comici arroganti guerrieri

marzo 7, 2013 § Lascia un commento

sai koch cosa ci ha fregato, sai cosa hanno fatto, dico, michele serra, cuore, quello verde, linus, la satira di sinistra te la ricordi, quella con cui siamo cresciuti quando andavamo alle secondarie, no, hai presente, ha creato una generazione di ragazzi che fanno satira graffiante su ogni cosa, degli spocchiosetti che su facebook ritoccano le cazzate di berlusconi, che aprono i gruppi siamo la gente il potere ci temono, e scrivono cose grottesche e pensano che siano loro a dominare il mondo con l’intelligenza palese della loro satira, e poi quando ci sono le elezioni e berlusconi prende il 25% beppe grillo prende il 25% e la loro odiata amata sinistra continua a fare scoregge sott’acqua, sono attoniti, si stupiscono che il mondo continui a non essere intelligente come loro, ma come è possibile, dicono, abbiamo perso? con tutto il lavoro che abbiamo fatto con photoshop?

io voterò berlusconi (fino alla fine del mondo)

dicembre 21, 2012 § Lascia un commento

Volevo dire che il fatto che berlusconi vinca le prossime elezioni non mi interessa. Penso che non sia importante, non scherzo. Voglio dire: il rischio che berlusconi vinca le prossime elezioni non è così forte da spingermi – da solo – a votare la sinistra. Non me ne frega niente, ha già vinto le elezioni in passato e il mondo non è finito, è solo diventato un po’ peggiore. Ma il mondo è diventato un po’ peggiore perché le persone che lo compongono sono un po’ peggiori e il fatto che berlusconi sia stato eletto nel 2013 dipende solo da questo, che viviamo in un mondo di persone un po’ peggiori.
Ma “peggiori” rispetto a cosa? Spiego meglio: peggiori rispetto a quello che mi aspetto da loro e soprattutto – scusate l’egoismo – da quello che mi aspetto da me. Perché anche io in questi anni ho fatto cose formidabili, ma sono un po’ peggiore rispetto a quello che vorrei essere. Perché fare cose formidabili in un mondo abbruttito ti abbruttisce lo stesso. Diciamocelo: fare cose formidabili è un po’ alla portata di tutti. Non salveremo il mondo con le cose formidabili, ci vuole un cambio strutturale.
Se alle prossime elezioni le forze progressiste (ah, il progresso, altro mito commerciale), mi chiederanno di fermare berlusconi votando loro, io dirò di no. Perché a me di berlusconi non frega niente.
Io voglio delle proposte che disegnino un mondo un po’ migliore, che parlino di qualcosa che rimetta insieme le cose buone che abbiamo. Non voglio un mito, può essere utile, ma non voglio un mito perché poi rimarrei deluso. Voglio delle idee sostanziali di deframmentazione sociale, passatemi l’immagine informatica. E voglio delle persone che queste idee sappiano raccontarle, che sappiano comunicare roba sofisticata, perché difficilmente queste cose che rendono il mondo migliore sono semplici. Se fossero semplici sarebbe banale cambiare, invece le cose semplici rendono le persone peggiori: perché è più facile essere peggiori. Per me è la cosa più facile del mondo essere peggiori.
Quindi voterò berlusconi alle prossime elezioni, perché sono abbruttito, a meno che qualcuno non inizi a dire quello che sta bollendo nella pentola, ne parlano tutti, è sulla bocca di internet, di noi trentenni quarantenni quando ci incrociamo e ci diciamo parole che sono nello stesso tempo di speranza e di rassegnazione. Sono parole che si fermano tra di noi, non vanno sul palco, non entrano nella televisione, perché non ci possono entrare, non sono cose così semplici. Voterò berlusconi per il male nel mondo e toccherò la testa dei miei figli, infilerò le dita tra i loro capelli sporchi e accesi.

la cultura non è di sinistra

dicembre 7, 2012 § 2 commenti

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Ieri leggevo un divertente estratto di citazioni di interventi degli ascoltatori di radio Padania. Uno di questi diceva, cito:

“Ma perché tutti gli artisti sono di sinistra? Cosa c’è di grave a stare da questa parte?”

