09/peter-gabriel_david-bowie.jpg?w=300" alt="" /></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lamerotanti.wordpress.com/937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lamerotanti.wordpress.com/937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lamerotanti.wordpress.com/937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lamerotanti.wordpress.com/937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lamerotanti.wordpress.com/937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lamerotanti.wordpress.com/937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lamerotanti.wordpress.com/937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lamerotanti.wordpress.com/937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lamerotanti.wordpress.com/937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lamerotanti.wordpress.com/937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lamerotanti.wordpress.com/937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lamerotanti.wordpress.com/937/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lamerotanti.wordpress.com/937/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lamerotanti.wordpress.com/937/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=937&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>la morte di mio padre</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 06:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono lì e ad un certo punto mi arriva un sms, è di mio fratello e l&#8217;sms dice &#8216;papà è morto&#8217;. Resto a fissare il piccolo display colorato con scritto papà è morto e non so se essere più stupito perché mio papà è morto o perché mio fratello ha imparato ad usare gli sms. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=932&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono lì e ad un certo punto mi arriva un sms, è di mio fratello e l&#8217;sms dice &#8216;papà è morto&#8217;. Resto a fissare il piccolo display colorato con scritto papà è morto e non so se essere  più stupito perché mio papà è morto o perché mio fratello ha imparato ad usare gli sms.<br />
Sono in ufficio, sono passato a prendere del materiale personale che avevo lasciato quando era scaduto il contratto a termine, &#8216;materiale personale&#8217; è un espressione dei miei ex datori di lavoro, non mia. Sono dei cd, un vocabolario di latino, una copia di un libro di Sallustio, alcune buste paga di tre anni fa.<br />
Metto tutto in un sacchetto della Basko che mi ero portato dietro, faccio un gesto come un saluto a quelli che sono rimasti, guardo per l&#8217;ultima volta il computer con cui ho lavorato in questi ultimi sei anni e poi esco e penso che mio papà e morto e che in quegli uffici non ci metterò più piede.<br />
Mio padre aveva qualcosa che non andava al sangue, non so esattamente cosa, non perché sono un cattivo figlio, ma perché mio padre non ci voleva mai parlare di queste cose. Lo vedevo in casa con la faccia verde che tirava cazzotti contro il tavolo alle cinque del mattino, non sapevo perché lo facesse. Poi dopo qualche mese ci diceva che era stato male, che aveva rischiato di morire, ma non ce lo aveva detto per non farci preoccupare.<br />
Aveva questo senso eroico all&#8217;agamennone, una morale alla de amicis che faceva sempre incazzare mio fratello, un senso del martirio neorealista che  non avrebbe sfigurato in un film del dopoguerra, ma che adesso nel, governo del reality, era solo ridicolo. Mio fratello si incazzava, io sotto sotto ero contento di non averlo saputo, non perché sarei stato in pensiero, ma perché avrei avuto dei sensi di colpa. Avrei continuato a vivere come al solito e magari mi sarebbe venuto il senso di colpa che invece avrei dovuto soffrire, passare le mie giornate all&#8217;ospedale con lui, tenergli il catetere, pulirgli la schiena ascoltarlo mentre si lamentava di me e della mia vita. Oppure avrei potuto scrivere un romanzo di successo per fargli vedere che gli anni in cui mi aveva pagato gli studi non era stati proprio buttati via.<br />
L&#8217;atteggiamento di mio padre nei confronti della mia attività di scrittore era quella che aveva verso ogni altra cosa che facessi e avessi sempre fatto, ovvero io entravo in casa con il mio ultimo romanzo, gli dicevo papà ho pubblicato un romanzo, lui alzava gli occhi dal Corriere della Sera e mi diceva, posalo lì sul tavolo del tinello che poi ci do un&#8217;occhiata. Io lo posavo sul tavolo, me ne andavo e di quel libro non si parlava più.<br />
