procede il dialogo tra Houellebecq e il grande autore italiano
maggio 17, 2011 § Lascia un commento
Michel Houellebecq: Non c’è motivo di agitarsi.
Antonio Koch: Non serve un motivo per agitarsi.
MH: Anche questo è vero.
AK: Stasera mentre lavoravo mi sono venute in mente delle cose che volevo chiederti, ma ora me le sono dimenticate.
MH: Prendi una sigaretta. Fumando tornano alla mente un sacco di cose.
AK: Ho smesso di fumare.
MH: Meglio così. E comunque sono io che faccio le domande, qui.
AK: Pensavo… devi essere un uomo molto impegnato.
MH: Non tanto, no, non molto. Non tanto come potrebbe sembrare. Non ho molti impegni. Cerco di non avere molti impegni. Se ne ho, cerco di non andarci. Come hai fatto a smettere di fumare?
AK: Con la forza.
[si sente un gridolino e un tonfo provenire dal soppalco]
MH: (guarda verso il soppalco gridando cose in cinese)
AK: Dille che può scendere se vuole.
MH: Non si fida, teme che le facciamo cose orribili.
AK: Ma cosa fa lassù?
MH: Non saprei. Probabilmente aspetta che ci addormentiamo per tagliarci la gola.
AK: Bhè, dovrà scendere prima o poi.
MH: Dubito che lo farà di sua iniziativa.
AK: Ad ogni modo, dicevo… avrai comunque degli impegni a Parigi, cose da fare, persone con cui parlare, rate di oggetti da pagare…
MH: Non vivo più a Parigi da anni.
AK: E dove vivi?
MH: Il discorso è complesso.
AK: (lo guarda, in attesa. Dal soppalco giunge una strana litania cinese, come una ninna nanna)
MH: Mi sa che aspetta che ci addormentiamo per farci degli incantesimi.
AK: Non ho intenzione di addormentarmi con quella nascosta lassù.
MH: Non preoccuparti, sono abbastanza sicuro che sia innocua. Spero solo che sia maggiorenne.
AK: Ma Dio.
MH: Dio no, Dio non è stato invitato.
prosegue il dialogo tra Koch e il grande autore francese
maggio 11, 2011 § Lascia un commento
Michel Houellebecq: Bentornato.
Antonio Koch: Ma che caz… non si respira qua dentro.
MH: Sono rimasto in casa tutta la sera.
AK: Sì ma non si respira cazzo, apri le finestre no?
MH: Quelle non sono finestre, sono abbaìni. Ero uscito, ma poi mi sono rotto le palle, questa città è medievale, le città medievali mi rompono le palle. Sono chiuse, mi chiudono la testa. E poi non c’è un cazzo di verde, o meglio: è tutto dentro. Guarda in rete, vai sul satellite: vedi la città dall’alto, c’è tutto il verde privato, dentro le ville, dentro i palazzi, dietro ai cancelli. E allora mi sono rotto le palle, sono tornato a casa a fumare molte sigarette.
AK: Sì ma Cristo, apri le finestre no? non si respira qua dentro.
MH: Sei molto nervoso e mi rompi le palle. Ho visto quei cinesi qua sotto, qui vicino…
[Si sente un tonfo provenire dal soppalco]
AK: Cos’era quel rumore?
MH: Non ho sentito nessun rumore.
AK: C’è qualcuno?
MH: Non c’è nessuno, sei molto nervoso e rompi le palle. Siediti un attimo, finiamo quella storia della fiction.
AK: Secondo me c’è qualcuno nel soppalco.
MH: Non c’è nessuno ti dico, sono rimasto in casa tutta la sera, da solo, a fumare sigarette. Siediti, per favore, che mi rompi le palle così in piedi.
AK: Il computer ad esempio, hai usato il computer.
MH: Macché computer, non uso i computer di terzi. Specie se non conosco la password. Siediti, per favore, non rompermi le palle. Finiamo quella cosa della fiction così poi posso andare a dormire: sono molto stanco.
AK: Un tempo praticavo il tai chi.
MH: L’arte cinese è molto vasta. Quei cinesi qua sotto, per esempio…
AK: Il ristorante?
MH: No, i parrucchieri.
AK: Non so, non li conosco.
MH: Ho visto certe fiche lì dentro, passando, che mi chiedevo se… mi sembra che facciano molti servizi lì dentro oltre tagliare i capelli.
[Si sente un tonfo e un gridolino provenire dal soppalco]
AK: (guarda Houellebecq con grande astio)
MH: Ok, lo ammetto, ho usato il tuo computer.