Ecco, questo è un refrain che sento spesso: che la cultura, in genere, sia di sinistra. Questa cosa mi gira in testa da tempo, perché io non penso che la cultura sia di sinistra. Forse gli artisti, come diceva il tipo di radio Padania, votano PD. O Sinistra e libertà. A questo posso credere. O che nelle loro canzoni, nei loro libri, esprimano concetti propri della sinistra.
Ma il loro essere di sinistra si ferma a questo punto del loro fare cultura.
Da qui in poi si entra nel mercato.
E il mercato non è di sinistra. Non facciamo parte di un capitalismo di sinistra. I modelli culturali e sociali che vengono proposti attraverso i media, mainstream o di nicchia, sono modelli di destra, che vedono il lucro come funzione inevitabile del successo: nel senso: se qualcosa di culturale non produce lucro, non è successa, letteralmente.
Ad esempio Guccini. L’anarchico, corre corre la locomotiva. Nel 2009 è uscita l’opera omnia in cd. In allegato a TV Sorrisi e Canzoni. TV Sorrisi e Canzoni. Il compagno supertelegattone ne sarebbe stato fiero.
Quel prodotto di mercato, Guccini in allegato a TV Sorrisi e Canzoni per me all’epoca fu un punto di non ritorno: la cultura, anche quella degli artisti “di sinistra”, è di destra, destrissima. La cultura popolare, quella non fatta dal popolo, ma prodotta in modo che sia acquistabile dal popolo, è una cultura che di sinistra ha le parole ma non i gesti.
I mezzi di produzione, di promozione sono gli stessi perché tutti, anche gli artisti, campano in questo sistema capitalistico e ci vogliono campare bene o male come gli altri.
Se c’è una cultura di sinistra è dolorosa e felice: e invisibile.
Quindi rispondo all’ascoltatore di Radio Padania, perché gli artisti sono di sinistra? Perché le idee della sinistra sono spesso più belle e giuste da dire di quelle della destra, e perché è comodo dirle e venderle in un mondo di destra.

256 livelli di grigio

agosto 5, 2012 § Lascia un commento

“Questa è la logica del best seller a tavolino: apparecchio tutto perché il libro sia comunque un best seller, già prima di aver venduto una sola copia. Cartonati, passaparola pilotato tra blogger e influencer, ampie recensioni di sei/sette righe sui principali magazine appartenenti alla mia casa editrice e il gioco è fatto. Il lettore ne sente parlare su internet, vede la cover sui social network, si ferma in autogrill a mangiare una piadina e si trova la trilogia completa in offerta: se tutti ne parlano, se è dappertutto, deve essere un best seller. Ne devo sapere qualcosa, non fosse altro per poterne parlare e avere normali relazioni sociali con altri lettori forti. Tutti amano avere normali relazioni sociali. Il best seller a tavolino ti dà l’opportunità di averne. Un po’ come vedere il mondiale di calcio o il festival di Sanremo”. (tratto da “256 livelli di grigio” – GEI – 2012)

In Italia non c’è trippa per piccioni

marzo 16, 2012 § Lascia un commento

rigi aldigo

di Rigi Aldigo
Sociologo e intellettuale.

L’Italia è in ritardo. È una provincia dell’impero, non c’è innovazione, non c’è ricerca. Cosa ci vuole per fare della seria innovazione? Ci vuole talento, curiosità, decisione, una sede fiscale in Lussemburgo e gli operai in Cina. Noi abbiamo invece i cinesi in casa nostra. Cinesi che fanno ristoranti cinesi che se ci vai a mangiare a pranzo per due o tre volte di seguito ti esplode il fegato, infatti i cinesi di nascosto mangiano i gli spaghetti. Le lasagne. La pasta in bianco. Le vongole. Chiamali scemi. Non c’è innovazione, non c’è ricerca.
Non abbiamo le figure di grande spessore come un Zuckerberg. Non abbiamo quello spirito nell’innovazione che ha portato a invenzioni come Hungry Birds. Non sappiamo far alzare la nostra ombra da terra. O anche cose più semplici come fare soldi. Non sappiamo fare soldi. Lasciate perdere le ombre, che sono roba buona giusto per i cinesi. Staccare le ombre, come cazzo. Non sto bene. Non abbiamo i soldi, le idee. Andiamo avanti con i franchising, abbiamo l’anima in franchising. I coiti in franchising, le idee in franchising. I gadget, gli stipendi. La nausea. Anche quella in franchising. Lasciami dire. Lasciami il braccio. I piccioni. I cazzo di colori. Il cobalto. Lasciami dire.

