Vendo iPhone garanzia scaduta tenere botta

marzo 19, 2013 § Lascia un commento

E il mio maestro m’insegnò che l’iPhone
veicola energie merdose, poi mi disse che
se mi applicavo potevo capirlo da solo.

Dopo, ripulito, andai alla libreria Coop dell’
Ipercoop, e stetti a lungo in piedi accanto a
uno scaffale, con in mano un libro di Pippo
Franco, non rammento il titolo, sulla fede, r
accontava la storia di Pippo Franco, il suo
pensiero sulla fede e sul fatto di tenere
botta.

Pippo Franco, vestito di bianco
con l’occhio stanco, guardava il mondo
dalla copertina del suo libro, in colla
borazione con una giovane giorna
lista di cui non ricordo il nome ma c’è
stato un tempo, non molto lontano, che
tutti i nomi me li ricordavo. Ma Pippo
Franco non lo dimenticherò mai.

Pippo Franco, pensavo, guardandolo con
un occhio mentre con l’altro scheggiavo le
calze a righe della libraia, colori autunnali e
un viso forte, una voce che non sentivo ma
che avevo sentito tempo prima, un’altra vo
lta che ero venuto e avevamo cercato un li
bro al computer e lei mi aveva declamato la
quarta di copertina con una performance so
lo per me, e aveva sorriso proprio a me ed e
ra stato così semplice, così bello.

Poi cenè stata una, madre di famiglia, intere
ssata all’acquisto del mio iPhone usato buone
condizioni ma garanzia scaduta, ma non si pre
sentò all’appuntamento, o forse venne e mi vi
de dalla macchina e non le ispirai
fiducia, tirò dritto, fece finta di
nulla, tenne
botta

Vendo iPhone 4 tre mesi di vita

marzo 16, 2013 § Lascia un commento

Ho messo l’annuncio, hanno telefonato
In parecchi, molti non si capiva cosa
Dicevano, uno ha chiesto se l’iPhone
E’ rotto

No, gli ho detto, non è rotto, allora
Hanno detto allora niente, io lo voglio
Rotto. Funziona, gli ho detto, lo vendo
A 250 euro, ma loro niente, ha detto che
Lo voleva rotto, per quel prezzo, rotto

Un altro è venuto a provarlo, ha detto
Che non funziona, ci vuole la micro-SIM
Gli ho spiegato, Ma io non cellò, ha
Detto lui, [...] ha detto che non vuole
Usarlo per telefonare. Ha detto che
Per telefonare al suo paese usa la
Cabina telefonica giù in strada

Un altro ha detto Lo voglio regalare alla
Mia fidanzata così non rompe più i coglioni
Poi è arrivata la sua fidanzata, aveva
Unghie lunghe e curate, un grosso fiore viola
Tra i capelli, denti apparentemente bianchi ma
Sotto una certa luce giallastri, apparentemente
Diritti ma da una certa prospettiva
Storti. Non l’ha voluto ha detto che vole
Va un computer. Cellai un computer? mi ha chi
Esto, No non cellò il computer

Un altro ha detto Arrivo, vengo a prenderlo
Ma dove vieni? gli ho chiesto, se non ti do l’indi
Rizzo, E allora dammi l’indirizzo, ha detto
Gli ho detto OK, prendi nota, ho atteso ma non s’
E’ visto nessuno, sei ore dopo ha richiamato, S
To arrivando non darlo a nessuno, ha detto, ma
Non è venuto nessuno fino alla notte, al matt
Ino ha richiamato: Ma come non sei di Modena? ha
Detto, No sono a Bologna c’è scritto nell’ann
Uncio, Quale annuncio? ha chiesto, Ho detto
Va bene non c’è problema, lascia perd
Ere è tutto tranq