Grande scoop: Houellebecq intervista Koch sul perché non pubblicizza abbastanza l’ebook “Verrà Harry Potter e avrà i tuoi occhi” edito da Quintadicopertina
maggio 6, 2011 § 2 commenti
Michel Houellebecq: Quello cos’è, vino?
Antonio Koch: Vernaccia dall’Alto Adige.
MH: Sembra buono.
AK: Non tanto: è dolce: non sapevo che fosse dolce.
MH: Posso assaggiare?
AK: Prego.
MH: (assaggia il vino, fa una strana smorfia, lo versa sul tappeto)
AK: Ma, il tappeto…
MH: Fa cagare.
AK: E’ un tappeto originale tunisino, puro dromedario, ci butti la cicca non si brucia, ci passi il coltello non si taglia.
MH: Mi riferivo al vino: fa cagare: sa di merda.
AK: Conosci il sapore della merda?
MH: Conosco molte cose.
AK: Il tappeto comunque, non è immune al vino.
MH: Le cose, bisogna macchiarle. Parlo degli oggetti. Gli oggetti, è necessario macchiarli e non gettarli via. Tenerli così, macchiati. Dopo che li si è macchiati, bisognerebbe anche romperli e tenerli così, rotti. Posizionarli al centro delle stanze.
AK: Va bene.
MH: Dimmi un po’ questa cosa della fiction.
AK: Niente, c’è questo tipo Venerandi, che mi ha stampato un libro… cioè, non ha stampato un cazzo, è tutto elettronico. Si chiama e-ink, inchiostro elettronico, si legge da Dio persino sotto il sole. Per leggerlo è necessario possedere un dispositivo chiamato ereader, ce n’è di diverse marche e modelli. Queste cose…
MH: Guarda: il dromedario assorbe il vino.
AK: La macchia si allarga.
MH: Pensavo fosse cammello.
AK: No no, è dromedario.
MH: Le macchie, è giusto consentirne l’allargamento. Farle spandere sui tessuti, tende comprese.
AK: I muri invece, penso sia meglio mantenerli sgombri e lindi.
MH: Anche se… sì sì. Ma, certo, in casa mia non ci sono tende. Le finestre mi piacciono nude, guardare fuori la vegetazione. Qui c’è poca vegetazione, abiti in un posto di merda. Non si può fare buona fiction in un posto di merda. Che ore sono?
AK: E’ tardi, bisogna che tra un po’ vado a lavorare.
MH: Ma non avete autobus qui?
AK: Stanno morendo.
MH: Bene.
AK: L’intervista poi, possiamo continuarla la prossima volta.
MH: Sicuramente, anche se fare interviste in un posto di merda, non sono abituato a intervistare la gente in posti di merda.
gasp disse il robot
febbraio 25, 2011 § Lascia un commento
A rileggere certe pagine del Benni dei tempi d’oro viene subito voglia di mettersi al computer e scrivere. Stronzate.
L’esibizione del privato
febbraio 15, 2011 § Lascia un commento
Un tempo, tipo quando avevo trent’anni, pensavo di voler scrivere libri. Sognavo di scrivere libri per einaudi, per mondadori, essere conosciuto, essere letto. Mi ero anche imposto un fine, se non riesco a pubblicare un romanzo per un grande editore entro i quarant’anni, smetto.
Ora ho quarant’anni e non ho mai pubblicato per un grande editore. Oggi non penso che smetterò mai davvero di scrivere e contemporaneamente non ho nessuna voglia di essere pubblicato per un grande editore. Non dico che non voglio essere pubblicato, ma che non ne ho voglia.
Non vedo vantaggi davvero importanti, se non quelli economici, nell’ essere letto da un numero spropositato di persone.
Anzi, quando mi è successo di conoscere persone che sapevano di me perché avevo scritto delle cose, ho provato un grosso imbarazzo. Per me e per loro.
Eppure, dicevo, non smetto di scrivere. Posso rinunciare per un po’ di tempo, ma poi devo mettermi giù e scrivere. Non dico un post, o un messaggio, devo scrivere cose lunghe, grossi blocchi di testo, dighe non idrauliche e non abitative in cui fare stare le lettere dell’alfabeto, come spaccature nel vetro nero del monitor. Devo scrivere come uno che fuma deve fumare, lo devo fare per stare meglio.
E già mentre scrivo penso che devo fare leggere quello che sto scrivendo: scrivo pensando che quello che sto scrivendo verrà letto da qualcuno. È una diga contro l’esterno, ma è una diga in esibizione.