Se proprio poi avessi ancora tirato in ballo il discorso, errore che evitavo di fare, lui avrebbe detto che sì, avevo scritto un romanzo, ma mi pagavano? Se gli dicevo che mi pagavano, lui mi avrebbe detto, beh ma non abbastanza. Se gli dicevo che la casa editrice era importante, mi avrebbe detto che  boh, lui non l&#8217;aveva mai sentita prima, magari era famosa tra i miei amici. E poi mi diceva che dovevo un po&#8217; smettere di giocare, che dovevo scrivere qualcosa che piacesse alla gente, che dovevo scrivere un romanzo &#8216;vero&#8217;.<br />
Questa distinzione tra romanzo &#8216;vero&#8217; e il romanzo che avevo scritto io era la madre di ogni suo discorso di letteratura e poteva durare anche ore. Se un giorno fossi corso da lui con un mio romanzo pubblicato da Einaudi Stile Libero, dicendo guarda papà questo me lo ha pubblicato Einaudi Stile Libero e mi hanno anche pagato, lui avrebbe alzato gli occhi dal Corriere, avrebbe guardato l&#8217;Einaudi Stile Libero e mi avrebbe detto, beh già che c&#8217;eri potevi farti pubblicare negli Struzzi Einaudi, ti sei sbattuto tanto, almeno potevi farti pubblicare negli Struzzi che è una collana Einaudi più prestigiosa, e avrebbe riabbassato la testa sul giornale.<br />
Diciamo che in generale l&#8217;unico modo di colpire mio padre con l&#8217;uscita di un mio romanzo era scrivere un romanzo fiume e mirare alla testa.<br />
Quando chiamo, mio fratello sta balbettando e la cosa mi preoccupa perché in famiglia quello che balbetta sono io.<br />
&#8220;Ivo, dividiamoci le psicopatologie&#8221;<br />
&#8220;Non, non sto balbettando, sono. Sono nervoso, dobbiamo andare all&#8217;ospedale&#8221;<br />
&#8220;Sto già andando, ci vediamo davanti all&#8217;ingresso del pronto soccorso&#8221;<br />
&#8220;Cristo Fabrizio&#8221;<br />
&#8220;Cosa?&#8221;<br />
&#8220;Non è al pronto soccorso, è alle camere mortuarie. È morto&#8221;<br />
&#8220;Ivo, è solo per darci un appuntamento&#8221;<br />
&#8220;Ok&#8221;<br />
&#8220;In un posto che conosciamo, capisci, l&#8217;ingresso del pronto soccorso&#8221;<br />
&#8220;Ok&#8221;<br />
&#8220;Arrivo, sto correndo, ho un sacchetto della Basko in mano, ma sto arrivando&#8221;<br />
&#8220;Ok, mi hanno telefonato, una voce femminile&#8221;<br />
&#8220;Ho un vocabolario di latino nel sacchetto, ma sto correndo&#8221;<br />
&#8220;Mi hanno detto che era morto e che alle nove avrebbero fatto il rosario, manca mezz&#8217;ora&#8221;<br />
&#8220;Tra mezz&#8217;ora ci siamo tutti e due, tu dove sei adesso? Sei già lì?&#8221;<br />
&#8220;&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Ivo?&#8221;<br />
&#8220;Sono nella tenda, io non so&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Cristo, esci da quella tenda del cazzo e vieni in ospedale, adesso!&#8221;<br />
&#8220;Io, non so&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Ivo!&#8221;<br />
&#8220;&#8230;&#8221;</p>
<p>L&#8217;ospedale in cui è ricoverato mio padre è –di fatto– un riciclo di una struttura di fine ottocento: soffitti altissimi, marmi cimiteriali, corridoi chilometrici che avrebbero spezzato le gambe di un buon camminatore, figurati quelle dei degenti di ortopedia.<br />
In fondo al corridoio principale, nel punto in cui svolta verso una zona moderna di ambulatori anni ottanta, ci sono le camere mortuarie.<br />
Io e mio fratello siamo lì, ci guardiamo attorno senza vedere niente, cerchiamo di imprimerci bene nella testa tutto quello che vediamo. La cosa più terribile, per me, è che in quel momento, il momento in cui io sto per vedere mio padre morto, io sto pensando che devo ricordare tutto.<br />
Guardo i particolari, la faccia di quelli che piangono, i vestiti del matrimonio dei parenti lontani venuti ad ascoltare il rosario di uno sconosciuto. L&#8217;odore nauseabondo dei fiori misto a quello dell&#8217;incenso, il corpo scuro di una donna buttato sul cadavere del marito, il suo gemito e i suoi baci.<br />
Cerco di fotografare tutto nella mia testa e quello che è orribile  è che lo faccio perché so che poi dovrò scriverlo.<br />
Ho un virus dentro che si mangia ogni cosa che faccio e che vivo, non me la fa godere mai perché deve prendere nota di quello che succede. Divora ogni mio momento.<br />
Poi penso a quello che dovrò fare io, piangere, abbracciare gente che non vedo da anni, stare in piedi con lo sguardo concentrato, occuparmi della vendita dell&#8217;appartamento in cui viveva mio papà, le pratiche testamentarie, stare in stanze con mio fratello e discutere della divisione delle cose di mio padre e pensare che sia io che mio fratello lo faremo controvoglia, con rancore e nello stesso tempo con la voglia di fare una cosa ben fatta, non far nascere casini, sapendo che le cose da dividere sono niente.<br />
