Disimpegno della wunderkammer #4

settembre 24th, 2009 § 3 commenti

Un frenetico movimento delle palpebre e la generazione di immagini caotiche caratterizzano la prima fase. Lui chiama la prima fase «fase dell’aspirazione». Dopo lungo tempo lui ha deciso di chiamare la prima fase «fase dell’aspirazione». La temperatura del liquido in cui è immerso raggiunge i 40°. Le sue pupille si dilatano. Temperatura e dilatazione non costituiscono un problema. Dopo lungo tempo lui ha deciso che l’aumento della temperatura e della dilatazione non costituiscono un problema.

Un rallentato movimento delle palpebre e la generazione di immagini statiche caratterizzano la seconda fase. Lui chiama la seconda fase «fase della compressione». Dopo lungo tempo lui ha deciso di chiamare la seconda fase «fase della compressione». La temperatura del liquido in cui è immerso supera i 50°. Le pupille si dilatano al punto da coincidere con le iridi. Il superamento dei 50° e la coincidenza delle pupille con le iridi non costituiscono un problema. Dopo lungo tempo lui ha deciso che superamento e coincidenza non costituiscono un problema.

Il problema sono le voci. Al termine della seconda fase, la cosiddetta «fase della compressione», lui sente le voci. Le voci di quanti lo hanno preceduto nell’esperimento e hanno fallito. Le loro voci per lui sono un problema. Le disgraziate voci.

L’ascolto delle voci, l’ascolto delle disgraziate voci, non è sufficiente a farlo desistere dal proseguire l’esperimento.

Una totale immobilità delle palpebre e la visualizzazione perfetta del bianco caratterizzano la terza fase. Lui chiama la terza fase «fase della detonazione». Dopo lungo tempo lui chiama la terza fase «fase della detonazione». La temperatura del liquido in cui è immerso è ora di 100° precisi. Il liquido va in ebollizione. Da questo lui deduce che il liquido in cui è immerso è acqua. Dopo lungo tempo da questo lui deduce che il liquido in cui è immerso è acqua. La pupilla è perfettamente circolare e immobile. Tutto è bianco intorno a lui. Il suo cuore trabocca di gioia. La perfezione del bianco e il cuore traboccante non costituiscono un problema. E perché mai dovrebbero?

Un rallentato movimento della palpebre e la visualizzazione perfetta del nero caratterizzano la quarta e ultima fase. Lui chiama la quarta e ultima fase «fase della decompressione». Dopo lungo tempo lui chiama la quarta e ultima fase «fase della decompressione». La temperatura del liquido in cui è immerso scende di colpo a 0°.  Il liquido congela. Da questo lui trae conferma che il liquido in cui è immerso è acqua. Dopo lungo tempo da questo lui trae conferma che il liquido in cui è immerso è acqua. La pupilla si riduce a un punto sperduto nell’iride. Tutto è nero adesso. Il cuore si ferma. La cecità e l’arresto cardiaco non costituiscono un problema. Dopo lungo tempo lui ha deciso che cecità e arresto cardiaco non costituiscono un problema.

Il problema sono le voci. Al termine della quarta e ultima fase, la cosiddetta «fase della decompressione», lui sente le voci. Le voci di quanti lo hanno preceduto nell’esperimento e sono riusciti. Le loro voci per lui sono un problema. Le fortunate voci.

L’ascolto delle voci, l’ascolto delle fortunate voci, non è sufficiente a farlo desistere dal proseguire l’esperimento.

Al termine della quarte fase il ciclo riprende dalla prima fase.

Il ciclo di quattro fasi dura quarantacinque secondi. Esiste un segnale convenzionale che gli permetterebbe di uscire dal ciclo. Dichiararsi sconfitto. Lui non ricorrerà al segnale convenzionale. Da lungo tempo lui ha deciso che non ricorrerà al segnale convenzionale.

In questo preciso istante lui si trova nel pieno della terza fase. Lui è felice, adesso. Il suo cuore trabocca di gioia.