Scrivere è una performance, è una maledizione in un certo senso. Puoi vivere la scrittura solo se viene letta, ma l’azione di altri di leggere un tuo testo è una intromissione violenta, assolutamente al di là dell’aspettativa. Se scrivere è una esibizione del privato, essere letti è una violazione alla privacy.
Così scrivo, con la consapevolezza che quello che scrivo dovrà essere letto, in un modo o nell’altro, e nello stesso tempo cerco di fare in modo che questa fatalità non arrivi in maniera troppo volgare e dolorosa.
il coccodrillo
maggio 19, 2010 § Lascia un commento

Ieri è morto Sanguineti e mi hanno chiesto di fare il coccodrillo di Sanguineti per un sito, io ero seduto che mi guardavo le mani pensavo, come deve essere fatto il coccodrillo di Sanguineti, e mi sono detto avrà delle squame, tutti i coccodrilli hanno le squame, o qualcosa che sembrano squame, praticando un taglio longitudinale nell’addome fino all’ultraosso si potranno estrarre dal corpo del coccodrillo delle penne di rapace che se opportunamente trattate potranno servire per offendere. Le penne di rapace feriscono le mani di chi colpisce e di chi subisce il colpo.
Il corpo del coccodrillo sarà nel mezzo di una palude prosciugata, con la terra seccata dal sole e spaccata a creare fessure nere come un reticolo. Scavando nel terreno si potranno trovare altre ossa.
Ieri mattina stavo cercando di parlare con qualcuno, con Sanguineti, cercavo in rete il suo numero di telefono, volevo parlargli. Erano settimane che lo dicevo, cercavo il numero, sapevo dove abitava.
Il coccodrillo di Sanguineti sarebbe aperto, con già i segni per dissezionarlo. Chiuse con un filo le ghiandole lacrimali, dalla nascita. Il coccodrillo respirerebbe comunque, con o senza acqua, perché non crederebbe alla morte o alla vita.
Avrebbe, questo coccodrillo, centinaia di squame pericolose e fragili, che sono nate in quarant’anni di sfregaure del coccodrillo contro le cose, i sassi, o i rovi della palude.
In ultimo, il coccodrillo non farebbe nessun rumore, nessun suono aspro che non sia quello che si può immaginare guardandolo muoversi in un televisore senza volume.
il mio nemico
aprile 28, 2010 § 1 commento

il mio nemico vuole che penso veloce, il mio nemico vuole che penso poco, il mio nemico vuole che non mi ricordo, il mio nemico vuole che lo amo, il mio nemico vuole che penso semplice, il mio nemico vuole che non penso complesso, il mio nemico vuole che credo di pensare complesso quando penso semplice, il mio nemico vuole che io abbia bisogno, il mio nemico vuole che questo c’è sempre stato, il mio nemico oggi mi regala un gelato, il mio nemico vuole che mi diverta, il mio nemico vive diversamente, il mio nemico oggi è anche mio amico, il mio nemico vuole essere votato, il mio nemico vuole che questo sia normale, il mio nemico mi ha aperto il costato, il mio nemico dice tutto questo a partire da 399* euro mensili, il mio nemico dice occhio all’asterisco, il mio nemico sta cambiando il mondo, il mio nemico dice di non fare resistenza, il mio nemico lo odio davvero, stando seduto inerte a braccia conserte.
altri consigli gratuiti alla sinistra
aprile 1, 2010 § 2 commenti

vorrei fare una considerazione sulla sinistra, lo so che ne ho già fatte tante e che non dico niente di nuovo, ma io credo che la sinistra non possa vincere. niente di personale, anche se trovasse una sacco di alleanze non vincerebbe la sinistra, perché ed è questa la cosa che forse a sinistra non lo capiscono, la sinistra non c’è. ci sono delle persone che magari sono anche di sinistra e sono bravissime persone che lavorano per essere votate e che vanno in giro a parlare con la gente per essere eletti, ma mancano gli altri, cioé la grande massa di persone che pensa forte forte cose di sinistra. quelli che dovrebbero votare sinistra. questa grande massa di persone che dovrebbe votare sinistra non vota sinistra, perché non c’è.