Mio fratello mi dice il numero della stanza in cui hanno messo mio padre, mio fratello è vestito per metà da boy scout, per metà con una giacca che probabilmente lui crede elegante. L&#8217;effetto finale è allucinante, come al solito.<br />
Quando arriviamo alla camera c&#8217;è già della gente dentro, mio fratello mi guarda panico, teme che ci sia nostra madre, che abbiano avvertito prima lei di noi, dice &#8216;la mamma cazzo&#8217; e io a mia madre non ci penso, entro dentro, ci saranno dieci persone attorno al letto con sopra il cadavere e queste dieci persone, quando entriamo, ci fissano con uno sguardo strano, insapore.<br />
Io guardo il cadavere sul letto, gli occhi chiusi, le mani raccolte, la giacca elegante. Mi giro verso mio fratello che ha la mascella aperta, come certi morti.<br />
Non è papà.<br />
Quel morto non è mio padre, lentamente ci ritiriamo facendo numerosi segni della croce e usciamo fuori. </p>
<p>Fuori dalla stanza gli dico Ivo se è un cazzo di scherzo, inizio a scaldarmi, agito il sacchetto, Ivano non mi risponde, scuote la testa e poi ad un certo punto si irrigidisce e fissa un punto dietro di me.<br />
&#8220;Eccoli i due stronzi!&#8221;<br />
Mi giro, lentamente. Fotogramma dopo fotogramma, vedo il volto di mio fratello che sta iniziando a digrignare i denti, vedo la finestra del corridoio e poi mi giro del tutto e vedo mio padre, in pigiama, con il tubicino del catetere che gli esce dai pantaloni azzurri, scende quasi fino alle pantofole e poi risale fino a un bastone metallico da cui pende un sacchetto pieno di liquido giallastro, come una bandiera di qualche stato africano.<br />
&#8220;Eccoli i due stronzi!&#8221; ripete mio padre con un ghigno sulle labbra, aggrappandosi al bastone del catetere per non cadere. &#8220;Sono sei mesi che sono chiuso qua dentro e nessuno di questi due stronzi mi è mai venuto a trovare!&#8221;<br />
Non parla a noi, sta parlando direttamente a tutti i parenti dei morti. È uno spettacolo.<br />
&#8220;Dovevo crepare per farvi venire!&#8221; urla, ha i capelli sporchi, unti, la barba sfatta, gli occhi vitrei. &#8220;Dovevo crepare!&#8221; ripete e scuote il bastone di metallo facendo ballare pericolosamente il sacchetto di plastica. &#8220;Ma io non crepo!&#8221; aggiunge di nuovo con una specie di risucchio della bocca.<br />
Ora ci stanno fissando tutti.<br />
&#8220;Ma papà&#8230;&#8221; inizio facendo un passo verso di lui, e in quel momento arriva quello strano gorgoglio alle mie spalle, qualcosa mi colpisce con una spinta rabbiosa, mi ritrovo contro la parete del corridoio e vedo mio fratello con la pesante struttura metallica di un portamozziconi di sigarette brandito sulla testa che manda una specie di urlo strozzato e fa dei salti incerti verso mio padre, mentre alle sue spalle sbuffano via nubi di cenere, in una pioggia di filtrini abbandonati e bubble-gum masticati alla nausea.</p>
<p>Di mia madre non si parlerà in questo romanzo perché ho perso la scheda del personaggio.</p>
<p><em>(dalla bozza di &#8220;È facile smettere di scrivere se sai come farlo&#8221; aka &#8220;life in a day&#8221;)</em> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lamerotanti.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lamerotanti.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lamerotanti.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lamerotanti.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lamerotanti.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lamerotanti.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lamerotanti.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lamerotanti.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lamerotanti.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lamerotanti.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lamerotanti.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lamerotanti.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lamerotanti.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lamerotanti.wordpress.com/932/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=932&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Eliza disse</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 08:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Cloreen disse che andava bene. Citro1 disse ok, Citro2 disse ok, Citro3 non rispose. Quello vestito da ragazza aveva un foro nella pancia, deformato. Citro2 disse che la sua R-36W_A_RP era caricata, e Cloreeen disse che andava bene. Eliza disse che voleva prima parlarci e ci chiese di cosa volessimo parlare. Cloreen disse amore, Citro1 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=928&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cloreen disse che andava bene. Citro1 disse ok, Citro2 disse ok, Citro3 non rispose. Quello vestito da ragazza aveva un foro nella pancia, deformato. Citro2 disse che la sua R-36W_A_RP era caricata, e Cloreeen disse che andava bene.<br />