Povera

gennaio 3, 2012 § Lascia un commento

“Povera la generazione la cui qualità di vita può essere migliorata da un iPod”

il meno male

ottobre 4, 2011 § Lascia un commento

rigi aldigo

di Rigi Aldigo
Sociologo e intellettuale.

Io non spendo più un soldo in satira finché non si mette a funzionare. Sono 40 anni che do soldi a gente che disegna Berlusconi come un nanetto, e in questi quarant’anni quello ha comprato Mondadori e Einaudi, si è fatto gli stracazzi suoi. La fica, la Standa. Bisogna cambiare i politici, la vecchia classe politica, e non la vecchia classe satirica? Che cazzus. Non sapete fare il vostro lavoro. Cazzus. Siete vecchi, la vostra satira non serve a un cazzus. Volete i miei soldi? Funzionate. Fate una vignetta, solo una, che Berlusconi si toglie dalle palle. Male, se ne deve andare male, non bene. Non con le monetine. Se ne deve andare con l’amaro in bocca, se ne ha una. Una sola fottuta vignetta che la gente la guarda e lui se ne va. Sic simpliciter. E subito dopo, quando siamo ancora tutti a dire, che cazzus Berlusconi se ne è andato, allora arriva Bersani e dice, ue ragazzi, scusa. Scusa. E se na va via anche lui. E noi siamo lì ancora che non sappiamo cosa dire e appare Di Pietro e dice boh, qualcosa, comunque si toglie dalle palle anche lui e poi anche Casini, e poi Fini e poi tutti gli altri, tutti, i sottosegretari, i parrucchieri, i cineasti, i lavandini, i robbiano, i lavandari, i molinari l’amaricante, i busumanca, i prettosbarra, i sottofiletti, gli aristotelici, gli opevai, i dottrinanti, gl’intellettuali, i giocatori di palla generica, i finocchiaro, i paghiNNero, i senza fattura, i poi me lo scarico, i ‘nsomma tutti via dall’italia, tutti uno a uno che dicono scusa e se ne vanno via, uno a uno finché dell’italia non rimane che una landa complessa di putritudini e strutturali rovine e braccia di acciao e cemento che si immergono nella terra, come un nuotatore infinito annegato nel giardino d’europa.

