Archivio per il 'peso'Categoria

Non puoi scrivere queste cose su di un blog vol.8

giugno 3, 2010

Pensare forte agire forte. Tipo lui è scomparso di nuovo. Pensare alla grande. Hanno fatto dei segni sul mio monitor, sono come delle righe bianche. Lo hanno fatto di nuovo. Lo rifaranno. Ero a tavola ieri, ero con mio figlio. Nessuno parlava eravamo soli, stavamo mangiando. Se piangevo; mio figlio ecco che mi riempie il bicchiere di vino.
Mio figlio è molto cortese. O forse mi vuole ammazzare con calma; a tempo debito.
Gli dico, mi giro verso di lui. Gli chiedo figlio & amore mio, lui si gira. Gli dico siamo tutti amici & fratelli, lui guarda il mio bicchiere; non è vuoto. Lo riempie lo stesso, il vino cade sulla tovaglia.
Gli dico ma è meglio farsi capire o fare i soldi, più o meno così, poi piango & mio figlio guarda il bicchiere. Ha la bottiglia in mano non sa cosa fare. Nella bottiglia galleggiano; cosa; galleggiano cadaveri piccoli di vespa.
Mio figlio posa la bottiglia e mi fissa e poi alza le spalle & a questo punto sparisce di nuovo. Scende dalla sedia & dice vado là. Sento la porta che si chiude & io guardo il muro: dietro al muro c’è la strada che adesso mio figlio sta andandoci sopra. Io vedo solo il muro. Mi viene da piangere di nuovo. Piango. Ma farlo da solo mi sento male.
Guardo la bottiglia & penso chissà come sono. Mi alzo e lo cerco. Nelle posate: non c’è. Nei piatti: non c’è. Pentole? Non c’è. Alla fine è nello scolapiatti, lo prendo & penso come potrei fare. Prendo una pentola. Una pentola non è mai una cattiva idea. Prendo la pentola & torno al tavolo.

Al tavolo.
Sul tavolo c’è dei piatti & della carne, forchette (due), un bicchiere (pieno) & una bottiglia. La bottiglia contiene piccoli pezzi di vespa. Chissà come sono. Prendo la bottiglia & la metto sul lavandino, poi prendo quella cosa & la metto tra la bottiglia & la pentola & poi rovescio il vino nella pentola & in quella cosa rimangono i pezzi di vespa, i cadaverini.
Finisco. Poso la bottiglia. Prendo quella cosa che avevo cercato & dentro ci sono i cadaverini. Penso ancora chissà come sono.
Prendo la forchetta & ne infilzo uno, si sfalda. Posa la forchetta. Prendi il cucchiaio.
Fatto.
Prendo il cucchiaio & gratto per prendere il cadavere sfaldato di vespa, mi chiedo chissà come è & me lo infilo in bocca. Sembra annodato, sa di vino & di marcio. Non è un cattivo gusto tutto sommato. Mi sono tolto la cosa. Ho voglia di piangere ancora.
Poso il cucchiaio, mi siedo, guardo il bicchiere. Prendo il bicchiere (pieno) & bevo, tutto mi cade attorno & poi poso il bicchiere (vuoto).
Mi giro verso mio figlio & non c’è, sento che mi manca. Piango. Guardo il bicchiere, è restato vuoto. Piango più forte.
Batto un pugno contro il tavolo. Aspetto. Non è successo niente.

Non puoi scrivere di nuovo queste cose su un blog vol.1

febbraio 27, 2010

Quindi entra mio nipote in auto, circa cinque anni e io sto ascoltando Frank Zappa, you can’t do that on stage anymore vol.2, appena comprato al music store, 15 euro, e si siede si allaccia la cintura, non ci riesce, vuoi che ti aiuto, si fabrizio aiutami, e io gli allaccio la cintura e in quel momento mi dice, fabrizio bella musica, chi è il batterista? e io rimango fermo e dico, uh non lo so se vuoi poi guardo sul cd, e lui dice occhei, e questa cosa che mio nipote di cinque anni mi chieda una cosa del genere mi fa capire che Leggi il seguito di questo post »