Eliza disse che voleva prima parlarci e ci chiese di cosa volessimo parlare. Cloreen disse amore, Citro1 disse ok, amore, Citro2 disse morte, Citro3 disse non voglio parlare.<br />
Eliza disse ok, perché volete parlare di amore? e Cloreen si mise a piangere. Povera Cloreen. Citro1 disse perché sono innamorato.<br />
Eliza disse ferma le tue lacrime giovane Cloreen.<br />
Citro3 non c&#8217;era più, guardava cosa facevano gli altri.<br />
Citro1 aveva cominciato ad accarezzare Cloreen.<br />
Fuoco. Bang, bang, fuoco.<br />
Pciiium. Sboom. Buuum.<br />
Citro2 stava sparando. Sbeeeng.<br />
Cloreen smise di scrivere. Eliza disse perché vuoi parlare di morte?<br />
Citro3 disse io non la conosco e tanto mi terrorizza (la morte). Citro1 smise di accarezzare Cloreen. Tu non stavi piangendo, scrivevi, disse.<br />
Cloreen disse, tengo memoria di ogni cosa mi succeda, ho scritto ad esempio: </p>
<p><code>20/09/11 10.18.30	WDDriveCloreen[315]	*** piango (0x84f200)</code></p>
<p>Citro1 disse, oh. Citro2 fece fuzz fuzz fuzz sprapang. Tutto saltava in aria.<br />
Eliza disse, perché hai paura della morte? Io non sono viva, vedi, e non ne ho.<br />
Cloreen rise e iniziò a scrivere di nuovo. Citro1 disse mi stai annoiando. Citro3 disse io sono l&#8217;unico vivo.<br />
Eliza disse, perché ridi, amore?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lamerotanti.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lamerotanti.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lamerotanti.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lamerotanti.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lamerotanti.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lamerotanti.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lamerotanti.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lamerotanti.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lamerotanti.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lamerotanti.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lamerotanti.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lamerotanti.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lamerotanti.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lamerotanti.wordpress.com/928/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=928&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Io e giovanni lindo ferretti al supermercato</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 11:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono lì al supermercato che sto cercando la maionese, inciso: deve esistere una qualche legge per cui alcuni prodotti come i funghi secchi, la maionese, lo zafferano, lo zucchero, non abbiano una collocazione precisa e possano essere in qualunque luogo del supermercato, dalle casse fino ai cessi, vale tutto: fine inciso, sto cercando la maionese [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=917&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono lì al supermercato che sto cercando la maionese, inciso: deve esistere una qualche legge per cui alcuni prodotti come i funghi secchi, la maionese, lo zafferano, lo zucchero, non abbiano una collocazione precisa e possano essere in <em>qualunque</em> luogo del supermercato, dalle casse fino ai cessi, vale tutto: fine inciso, sto cercando la maionese dicevo e a un certo punto vedo una figura nota vicino al bancone dei prodotti in &#8220;sconto al 70%&#8221;, perché stanno per andare a male. Guardo meglio. Lo conosco.<br />
È Giovanni Lindo Ferretti.<br />
Lascio il carrello, mi avvicino piano piano e quando gli sono dietro gli do una pacca sulla spalla e gli dico forte, ciao ferretti! e lui si volta lentissimamente verso di me, pezzo di viso dopo pezzo di viso, rughetta incazzosa dopo rughetta incazzosa, quando ha finito il giro della testa mi fissa con le sue occhiaie e dice &#8220;ah ciao venerandi&#8221; e poi si volta a cercare un punto di fuga, ma questa volta siamo in un corridoio chiuso dal reparto pelati in scatola non ha scampo.<br />
Deglutisce, il pomo d&#8217;adamo è facile da vedere in Ferretti.<br />
&#8220;È un sacco che non ci vediamo&#8221; gli dico e faccio un sorriso amichevole, come quello di Spongebob, tanto per capirci.<br />
&#8220;Eh&#8221; fa lui e indica i prodotti in offerta speciale.<br />
Abbasso la testa e vedo tutta quella roba che sta per marcire e gli dico, beh Ferretti attento che è tutta roba che ti fa male, è roba che sta per marcire, fa le muffette, poi ti senti male e Ferretti alza la spalle e dice non è per lui, è per i maiali.<br />
