Poco mossi gli altri mari
dicembre 10th, 2011 § Lascia un commento
Apple Os Lion: share your pain
giugno 8th, 2011 § Lascia un commento
Cupertino: apple presenta il suo prossimo sistema operativo, si chiama Lion e fa un altro grosso passo in avanti nel creare un complesso informatico utilizzabile anche da chi vuole fare del male a se stesso e a chi ha intorno. “Abbiamo deciso –ha detto Jobs che btw è ancora vivo– di indirizzarci verso chi non solo non sa usare un computer, ma cerca anche di rovinare la vita e l’esperienza di computing di chi lo circonda”. Non il nerd linuxxaro quindi, e neppure l’utonto iPad/iPhone, ma piuttosto l’uomo normale, il consumatore affamato e pericoloso. “Ci siamo chiesti: perché non raggiungere l’uomo violento, quello che sa creare dolore intorno a sé, offrendogli un sistema operativo a meno di trenta dollari?” ha aggiunto Jobs. Le caratteristiche tecniche di Lion, a detta dello stesso Jobs, da questo punto di vista sono irrilevanti. “Quello che ci interessa –ha chiosato– è amalgamare la sofferenza. Share your pain“.
Il nuovo Os apple sarà disponibile da luglio 2011 solo in edizione digitale.
le cose che so di federica
novembre 26th, 2010 § Lascia un commento
federica ama il sensoprene, ma non sa che sensoprene è un marchio registrato. federica ha problemi a vedere le cose vicine ma non quelle distanti: altri avevano lo stesso problema stando all’inferno. federica ama essere fotografata. federica ha il montante alto. durante un lungo giro in bus da genova a pietroburgo, federica tenne un cleenex altezza vaggina per tamponare una sfortunata ed inopportuna mestruazione anticipata: la cosa andò avanti per ore con sbigottimento maschile misto ad un pizzico di invidia. federica sa solo vagamente cosa sia un blogger. senza averne la consapevolezza, federica ha fatto sesso orale con almeno due blogger, nella sua vita. i due blogger ne hanno scritto sul loro blog. uno dei due è morto. federica non si chiama davvero federica. federica non è felice come si direbbe dalla foto. federica non crede nella morte, cioé, non ci pensa proprio. federica non ha mai collegato il sensoprene al papa e al clero in generale, né ha mai pensato di finire all’inferno per colpa del sensoprene. federica in genere sbocca. federica ha una figlia che si chiama anche lei federica, figlia d’arte. federica non ha un profilo su friendfeed perché, cito, “non ho tempo per quelle stronzate”. federica aveva una migliore amica. federica di notte dorme, anche quando fa freddo. federica adesso è ferma. hai toccato federica e non si è mossa, è sempre immobile.
i videogiochi sono usciti dal mio corpo
giugno 21st, 2010 § 1 commento

la cosa è questa io sono di fronte a questo carcere, siamo su un fottuto pianeta esterno e io devo liberare questo bambino idiota chiuso nel carcere e abbiamo anche una gran bomba che ci permetterà di sfondare le porte del carcere, abbiamo delle armi, abbiamo dei jet-pack, abbiamo dei nemici, cecchini, spezzatori, vermi alati, abbiamo tutto quello che ci serve e ogni volta ci ammazzano, il cuore rosso diventa nero, rendiamo l’anima al signore e simone dice ci proviamo di nuovo e io dico occhei e ci riproviamo e mi rendo conto, nella prima volta nella mia vita, che i videogiochi non mi piacciono più.
io capisco che per liberare il bambino nella prigione devo lavorarci ore, devo riuscire ad ammazzare i cecchini e i vermi volanti, senza scendere nella valle dove c’è la prigione, ma restando in alto e poi scendere e fare piazza pulita e solo alla fine, dannazione solo alla fine, scendere con la bomba che fa esplodere le porte del carcere, perché se prendo subito la dannata bomba il jet-pack non riesce a sollevarmi, sono troppo pesante, io questa cosa l’ho capita quasi subito e mi sono anche reso conto che con qualche ora sarei abbastanza skilled da fare questo piano e passare al punto dopo e –dicevo– per la prima volta nella mia vita mi sento che non ne ho voglia, dirò di più, non ne ho la benché minima intenzione, che stare due ore al computer a fare lavoro muscolare, puro lavoro muscolare, alla fine mi renderà solo svuotato, intontito, instupidito; che se passassi la sera, dico tre ore a diventare skilled e poi passare il dannato livello e fare esplodere le porte del carcere io sarei felice, per qualche attimo, perché avrei passato il punto, avrei finito un capitolo della mia vita.
ma quel percorso, quelle tre ore passate a diventare skilled, sarebbero tre ore terribili, sarebbero l’anticamera dell’inferno, perché io sarei lì con il mio corpo a fare puro lavoro muscolare, ma dentro di me mi chiederei, cosa cazzo sto facendo, perché sono qua a fare questa cosa, perché sto usando questo prodotto per l’intrattenimento: da cosa mi deve intrattenere: per non pensare a cosa: per non pensare alla morte.
e mi vedo automaticamente, non posso non farlo, mi vedo automaticamente nella sala della mia casa a sant’olcese, davanti allo schermo fosfori ambra dell’apple ][ che faccio la parte finale di pitfall II, che voleva dire salire scale e non farsi uccidere da uccelli volanti, per infiniti piani, e io salivo con il cuore in gola, per ore e ore e oggi penso dio mio ma cosa cazzo ci stavo a fare lì seduto a muovere harry pitfall per ore e giorni su per quelle scale in salita, solo scale e uccelli, e il mio movimento muscolare che pensava che dovevo salire ancora un piano, ancora solo uno e poi sarebbe finito tutto e poi invece scrollava e c’era ancora un piano e così per sempre.