il mio superpotere preferito è l’angoscia

gennaio 8, 2010

oggi il computer si è aperto con un nuovo gadget del cazzo, una minchiata, si chiama bromosauro e serve per salvarmi la vita, per non pensare alla morte. i computer hanno delle minchiate inside in modo che non pensiamo alla morte. chi non pensa alla morte si salva la vita, giorno per giorno, pensare alla morte significa rendersi conto del fatto che negli ultimi vent’anni, stiamo parlando di un dato scientifico, negli ultimi vent’anni la vita è andata in merda. c’è anche un grafico interessante con delle icone, c’è anche l’icona della merda, ha forma piramidale, come quelle egizie, ma è molla, a onde. la linea comunque ci finisce dentro come una mosca, in picchiata, non tutti sanno che il falco pellegrino, il rapace dico, è capace di precipitare da grandi altezze per afferrare in picchiata piccoli roditori o serpenti o bestie in genere. questo grazie anche alla sua vista speciale. Leggi il seguito di questo post »

con tutto il realismo possibile

novembre 27, 2009


da qui dal divano di mio padre. mio padre entra in casa tutto felice, è stato da solo in piazzola a comprare roba per 220 euro. tipo quattro paia di scarpe, un cappello, dei cappotti, delle cose che indosserò io fra sette anni.
è bello vedere mio padre felice.
voi, che fortunatamente non siete mio padre, non comprate niente oggi. potete farcela, non è difficile come sembra.
e che a essere violenta sia solo la musica.

[ repost_marzo2007 ] io, amanda e david bowie

ottobre 24, 2009

“Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso.” guy debord_la società dello spettacolo

*

Stanotte ho sognato che io e Amanda avevamo ammazzato David Bowie e non sapevamo come fare, dovevamo sbarazzarci del corpo, o forse io avevo ammazzato David Bowie e Amanda mi aveva sorpreso nell’atto di trascinare il cadavere e mi aveva chiesto cos’era successo a David Bowie, cosa gli avevo fatto, Leggi il seguito di questo post »

alcune cose, un po’ goffe, sulla felicità

ottobre 20, 2009

quando ero una ragazzina alla mattina presto scendevo in spiaggia con mia madre. arrivavamo in spiaggia molto presto. mia madre mi dava da montare l’ombrellone e poi mi metteva le crema e mi chiedeva di metterla a lei. poi si sedeva sull’asciugamano, e restava a guardare il mare, mia madre odiava il mare. andava in mare solo per abbronzarsi. mio padre non ci metteva nemmeno piede in spiaggia, restava da solo in campeggio a leggere i gialli mondadori.

ne leggeva a centinaia, in canotta bianca.

mia madre mi impediva di nuotare, aveva paura che Leggi il seguito di questo post »

stanotte ho sognato

ottobre 11, 2009

stanotte ho sognato che ero invitato a pranzo dall’anto con altra gente. poi quando arrivavo dall’anto non c’era nessuno tranne io l’anto e una ragazza bionda che non conoscevo. e la casa dell’anto non era come la vera casa dell’anto bensì era una struttura molto grande, sul mare, adibita a ristorante, con annesso un enorme magazzino semiabbandonato pieno di varie cose, libri attrezzi, materiale per carpenteria, ed era domenica. Leggi il seguito di questo post »

Disimpegno della wunderkammer #4

settembre 24, 2009

Un frenetico movimento delle palpebre e la generazione di immagini caotiche caratterizzano la prima fase. Lui chiama la prima fase «fase dell’aspirazione». Dopo lungo tempo lui ha deciso di chiamare la prima fase «fase dell’aspirazione». La temperatura del liquido in cui è immerso raggiunge i 40°. Le sue pupille si dilatano. Temperatura e dilatazione non costituiscono un problema. Dopo lungo tempo lui ha deciso che l’aumento della temperatura e della dilatazione non costituiscono un problema.

Un rallentato movimento delle palpebre e la generazione di immagini statiche caratterizzano la seconda fase. Lui chiama la seconda fase «fase della compressione». Dopo lungo tempo lui ha deciso di chiamare la seconda fase «fase della compressione». La temperatura del liquido in cui è immerso supera i 50°. Le pupille si dilatano al punto da coincidere con le iridi. Il superamento dei 50° e la coincidenza delle pupille con le iridi non costituiscono un problema. Dopo lungo tempo lui ha deciso che superamento e coincidenza non costituiscono un problema.