Poi cenè stati altri ma è sabato e non fa freddo

critici annegati camerieri

marzo 13, 2013 § Lascia un commento

L’altro giorno mi sono collegato a Facebook e ho scoperto che Venerandi non è più su Facebook. Da ciò ho capito che Venerandi non ero io, perché io ci sono ancora su Facebook. Allora ho pensato che non potevo più linkare delle cose sulla bacheca di Venerandi e mi è venuta una sensazione di nostalgia e ho cancellato un tot di miei amici fino ad arrivare a 60ñóº come cazzo si fa la tilde porca puttana, dov’è la tabella dei codici ascii, fanculo cazzo, poi ho composto un numero col cellulare, un numero a caso e quando hanno risposto ho detto: fanculo cazzo, pezzi di merda perché non morite, poi ho messo giù, volevo piangere, non ci riuscivo, mi sono tagliato le unghie. Delle mani, ma dovrei tagliarmi quelle dei piedi, sono quelle dei piedi il problema, sono le unghie dei piedi che bucano i calzini. Ero triste perché volevo raccontare a Venerandi tramite Facebook la faccenda del telefono, certo glielo potrei raccontare via mail, ma via mail sembra proprio che mi rivolga a lui, sembra una cosa personale, Facebook invece so che Venerandi non lo legge o se lo legge lo legge male per cui è perfetto, è per questo che scrivo su Facebook perché io voglio che nessuno legga più niente devono morire tutti tranne Venerandi, ora devo fare un profilo fittizio e chiamarlo Venerandi non sarà proprio la stessa cosa ma alm

comici arroganti guerrieri

marzo 7, 2013 § Lascia un commento

sai koch cosa ci ha fregato, sai cosa hanno fatto, dico, michele serra, cuore, quello verde, linus, la satira di sinistra te la ricordi, quella con cui siamo cresciuti quando andavamo alle secondarie, no, hai presente, ha creato una generazione di ragazzi che fanno satira graffiante su ogni cosa, degli spocchiosetti che su facebook ritoccano le cazzate di berlusconi, che aprono i gruppi siamo la gente il potere ci temono, e scrivono cose grottesche e pensano che siano loro a dominare il mondo con l’intelligenza palese della loro satira, e poi quando ci sono le elezioni e berlusconi prende il 25% beppe grillo prende il 25% e la loro odiata amata sinistra continua a fare scoregge sott’acqua, sono attoniti, si stupiscono che il mondo continui a non essere intelligente come loro, ma come è possibile, dicono, abbiamo perso? con tutto il lavoro che abbiamo fatto con photoshop?

L’elettrodomestico e la produzione del legno

marzo 4, 2013 § Lascia un commento

Salgo un auto con primogenito, lui si toglie la cartella, si mette la cintura, guarda il parabrezza e poi il mondo oltre il parabrezza con quel modo strano che ha di farlo, io accendo la radio e parte la voce di un giornalista che racconta di una maestra che è morta davanti ai suoi alunni, e continua descrivendo con particolari il fatto, intervista una delle alunne scioccate e io inizio a digrignare i denti e penso grande giornalismo italiano, grande giornalismo italiano e poi smetto di digrignare perché mi ricordo del conto che mi ha fatto avere brevi manu il dentista.
“Ah” dice primogenito “a proposito. Il nostro professore di tecnica non viene più a scuola”
“Uh, sta male?”
“Pare di sì. Ci hanno detto che ha avuto un problema con un elettrodomestico”
“Un elettrodomestico”
“Un elettrodomestico. Così ci hanno detto”
“Curioso per un professore di tecnica”
“Infatti. Adesso è venuta una supplente che però a me piace”
“Ah, perché?”
“Beh, ad esempio ci fa fare tecnica”
“Vi fa fare tecnica in che senso?”
“Tipo ci fa aprire Open Office. Ci insegna come sono fatti i computer dentro. Cioè ci prova, nel senso che al resto della classe non frega niente. Oggi ci ha fatto usare il modulo draw”
“Beh, forte. Ma l’altro professore, quello che ha avuto il problema con l’elettrodomestico, cosa vi faceva fare invece?”
“Ci dava un file, ci diceva di aprirlo e ci faceva copiare quello che c’era scritto sul quaderno. Poi usciva dalla classe e tornava a fine ora”
“…”
“Papà?”
“…”
“Hai sbandato papà”
“Cioè vi faceva copiare un file dal computer al quaderno?”
“Sì”
“A mano”
“Sì”
“E cosa c’era scritto nel file?”
“Boh, cose. Tipo la produzione del legno”
“La produzione del legno”
“Sì”
“…”
“Papà?”
“L’elettrodomestico sapeva quello che faceva”