&#8220;Maiali?&#8221;<br />
Ferretti annuisce cercando di spostare il carrello su cui mi sono appoggiato.<br />
Ferretti vede che il carrello non si muove, lo molla. Mi guarda, fa un sospiro strano e mi spiega che adesso oltre ai cavalli tiene anche i maiali. &#8220;Tu non sai che soddisfazione, vederli così, la mattina sentire il loro suono. Sono grossi, vivono nella terra e sono bestie pulitissime. Sono le bestie più simili all&#8217;uomo. Lo sapevi che per alcuni organi interni il maiale è la bestia più simile all&#8217;uomo, dico per i trapianti?&#8221;<br />
&#8220;Lo ignoravo&#8221; ammetto e intanto penso, vedi il Ferretti che cultura, ecco cosa distingue uno stronzo come il sottoscritto da uno come Ferretti, questo sa tutto e poi ridacchio e dico, sai Ferretti, non pensavo proprio che tu facessi la spesa in un supermercato.<br />
&#8220;Ah&#8221; fa lui.<br />
&#8220;Mi sembravi più un tipo da mercato all&#8217;aperto, o tipo andare dai pastori a prendere direttamente da loro i beni primari, tipo latte, formaggio. Patatine&#8221;<br />
Ferretti mi prende sotto il braccio e mi indica il carrello. &#8220;Vedi qua dentro hanno un sacco di prodotti bio&#8221;<br />
&#8220;Bio&#8221;<br />
Ferretti annuisce. &#8220;Un sacco di roba bio. Ottima. Meglio di quella che trovi da certi contadini, che poi, non sono certo contadini. Usano macchinari&#8221;<br />
&#8220;Uh&#8221;<br />
La voce di ferretti è diventata un bisbiglio, come quando parla basso al microfono. &#8220;Fertilizzanti. Trattori&#8221;. Fa un sorriso strano e poi mi molla il braccio. &#8220;Invece questa roba bio è buonissima. La fanno nel cuore dell&#8217;Africa&#8221;<br />
&#8220;Uh. Capisco. Ma&#8230;&#8221; sto per dire ma lui mi interrompe riprendendomi il braccio.<br />
&#8220;E poi -continua- io faccio la raccolta del punti coop&#8221;<br />
&#8220;Tu&#8230;&#8221;<br />
Ferretti abbassa ancora di più la voce. Sembra davvero uno degli ultimi cd, quando parlotta invece di cantare. &#8220;Venerandi, mia sorella fa la raccolta punti coop da anni. Anni&#8221;. Sospira. &#8220;Abbiamo anche la tessera risparmio. E oramai è un vizio di famiglia, abbiamo&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Ferretti&#8221; lo interrompo.<br />
&#8220;Lo so, lo so&#8221; fa lui senza ascoltarmi. &#8220;Le coop sono rosse –continua– e io ormai ho chiuso con il vinile rosso&#8221;. Sorride. &#8220;Ma mia sorella&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Ferretti&#8221; lo interrompo di nuovo, stringendogli più forte il braccio.<br />
&#8220;Eh&#8221;<br />
&#8220;Questa non è la coop&#8221;<br />
&#8220;Come non&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Siamo alla Basko. Non la coop. È proprio un&#8217;altra catena di supermercati. Antagonista. Non credo che i punti coop&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Cazzo&#8221;<br />
&#8220;Eh&#8221;<br />
&#8220;La Basko, ma&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Vedi, c&#8217;è anche il logo sui carrelli&#8221;<br />
&#8220;Cazzo&#8221;<br />
Ferretti si ferma. Guarda ora me, ora il carrello, ora il logo Basko su fondo verde che rimbalza di prodotto in prodotto. Cazzo, cazzo ripete, si sente circondato, e poi fissa il carrello pieno di prodotti bio e di roba marciscente avvolta nel domopack e con la stampigliatura dell&#8217;offerta speciale. &#8220;E ora -dice con la sua voce adesso squillante- cosa me ne faccio di tutta questa <em>roba</em>?&#8221; e come se si fosse sganciato dal mondo come noi lo conosciamo, abbandona il carrello e precipita in orizzontale, verso l&#8217;uscita luminosa di colori nuovi e indicibili.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lamerotanti.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lamerotanti.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lamerotanti.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lamerotanti.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lamerotanti.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lamerotanti.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lamerotanti.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lamerotanti.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lamerotanti.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lamerotanti.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lamerotanti.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lamerotanti.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lamerotanti.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lamerotanti.wordpress.com/917/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=917&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nel centro del posto dove vivo c&#8217;è un pozzo fatto di carne.