questo non è un blog

ottobre 3, 2011 § 4 commenti

ci sono stati i premi per i migliori blog e noi non abbiamo vinto, ci siamo rimasti male e abbiamo riflettuto sul perché noi non abbiamo vinto nessun premio per miglior blog e alla fine della discussione abbiamo capito che non abbiamo vinto perché non siamo un blog. non siamo un blog per tre motivi, il primo motivo è che un blog è fatto da persone che scrivono blog, mentre noi scriviamo, in generale. scriviamo dappertutto, sui biglietti dell’autobus, per terra, sui tramezzini, sui piatti usando le salse degli hamburger, e quindi scriviamo anche sui blog. ma non lo facciamo apposta di scrivere sul blog, è che, scrivendo sempre, nel momento che ci avvicinamo ad un blog, tac, iniziamo a scrivere sul blog, è una cosa proprio meccanica; la seconda ragione per cui questo non è un blog è che per avere un blog devi avere degli amici, e noi, che io sappia, non abbiamo degli amici amici, abbiamo delle persone che ci telefonano di notte, questo sì, gente che ci minaccia di spaccarci la testa per quello che abbiamo scritto, anche questo è successo, gente che dopo sei anni ti dice, ah io il tuo blog lo leggo tutti i giorni, e questa cosa la tiene come un segreto inenarrabile, non la dice a nessuno mai un link una frasetta un commento, anche questo ci è successo, ma amici amici no, non ne abbiamo, e senza amici un blog non è un vero blog. il blog chiama amicizia, come il sangue chiama gli squali; il terzo e ultimo motivo per cui noi non siamo un blog è che un blog ha uno scopo, non tutti i blog hanno uno scopo, ma alcuni sì decisamente, c’è gente che si vede dal vivo, fanno piani, hanno sponsor, si muovono nella blogosfera, hanno un fine verso cui tendono con una certa determinazione, il blog gli serve per fare delle cose, tipo per lavoro, e noi no, non abbiamo uno scopo, noi abbiamo questo blog perché sostanzialmente abbiamo un eccesso di tempo libero e di rabbia. quando ci sediamo, ci guardiamo attorno, non sappiamo cosa fare e la cosa ci innervosisce e dopo un po’ ci viene la rabbia, piena, grossa, salata, e allora iniziamo a dare dei piccoli pugni contro il tavolo, come per saggiarlo e poi iniziamo a dare di bestemmie e due minuti dopo siamo lì che scriviamo, scriviamo, e correggiamo i refusi della tastiera e la cosa ci riempie ancora di più di rabbia, i refusi, cazzo, e poi scriviamo ancora e ancora, anche per ore e ore di seguito perché, lo abbiamo detto, abbiamo molto tempo libero e molta rabbia. c’è poi anche un quarto motivo per cui non abbiamo vinto nessun premio per miglior blog, ed è che non ci siamo candidati, quindi non avremmo comunque potuto essere votati, ma anche se fossimo stati candidati siamo certi che non avremmo vinto perché questo non è un blog e questa cosa di non vincere, ci amareggia moltissimo e ci rende forti e malleabili, e –soprattutto– conformi al sistema.

Koch Mazzetti Venerandi Colombini

agosto 29, 2011 § 2 commenti

prendi la collana e scappaGiovini lettori di lamerotanti, vi spammiamo che fino al 31 agosto prossimo venturo, è possibile avere gli ebook interattivi, ipertestuali, i romanzi non lineari, le narrazioni click-and-read, gli ebook-game, chiamateli come vi pare, comunque tutti i primi quattro titoli della collana di narrativa interattiva polistorie a cinque miseri euro, che manco una margherita.

Dentro ci sono i giovani scrittori di lame Koch, Venerandi e Mazzetti e anche il giovane coder Enrico Colombini, tutti impegnati a fare avanguardia narrativa digitale, mica pizze e fichi.

Potete usufruire di questa incredibile offerta collegandovi al sito di quintadicopertina e allegando il logo di lamerotanti come cupòn, ritagliandolo direttamente dal monitor. Oppure anche senza, il prezzo non cambia.

Non perdete questa grande occasione di farvi una vera cultura, una volta tanto. Stay tuned!