e dico a simone facciamo basta e lui dice no, ancora e io dico magari cambiamo gioco e lui dice va bene e ne metto un altro ed è ancora peggio, ora sono una palla di grasso che salta in una serie di sotterranei con cavità piene di lava infuocata e io mi butto indietro e vedo la palla di grasso che cade nel foro e muore, chiude gli occhi e tutto lo schermo diventa rosso sangue.
e capisco che niente, è finita, i videogiochi sono usciti dal mio corpo, hanno cambiato la loro forma o il mio corpo si è modificato, come succede a certo organismi, i miei muscoli si sono rigenerati in maniera inversa, si sono contratti e rilasciati, sono diventati avvelenati e ora ogni cosa che arrivi da fuori cambia forma e gusto, c’era questa vecchia a cui facevo assistenza anni fa, e mi diceva di prepararle dei piatti e io li cucinavo e lei li mangiava, in questa cucina di nervi e lei assaggiava il piatto e poi batteva il pugno sul tavolo e poi si picchiava la fronte e diceva, aveva la voce triste, rassegnata, diceva che gli era cambiata la bocca, che i piatti che le piacevano prima, adesso sentiva il gusto cambiato e non riusciva a mangiarli, non le dicevano niente, prima pensavo che fosse colpa mia, poi ho visto che anche quando venivano altri a cucinarli la scena era la stessa, gli era cambiata la bocca.
la prigione è rosso fuoco, come l’aria, e penso alle cose che posso fare e sento un senso di libertà e di pesantezza, guardo simone e sento una forza che mi schiaccia contro la terra, i suoi fori, la lava infernale e simone alza la voce e chiede se può giocare lui, adesso.
quintadicopertina, un nuovo modo di leggere digitale
maggio 5th, 2010 § Lascia un commento
antonio koch, editoria digitale, fabrizio venerandi, enrico colombini, locuste, david crane ucciso, harry potter e i suoi occhi, cose, viaggi, mauro mazzetti, iLiad, iPhone, Cybook, iPad, amore infinito, letteratura componibile, interactive fiction, librogame, sperimentazione letteraria, barcamp, jukebooks: questo e molto altro ancora nella nuova fiammante casa editrice digitale quintadicopertina. cliccate con forza.
ravenna 1/1
febbraio 14th, 2010 § Lascia un commento
Sono a ravenna, quando siamo in giro fuori da casa nostra ci rendiamo conto delle cose piacevoli che si possono fare, tipo sedersi e leggere un libro, andare a fare un giro, rilassarsi o al contrario studiare, imparare cose. Poi torniamo a casa e queste cose piacevoli smettiamo di farle e lo dico a cecilia e lei mi dice « Leggi il seguito di questo articolo »
mio figlio ha la spada
febbraio 1st, 2010 § Lascia un commento

mio figlio ha la spada di zorro, la mascherina di zorro e un cappello di zorro. mio figlio ha cinque anni, quando ha la mascherina di zorro sembra me o chiunque altro negli anni settanta si fosse vestito da zorro. alcune cose evidentemente non muoiono mai. è oldissimo quando è vestito da zorro.
la tecnologia non sempre è piacevole, è un periodo che uso finestre di terminale, grosse e nere che coprano tutto quello che fa colore. le finestre di terminale sono una parte della mia infanzia, uno schermo nero con il cursore e il prompt dell’apple ][. ho passato anni davanti a quella finestra e poi l’ho maledetta, ho abbracciato il mouse, le finestre, il macintosh lc. « Leggi il seguito di questo articolo »
leggete con altri occhi
gennaio 11th, 2010 § Lascia un commento
Se siete stanchi di leggere cose senza senso sullo schermo, c’è qualcosa che sta cambiando nel mondo editoriale. Non si tratta di volerlo o non volerlo, ma di capire dove essere quando arriverà. Scommetteteci.
Scommettere ora sull’editoria digitale: pazzìa e desiderio
upgrade
gennaio 11th, 2010 § Lascia un commento
cammino con il cane sotto il temporale, per questa via della periferia di siena, e a un certo punto li vedo, stampanti, computer, scanner, bagnati dalla pioggia e appoggiati ai cassonetti della spazzatura.
ancora con il loro design contemporaneo, tra sacchi neri e cassette della frutta. sono passate le feste e nuovo hardware ha preso posto di questo che adesso annega.
ce ne sono uno o due per ogni cassonetto, faccio tutta la via.
facilmente sono entrati, penso, e facilmente sono usciti.
penso con nostalgia al lavoro con il computer prima di internet. non ti potevi distrarre, dovevi proprio amarlo il silicio. comunicare era ancora qualcosa di speciale.
sono talmente languido che stamattina accendo un windows nt a cui è collegato uno scanner, e in rete scanno usando un vecchio photoshop elle-e per mac os nove, in emulazione sotto classic. le icone traslucide di panther fanno posto agli sgraziati colori a otto bit e per un attimo tutto pulsa anni novanta. quelle cartelle gialle, le finestrelle grigie.
mi fanno tenerezza.
sto invecchiando e qualche giorno fa ezio si stirava e diceva che comunque lui era fiero dei suoi quarantacinque anni, diceva che i ragazzini ti danno merda con la tecnologia ma non sanno riflettere. “in un attimo mi portano informazioni che un tempo ci voleva una settimana e fanno per andarsene e io li fermo, gli dico aspetta. gli dico vediamo perché abbiamo queste informazioni. perché le abbiamo trovate in cinque minuti. non sono abituati a pensare”.
qua il direttore vuole cambiare tutti i computer e neppure lui sa il perché. si vedono che vanno cambiati, ce l’hanno scritto addosso.
lo scrivono quando ce li vendono.