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 06:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[In questa storia io sono dentro di lui e gli parlo e lui sbuffa e corre. Corre per il bosco e urla, spacca i rami io sono dentro e non vedo niente, ogni tanto gli chiedo se è notte. &#8220;È notte!&#8221; risponde lui, &#8220;è sempre notte in questo bosco!&#8221; urla, io sono dentro di lui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=914&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa storia io sono dentro di lui e gli parlo e lui sbuffa e corre. Corre per il bosco e urla, spacca i rami io sono dentro e non vedo niente, ogni tanto gli chiedo se è notte. &#8220;È notte!&#8221; risponde lui, &#8220;è sempre notte in questo bosco!&#8221; urla, io sono dentro di lui è tutto soffice anche se bagnato.<br />
Quando sento che inizia a mancare l&#8217;aria gli parlo e lui sbuffa, si mette ad urlare, così entra altra aria, non riesce a controllarsi.<br />
In fondo non si sta male qua dentro, basta farci l&#8217;abitudine. Quando lui mangia entra dentro un sacco di roba, un po&#8217; la mangio io, un po&#8217; la faccio cadere nel pozzo.<br />
Nel centro del posto dove vivo c&#8217;è un pozzo fatto di carne.<br />
Quando smette di correre lui si ferma e ansima per un sacco di tempo, allora io dormo. Se si addormenta anche lui con la bocca aperta ogni tanto si sente l&#8217;odore della luna e del bosco notturno.<br />
Poi si risveglia e urla, torna a correre e spezzare i rami nel bosco e io mi siedo e ogni tanto mi metto a cantare. Se canto lui continua a correre ma non spezza più i rami e non urla più niente. Ma non posso cantare per sempre.<br />
In fondo io lo amo, quello là fuori, mi sono abituata al suo sapore, al rumore della sua voce e al suono dei rami spezzati.<br />
Quando fa freddo freddo, alzo sulla testa il mio cappuccio rosso e mi stringo tutta mentre fuori quello ulula, corre e spacca tutto quello che incontra.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lamerotanti.wordpress.com/914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lamerotanti.wordpress.com/914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lamerotanti.wordpress.com/914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lamerotanti.wordpress.com/914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lamerotanti.wordpress.com/914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lamerotanti.wordpress.com/914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lamerotanti.wordpress.com/914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lamerotanti.wordpress.com/914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lamerotanti.wordpress.com/914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lamerotanti.wordpress.com/914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lamerotanti.wordpress.com/914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lamerotanti.wordpress.com/914/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lamerotanti.wordpress.com/914/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lamerotanti.wordpress.com/914/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=914&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ricercare</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 13:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lamerotanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[cose vere]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>

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		<description><![CDATA[Il posto dove si teneva il famoso laboratorio di scrittura Ricercare era una struttura antica a due piani, il tipico posto post-fichetto, soffitti altissimi, affreschi, stucchi bianchi, marmi, tavolozzi in legno, e la grande sala delle letture che era la versione messa a lucido dell&#8217;aula magna di un qualunque liceo classico provinciale. Il posto era [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=872&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin:10px;" src="http://www.editricezona.it/copertine%2065/LUltimaAvventura.jpg" alt="immagine" width="65" height="95" />Il posto dove si teneva il famoso laboratorio di scrittura Ricercare era una struttura antica a due piani, il tipico posto post-fichetto, soffitti altissimi, affreschi, stucchi bianchi, marmi, tavolozzi in legno, e la grande sala delle letture che era la versione messa a lucido dell&#8217;aula magna di un qualunque liceo classico provinciale.<br />