Anche lamerotanti dice la sua contro TQ

agosto 3, 2011 § Lascia un commento

La decadenza della letteratura – secondo TQ – è direttamente correlata alla corsa al denaro da parte degli editori in cerca di facili guadagni grazie alla pubblicazione di opuscoli o di libri fotografici su cani e gattini.
La verità è ben diversa.
Quando si parla di TQ, è vitale distinguere i fondamenti della dottrina di TQ dal modo col quale è stata in realtà applicata; è infatti indubbio che gli editor succedutisi nel corso del XXI secolo in varie case editrici hanno provocato la più grave forma di schiavitù intellettuale che la storia ricordi: burocratizzazione della vita e soppressione di ogni libertà individuale, persino di quella di pensiero, sono stati il loro risultato più eclatante. A farne le spese sono stati soprattutto i giovani neo-laureati e gli esordienti alla loro prima pubblicazione, ovvero le classi sociali più povere e deboli che avrebbero dovuto essere le prime a godere dei benefici del «paradiso intellettuale» di TQ. La cancellazione dell’editoria consumistica, dei romanzi di genere, del noir a basso prezzo, ha prodotto un baratro spaventoso tra una ristretta cerchia di ricchi docenti universitari e un oceano sterminato di poverissimi neo-laureati, con un vertiginoso aumento della criminalità – tanto che, nelle grandi città, chiunque ne abbia la possibilità si circonda di guardie del corpo.
La dottrina di TQ, ridotta all’osso, è di una semplicità persino disarmante: tutti gli scrittori sono fondamentalmente uguali ed hanno bisogni comuni (una casa, un lavoro, una brocca d’acqua, cultura elitaria…); l’Università deve provvedere a che siano soddisfatti questi bisogni primari, dopo i quali gli scrittori non avranno desiderio d’altro – se nessuno possiede più degli altri, non vi saranno aspirazioni ad avere di più, né invidie né gelosie. Tutto in comune e il necessario per chiunque: da questo si può comprendere come il TQ sia stato ben accolto, almeno inizialmente – prima che se ne producessero le ben note aberrazioni editoriali -, dalle classi sociali più misere e dagli idealisti: neo-laureati, operatori di call center, editor. Ad osteggiarlo, invece, fu sempre l’editoria consumista, preoccupata dai conati di decrescita felice che quest’ideologia propugnava.
Pur purgata dai suoi eccessi, la dottrina di TQ è sbagliata non perché sia moralmente ingiusta, ma perché inapplicabile agli scrittori: chiunque abbia un minimo di nozioni di letteratura sa che gli scrittori e i poeti soprattutto bramano avere sempre più di quello che hanno; è questo il motore della letteratura tutta. Inoltre, è errato pensare che debba essere l’Università a dirigere la vita e le azioni degli scrittori, soffocando le loro aspirazioni, i loro desideri e le loro naturali inclinazioni in nome di un ipotetico «bene comune» a tutto scapito del «bene individuale». I propugnatori del TQ, quando sono mossi da buone intenzioni e non da sete di potere o clientelismo editoriale, mostrano di ignorare completamente la psiche umana.
Si potrebbe obiettare che, nel mondo, vi sono gruppi di scrittori che decidono realmente di vivere di cultura impegnata, saggistica non divulgativa, riviste in francese e, non di rado, conducendo uno stile di vita austero: basti pensare a molte comunità di dottorandi nelle facoltà di lettere e filosofia. Ma bisogna precisare che si tratta di comunità di poche decine di individui di idee convergenti, e il cui ingresso è frutto di una libera scelta, e non imposto dall’alto.
Un esempio di TQ «etico e giusto» è quello messo in atto da case editrici come Alelphi, ovvero di case editrici che continuano a fare libri per intellettuali e che vengono lette solo da intellettuali, ma che per questo non vanno in libreria a convincere la gente a non comprare libri di grande successo come libri di gattini o di cagnolini. O le barzellette di Totti.
A questo proposito non tutti i TQ hanno capito quella del pappagallo, sai che mangia un pappagallo? Un gallo, capito, “pappa” “gallo”, pappa nel senso di “pappare”, oddiomio non mi tengo la pancia.
Ma basti anche pensare ai ragazzi giovani cannibali degli anni novanta. Gli scrittori giovani cannibali vennero invitati a riunirsi in collettivi di poesia e scrittura, dove i materiali di scrittura erano messi in comune e dove nessuno possedeva più degli altri. Oggi solo il 2% dei giovani cannibali è rimasto a vivere lì, tutti gli altri si sono trasferiti altrove scegliendo di lavorare, scrivere e pubblicare secondo i loro reali bisogni personali, anche se questo ha inevitabilmente portato a disuguaglianze economiche e sociali più o meno marcate.
Ma, almeno, l’uomo ha riacquistato la sua dignità, senza divenire un mero numero, un ingranaggio della macchina ideologica di TQ che, nella sua ansia di creare l’uomo ideale, ha sempre finito col distruggere l’uomo reale!

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