Grosso Suv piccolo pene

settembre 22nd, 2009 § Lascia un commento

Che poi si dice così tanto per dire, giusto per fare degli esempi, magari neanche ce l’avete uno scooter. Magari avete un Suv. Se avete un Suv avete il cazzo piccolo e me ne dispiaccio. Grosso Suv piccolo pene, dicono, e io sono d’accordo. Lo trovo scritto sui muri, i muri della mia città sono pieni di questi adesivi con la scritta ‘grosso Suv piccolo pene’ e io sono d’accordo. Cioè, lo trovavo. Quando ero ancora nella città. Perché adesso non ci sono più. Adesso sono in un altro posto che poi ve lo racconto, forse ci siete anche voi ma non credo. Anche questo mi dicono che è un errore, credere le cose. Che le cose bisogna farle e/o vederle, mica crederle.

Comunque il discorso dell’essere nulla era per dirvi che insomma, magari pensate di essere qualcosa e vi preoccupate di come mantenere questo qualcosa, e fate o non fate le cose solo nell’ottica di mantenere quella cosa che pensate di essere, che magari per voi è una bella cosa, e così facendo vi stancate molto e vi stressate, questo dicevano quando stavo nella città, che ci stressavamo, però continuate a fare uguale perché non vi rendete mica conto di stancarvi, e fate fate fate finché a un certo punto non siete più niente, né le cose che state facendo né la cosa che pensavate di essere, quella per cui state facendo quello che state facendo, e così vi bloccate e non fate più niente. Ecco, quelli siete voi. Quello che siete quando siete bloccati. E poi vi sbloccate e ricominciate da capo. Questo nella maggior parte dei casi. Così ci hanno detto ma non ho modo di verificarlo. Vi sbloccate e ricominciate da capo. Ma di base voi siete quel nulla lì, quello spazio vuoto che siete quando siete bloccati. E se avete un Suv avete il cazzo piccolo e non è vero che mi dispiace, anzi ci godo.

fase 4

settembre 11th, 2009 § 3 commenti

No aspetta seguimi un attimo. Il punto è che il tuo traguardo è il mio punto di partenza. Ci sei? mi segui? Che tu hai un traguardo ok? e ci arrivi e sei soddisfatto e fai tutte quelle cose che fai quando sei soddisfatto: ti guardi intorno con aria soddisfatta, sorridi, ti ravvii i capelli (se li hai ancora), ti asciughi il sudore, annusi il profumo della vittoria. Ti adagi, insomma, ok? per un attimo. Ti riposi. Non c’è niente di male: sei soddisfatto. Solo che io da lì sono partito, dal tuo traguardo, io sono partito. Per cui di cosa stiamo a parlare? giusto? Ok possiamo a parlare, possiamo continuare a parlare se la cosa ti fa piacere, certo, non c’è niente di male anzi, e lungi da me il giudizio, questo lo sai bene, lungi da noi il giudizio, e quando dico “lungi” intendo proprio “lungi”, ci sei? siamo d’accordo su questo? Lungi da noi, quel cazzo di giudizio. Ma tu sei là, sei arrivato là e resti là, e io sono qui e tu resti là in fondo che ti vedo piccolissimo sempre più piccolo, perché sto andando, seguimi, sto andando, sto scivolando lungo una china pericolosa, questo me lo diceva la mia prof di matematica, “lei” mi ripeteva sempre, “lei sta scivolando lungo una china pericolosa”, e diceva anche sempre: “avete capito ragazzi?” Lo diceva spesso, non richiedeva risposta, parlava e spiegava e poi si fermava e diceva: “avete capito ragazzi?” E poi riprendeva a parlare, non si curava della risposta. Perché sapeva che alcuni avevamo capito, altri no, alcuni avevamo un traguardo e altri partivamo da quel traguardo. Ok? Avete capito ragazzi? Giù lungo una china pericolosa dritti sparati verso il Punto Improprio. Te lo ricordi il Punto Improprio? Quel punto dove si incontrano due rette parallele. Lo so che non te lo ricordi. Tu sei perpendicolare giusto? mi sbaglio? Sei perpendicolare, io sono parallelo. Anche quando sono da solo sono parallelo. Potrei dirti che il mio traguardo è il Punto Improprio, potrei dirtelo ma non te lo dico. Ok? non te lo dico, ti dico. Parliamo di fatti, il Punto Improprio non sono fatti, le rette parallele o perpendicolari non sono fatti, sono niente, stiamo a parlar di niente, parliamo di fatti. All’inizio sei sperso e questo è un fatto. O no? Sei sperso, è l’inizio, sei sperso e ci resti un po’. Sperso. Tipo fase uno. Poi ti adatti. Fase due: ti adatti. Non sei più sperso, sei adattato. Tipo un liquido quando lo versi in un contenitore che prende la forma del contenitore. E poi danzi. Ci sei? La fase tre è quando danzi, velocemente, ogni tanto inciampi ma continui a danzare, ogni tanto barcolli o perfino cadi ma continui a danzare perché la danza non si può interrompere: ti rialzi e continui a danzare. Non è che torni alla fase due, giusto? Non è che perché cadi torni alla fase due. Resti lì, nella tre, e danzi. E poi padroneggi. Nella fase quattro. Padroneggi ok? Hai il controllo, prima danzavi ma non avevi il controllo, adesso hai il controllo e padroneggi. Quarta ed ultima fase. E quando padroneggi che fai? Beh hai due opzioni, è di questo che stiamo parlando. Aspetta seguimi un attimo, ho quasi finito. Due opzioni e cioè, o ti fermi o passi oltre. Ti fermi e resti lì a padroneggiare, oppure passi ad altro e torni sperso. Resti nella fase 4, fermo, o ricominci dalla fase 1. E parlare possiamo parlare parlare parlare all’infinito, ma la questione resta questa no? mi sbaglio? Così semplice da sembrare squallida.