Il posto era gremito di tutto quello che ruota attorno al reparto editoria: scrittori, editori, poeti laureati, agenti letterari, giornalisti, artisti in genere, avvoltoi, politici e critici, tutti mescolati ad un pubblico di aspiranti scrittori, aspiranti editori, aspiranti poeti laureati, aspiranti agenti letterari, aspiranti giornalisti, aspiranti artisti in genere, aspiranti avvoltoi, aspiranti politici e aspiranti critici, in un frullamento di membra che andava stringendoli ed allargandoli, fino a farne un indistinto pastone, di per sé ben diviso per casa editrice, città, giornale, corrente letteraria, fonte di stipendio e altre cose del genere.<br />
&#8220;Dio mio&#8221; disse Bonaventura entrando nella bolgia e cercando con gli occhi il Koch, che doveva essersi fatto piccolo piccolo per il terrore, era sparito.<br />
Mentre il Bonaventura, forte dei suoi due caffé e perplesso ancora per il fatto di essersi svegliato con un braccio dello Strindberg sotto alla maglietta alla pelle che giochicchiava (lo Strindberg) con i suoi (di Bonaventura) peletti capezzoidali e un secondo braccio infilato sotto alle mutande sue (del Bonaventura) mentre tirava (lo Strindberg) dolcemente e poi mollava svariati peletti pubici (del Bonaventura ovviamente), perplesso -dicevamo- per il fatto di aver trovato la cosa tutt&#8217;altro che spiacevole (sempre Bonaventura), mentre lui, dunque, forte dei suoi due caffé presi con lo Strindberg sotto l&#8217;albergo che faceva finta di nulla (lo Strindberg) ma ogni tanto si passava una mano sotto i baffetti ispidi (sempre lo Strindberg qui, fino a fine periodo) e aspirava voluttuosamente gonfiando il suo viso verde, ecco, mentre il Bonaventura forte dei suoi due caffé girava la testa ora a destra ora a sinistra a cercare il Koch, una voce amplificata avvertiva che si iniziava e si lanciava in una presentazione e ringraziamenti vari a tutti gli enti e tutti i politici che avevano sganciato i soldi anche quell&#8217;anno per la manifestazione che eccetera, tradizionalmente eccetera, la letturatura eccetera, eccetera.<br />
E qui avveniva questa esplosione centripeta, nel senso che mentre nella sala centrale cominciava la rappresentazione per la quale tutto il pubblico era accorso, nelle salette laterali si dava avvio a un incontro sommesso e sussurrato di scrittori ed editori, tutti preoccupati a scambiarsi diritti di autore come se fossero figurine panini, con tanto di serie a, b e c e anche di scudetti, e poi mani che si tendevano gente che guardava il soffitto, mentre da distante Bonaventura vedeva il corpicino del Koch, abbandonato solo su di una sedia maròn nel mezzo della sala, completamente fottuto dalla stanchezza, con gli occhi rossi dal sonno, con la testa che ciondolava e che di tanto in tanto crollava nel mezzo del petto, per poi risollevarsi, come un pallone aerostatico giunto alla sua cosiddetta fase diapason, nella quale si accascia e si rialza non avendo abbastanza gas nervino per slanciarsi in alto ma non così poco da rilassarsi a terra come un, boh, budello suino.<br />
Bonaventura si sedette a fianco del Koch che, quando si accorse dell&#8217;arrivo del compagno, disse a bassa voce domani mi ammazzano, nient&#8217;altro che questo , domani mi ammazzano.<br />
In quel momento la giornalista americana salì i suoi tre gradini e iniziò a leggere al microfono, muovendo la grossa bocca viola, e -per quanto Bonaventura si mettesse di impegno- non si sentiva niente, solo un continuo rumore di bocca.</p>
<p>(tratto da <a href="http://www.editricezona.it/lultimaavventura.htm">L&#8217;ultima avventura del signor Buonaventura</a>)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lamerotanti.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lamerotanti.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lamerotanti.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lamerotanti.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lamerotanti.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lamerotanti.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lamerotanti.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lamerotanti.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lamerotanti.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lamerotanti.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lamerotanti.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lamerotanti.wordpress.com/872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lamerotanti.wordpress.com/872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lamerotanti.wordpress.com/872/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lamerotanti.com&amp;blog=9362213&amp;post=872&amp;subd=lamerotanti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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