Scusate

febbraio 26, 2013 § Lascia un commento

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Potterville

febbraio 25, 2013 § Lascia un commento

Così si scopre che Harry Potter da vecchio abbandona la magia e si dà alla speculazione, diventa un capitalista senza anima, costruisce quartieri residenziali periferici che affitta a prezzi-capestro, compera la stampa, compera le banche e in breve la città diventa sua e la chiama Potterville. Al posto dei negozi di alimentari o librerie aprono negozi di gioco d’azzardo o spettacoli per adulti. È tutto in bianco e nero, questo film di Harry Potter, esiste davvero non me lo sono inventato.
In Potterville ci va mio figlio, che è un giovane esploratore, questo mi è successo davvero e io lo accompagno. Lo porto alla riunione degli scout e in questa riunione ad un certo punto cantano una canzone che conosco e che cantavo anche io quando ero un ragazzo scout. La canzone si chiama “in un mondo di maschere” e dice che viviamo in un mondo di maschere, di falsità, di avidità e che un mondo nuovo è possibile, basta essere uniti, non possiamo più assistere imponenti ed attoniti ma dobbiamo agire, essere responsabili. E ho visto mio figlio decenne che cantava queste cose e mi sono sentito male.
Perché anche io cantavo quella canzone, la cantavo e un po’ ci credevo, e tutto quello che ho potuto fare è stato subire Potterville. Vivere da buon cittadino di Potterville, farmi indicare i desideri dagli intellettuali del mercato, basare la mia vita sul mio reddito, prendere la mia casa nella periferia residenziale di Potterville.
Vedere mio figlio che cantava quella canzone è stata una ammissione di sconfitta, non della mia generazione, che ormai non so più nemmeno cosa sia, ma mia personale e delle persone che cantavano quella canzone assieme a me che, incidentalmente, erano figli di avvocati, di imprenditori, di banchieri e che adesso fanno gli avvocati, gli imprenditori, i banchieri.
Anche loro, come me, in gradi e forme diverse, hanno accettato e favorito Potterville.
E mi chiedo se adesso, a quaranta anni e tre figli nella saccoccia, io possa abbassare le braccia che avevo alzate per stringere la mano del mio vicino, smettere di cantare, smettere di aspettare che finisca la canzone.
Perché se vivi secondo le regole di Potterville sei forte. Sei socialmente giustificato in tutto, puoi fare debiti, puoi sprecare risorse, puoi soffrire da solo per ore in un appartamento deserto, è tutto giustificato nelle regole di Potterville. È scritto. Ma se vuoi uscire da Potterville, allora è un casino.
Nessuno ti impedisce di uscire, ma non sai bene come fare. Provi e dopo un po’ ti ritrovi in Potterville. Sei debole se non usi le regole di Potterville, che sono dappertutto. Non sai nemmeno come bere un po’ d’acqua, come procurarti un uovo, è solo un esempio, come procurarti un uovo fuori da Potterville. Esci e ritorni con una confezione da dodici e un sacchetto di plastica biodegradabile, sopra il marchio lampeggiante di Potterville.
E ti siedi e ti chiedi come sia potuto accadere di nuovo.

Il film termina con un miracolo laico, basato sul denaro, dico quello di Harry Potter vecchio. Io ho ripreso mio figlio e siamo tornati a casa di sera sotto un cielo bianco e nero, un vento freddo, le luci lampeggianti dei gioco scommesse a indicarci la strada fino alla periferia di Genova.
E mentre camminavo pensavo “no”.

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