io, se fossi stato berlusconi, non l’avrei fatto morire mike buongiorno

settembre 10th, 2009 § 3 commenti

io, se fossi stato berlusconi, non l’avrei fatto morire mike buongiorno. capisco che si era interrotto un rapporto lavorativo, ma non l’avrei fatto morire solo per questo. perché mike buongiorno era qualcosa che andava salvaguardato, era un simbolo. qualcosa di importante per gli italiani, come la gregoraci, come squillante, come la d’addario. era qualcosa che tutti gli italiani riconoscevano, di qualsiasi ceto sociale. intellettuali come andrea inglese, anche lui per strada avrebbe riconosciuto mike buongiorno. il mio meccanico di magic bike che da due settimane dice che sta aspettando un pezzo e quindi io vado a piedi, anche lui avrebbe riconosciuto mike buongiorno. anche se quando mi dice che non può aggiustare la mia moto perché è pieno di lavoro ha sempre le mani pulite, anche lui avrebbe riconosciuto mike buongiorno. perché mike buongiorno era nato prima di me, quando io sono nato mike buongiorno c’era già ed era già conosciuto da tutti gli italiani. non ho potuto fare a meno di conoscere mike buongiorno perché era già storia quando io sono nato. se avessi potuto scegliere forse non avrei voluto mike buongiorno, non avrei voluto il rischiatutto e non avrei voluto delle ragazze carine che girano le lettere. applausi. non avrei voluto tutto questo, ma quando io sono nato questo era già un pezzo d’italia. applausi. però se io fossi stato berlusconi non lo avrei fatto morire. adesso lo bruceranno mi hanno detto, anche questo non lo avrei permesso. avrei cercato una scelta differente, in linea con la sua storia, che è poi la storia d’italia. tipo lo avrei tassidermizzato. lo avrei svuotato delle interiora e lo avrei riempito con della paglia e poi lo avrei lasciato in bella vista, come padre pio, come don orione. vestito, in piedi con un braccio tirato in alto come a dire, allegriaaa. un sorriso cattivo sulla bocca. applausi. se io fossi stato berlusconi avrei fatto questo, lo avrei fatto per amore, lo avrei tassidermizzato e me lo sarei messo a villa certosa, in ingresso, così tutti quelli che entrano in villa certosa vedono mike buongiorno tassidermizzato che dice allegriaaaa, cioé non lo dice davvero, ma ha come l’espressione del volto e del corpo di quando dice allegriaaa, e tutti lo guardano e lo riconoscono e pensano alla storia d’italia. applausi. e lo amano. applausi.

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