se un certo numero di persone che sono di sinistra vogliono essere votate dagli elettori di sinistra la prima cosa che dovrebbero fare è creare gli elettori di sinistra perché al momento mancano. non è che la gente è stupida eh, solo che gli elettori di sinistra non ci sono perché non sono stati abituati a essere elettori di sinistra. anzi; sono stati abituati ad essere elettori di centro destra. e la sinistra cosa ha fatto, ha fatto che invece che dire, ma no ragazzi, state sbagliando, venite a sinistra che c’è tutto un magico mondo, cioè invece di invadere con i valori belli della sinistra il mondo, si è alleata con alcune persone di centro. ha pensato la sinistra ‘se la gente va verso il centro destra noi ci alleiamo con il centro altrimenti non vinciamo’.
questo ha prodotto due risultati: gli elettori di sinistra, i pochi elettori di sinistra, hanno iniziato ad essere costretti a votare gente di centro che non avrebbe mai votato e quindi ha iniziato a mettere in dubbio il fatto che essere di sinistra era bello. anzi, si è resa conto che a sinistra era entrata della gente che era orrenda. che non era bella per niente, che votarla ci voleva una faccia. il secondo risultato è che non si sono creati nuovi elettori di sinistra, quelli che votavano centro mica erano di sinistra e quindi anche se vinceva la sinistra non poteva fare le cose belle della sinistra, poteva solo fare delle cose meno belle di centro.
con questo bel discorso, che ho scritto semplice semplice, cosa voglio dire? voglio dire che questi che sono a sinistra e che vogliono essere eletti devono mettersi lì seduti e cercare di capire se a sinistra ci sono delle cose belle. cose che possono creare elettori di sinistra. se non ci sono, beh ragazzi, tanti saluti ognuno a casa sua. ma se a sinistra ci sono delle cose belle, allora chi vuole essere eletto a sinistra deve iniziare un lavoro di marketing, capito, di brand. deve mettersi lì e fare il brand sinistra e iniziare a fare in modo che la gente inizi ad avere voglia di sinistra. che la gente dica, oh cavolo ma la sinistra è una figata, funziona un sacco. non ci avevo mai pensato. deve iniziare a popolare il database di elettori di sinistra. per fare questo può anche utilizzare noi intellettuali, blogger, gente che ha idee, e per convincere noi intellettuali che già di sinistra lo siamo un pochino deve fare delle cose maestose con la sinistra. deve sbalordirci.
tipo, se io alla mattina mi svegliassi e apro la finestra e non c’è il rombo delle auto e esco e ho un mezzo pubblico che mi siedo e leggo e intanto arrivo in ufficio, faccio per dire eh è solo un esempio, e per strada vedo gente che va in bici sulla ciclabile e mezzi pubblici e vedo tutti cassonetti della differenziata e vedo i miei figli che vanno a scuola e sono scuole con un sacco di attività e un sacco di maestri e piene di immigrati che imparano la mia lingua e poi il mio autobus passa nel mezzo della città e gira attorno alla moschea piena di gente in mezzo alla gente della mia città, io alzo gli occhi dal libro e mi sto facendo un film adesso nella testa è chiaro, è un esempio così per dire comunque una città sociale in cui si spendono soldi per creare elementi sociali, io penso che questa cosa di sinistra, perché questa città tipo legoland che mi sono fatto nella testa è di sinistra, ha vinto sul supertelegattone, sul governo del fare, sui dipendenti inps che mi trattano come una merda, su colpo grosso, sull’iPad, sugli uffici orrendi in posti orrendi e su tutta una serie di cose che mi rovinano il fatto di essere qua, in piedi, ancora oggi, non si sa bene perché.
quindi niente, il mio consiglio di oggi alla gente che vuole essere votata a sinistra è quella di creare gli elettori di sinistra, di creare delle grosse aspettative per un tipo di vita che sia diverso, ma proprio diverso da questo che è già buono, anzi è ottimo per un sacco di persone, ma si basa su dei fondamenti di centro destra. dei fondamenti che a una persona di sinistra dovrebbero fare anche un po’ schifo, eh.
wimble.doc .epub
gennaio 22, 2010 § Lascia un commento
I ragazzoni di MRT hanno riunito i materiali della grande sfida autunnale/invernale di wimble.doc in un ebook scaricabile da questa pagina. Si tratta di racconti affilati come lame, immagini, foto, parole, tutto dalla schiuma della narrativa giovane fichetta e sì, ci sono anche alcuni racconti scritti da noi, giovani scrittori conformi al sistema.
Scaricatelo sul vostro ebook reader, stampatelo, leggetelo on line, fate come potete, il prima possibile, fatevi nostri, con quel tipico amore di cui siete capaci. Stay tuned!