Il problema sono le voci. Al termine della seconda fase, la cosiddetta «fase della compressione», lui sente le voci. Le voci di quanti lo hanno preceduto nell’esperimento e hanno fallito. Le loro voci per lui sono un problema. Le disgraziate voci.

L’ascolto delle voci, l’ascolto delle disgraziate voci, non è sufficiente a farlo desistere dal proseguire l’esperimento.

Una totale immobilità delle palpebre e la visualizzazione perfetta del bianco caratterizzano la terza fase. Lui chiama la terza fase «fase della detonazione». Dopo lungo tempo lui chiama la terza fase «fase della detonazione». La temperatura del liquido in cui è immerso è ora di 100° precisi. Il liquido va in ebollizione. Da questo lui deduce che il liquido in cui è immerso è acqua. Dopo lungo tempo da questo lui deduce che il liquido in cui è immerso è acqua. La pupilla è perfettamente circolare e immobile. Tutto è bianco intorno a lui. Il suo cuore trabocca di gioia. La perfezione del bianco e il cuore traboccante non costituiscono un problema. E perché mai dovrebbero?

Un rallentato movimento della palpebre e la visualizzazione perfetta del nero caratterizzano la quarta e ultima fase. Lui chiama la quarta e ultima fase «fase della decompressione». Dopo lungo tempo lui chiama la quarta e ultima fase «fase della decompressione». La temperatura del liquido in cui è immerso scende di colpo a 0°.  Il liquido congela. Da questo lui trae conferma che il liquido in cui è immerso è acqua. Dopo lungo tempo da questo lui trae conferma che il liquido in cui è immerso è acqua. La pupilla si riduce a un punto sperduto nell’iride. Tutto è nero adesso. Il cuore si ferma. La cecità e l’arresto cardiaco non costituiscono un problema. Dopo lungo tempo lui ha deciso che cecità e arresto cardiaco non costituiscono un problema.

Il problema sono le voci. Al termine della quarta e ultima fase, la cosiddetta «fase della decompressione», lui sente le voci. Le voci di quanti lo hanno preceduto nell’esperimento e sono riusciti. Le loro voci per lui sono un problema. Le fortunate voci.

L’ascolto delle voci, l’ascolto delle fortunate voci, non è sufficiente a farlo desistere dal proseguire l’esperimento.

Al termine della quarte fase il ciclo riprende dalla prima fase.

Il ciclo di quattro fasi dura quarantacinque secondi. Esiste un segnale convenzionale che gli permetterebbe di uscire dal ciclo. Dichiararsi sconfitto. Lui non ricorrerà al segnale convenzionale. Da lungo tempo lui ha deciso che non ricorrerà al segnale convenzionale.

In questo preciso istante lui si trova nel pieno della terza fase. Lui è felice, adesso. Il suo cuore trabocca di gioia.

Grosso Suv piccolo pene

settembre 22, 2009

Che poi si dice così tanto per dire, giusto per fare degli esempi, magari neanche ce l’avete uno scooter. Magari avete un Suv. Se avete un Suv avete il cazzo piccolo e me ne dispiaccio. Grosso Suv piccolo pene, dicono, e io sono d’accordo. Lo trovo scritto sui muri, i muri della mia città sono pieni di questi adesivi con la scritta ‘grosso Suv piccolo pene’ e io sono d’accordo. Cioè, lo trovavo. Quando ero ancora nella città. Perché adesso non ci sono più. Adesso sono in un altro posto che poi ve lo racconto, forse ci siete anche voi ma non credo. Anche questo mi dicono che è un errore, credere le cose. Che le cose bisogna farle e/o vederle, mica crederle.

Comunque il discorso dell’essere nulla era per dirvi che insomma, magari pensate di essere qualcosa e vi preoccupate di come mantenere questo qualcosa, e fate o non fate le cose solo nell’ottica di mantenere quella cosa che pensate di essere, che magari per voi è una bella cosa, e così facendo vi stancate molto e vi stressate, questo dicevano quando stavo nella città, che ci stressavamo, però continuate a fare uguale perché non vi rendete mica conto di stancarvi, e fate fate fate finché a un certo punto non siete più niente, né le cose che state facendo né la cosa che pensavate di essere, quella per cui state facendo quello che state facendo, e così vi bloccate e non fate più niente. Ecco, quelli siete voi. Quello che siete quando siete bloccati. E poi vi sbloccate e ricominciate da capo. Questo nella maggior parte dei casi. Così ci hanno detto ma non ho modo di verificarlo. Vi sbloccate e ricominciate da capo. Ma di base voi siete quel nulla lì, quello spazio vuoto che siete quando siete bloccati. E se avete un Suv avete il cazzo piccolo e non è vero che mi dispiace, anzi ci godo.

fase 4

settembre 11, 2009

No aspetta seguimi un attimo. Il punto è che il tuo traguardo è il mio punto di partenza. Ci sei? mi segui? Che tu hai un traguardo ok? e ci arrivi e sei soddisfatto e fai tutte quelle cose che fai quando sei soddisfatto: ti guardi intorno con aria soddisfatta, sorridi, ti ravvii i capelli (se li hai ancora), ti asciughi il sudore, annusi il profumo della vittoria. Ti adagi, insomma, ok? per un attimo. Ti riposi. Non c’è niente di male: sei soddisfatto. Solo che io da lì sono partito, dal tuo traguardo, io sono partito. Per cui di cosa stiamo a parlare? giusto? Ok possiamo a parlare, possiamo continuare a parlare se la cosa ti fa piacere, certo, non c’è niente di male anzi, e lungi da me il giudizio, questo lo sai bene, lungi da noi il giudizio, e quando dico “lungi” intendo proprio “lungi”, ci sei? siamo d’accordo su questo? Lungi da noi, quel cazzo di giudizio. Ma tu sei là, sei arrivato là e resti là, e io sono qui e tu resti là in fondo che ti vedo piccolissimo sempre più piccolo, perché sto andando, seguimi, sto andando, sto scivolando lungo una china pericolosa, questo me lo diceva la mia prof di matematica, “lei” mi ripeteva sempre, “lei sta scivolando lungo una china pericolosa”, e diceva anche sempre: “avete capito ragazzi?” Lo diceva spesso, non richiedeva risposta, parlava e spiegava e poi si fermava e diceva: “avete capito ragazzi?” E poi riprendeva a parlare, non si curava della risposta. Perché sapeva che alcuni avevamo capito, altri no, alcuni avevamo un traguardo e altri partivamo da quel traguardo. Ok? Avete capito ragazzi? Giù lungo una china pericolosa dritti sparati verso il Punto Improprio. Te lo ricordi il Punto Improprio? Quel punto dove si incontrano due rette parallele. Lo so che non te lo ricordi. Tu sei perpendicolare giusto? mi sbaglio? Sei perpendicolare, io sono parallelo. Anche quando sono da solo sono parallelo. Potrei dirti che il mio traguardo è il Punto Improprio, potrei dirtelo ma non te lo dico. Ok? non te lo dico, ti dico. Parliamo di fatti, il Punto Improprio non sono fatti, le rette parallele o perpendicolari non sono fatti, sono niente, stiamo a parlar di niente, parliamo di fatti. All’inizio sei sperso e questo è un fatto. O no? Sei sperso, è l’inizio, sei sperso e ci resti un po’. Sperso. Tipo fase uno. Poi ti adatti. Fase due: ti adatti. Non sei più sperso, sei adattato. Tipo un liquido quando lo versi in un contenitore che prende la forma del contenitore. E poi danzi. Ci sei? La fase tre è quando danzi, velocemente, ogni tanto inciampi ma continui a danzare, ogni tanto barcolli o perfino cadi ma continui a danzare perché la danza non si può interrompere: ti rialzi e continui a danzare. Non è che torni alla fase due, giusto? Non è che perché cadi torni alla fase due. Resti lì, nella tre, e danzi. E poi padroneggi. Nella fase quattro. Padroneggi ok? Hai il controllo, prima danzavi ma non avevi il controllo, adesso hai il controllo e padroneggi. Quarta ed ultima fase. E quando padroneggi che fai? Beh hai due opzioni, è di questo che stiamo parlando. Aspetta seguimi un attimo, ho quasi finito. Due opzioni e cioè, o ti fermi o passi oltre. Ti fermi e resti lì a padroneggiare, oppure passi ad altro e torni sperso. Resti nella fase 4, fermo, o ricominci dalla fase 1. E parlare possiamo parlare parlare parlare all’infinito, ma la questione resta questa no? mi sbaglio? Così semplice da sembrare squallida.